Una sonda aliena atterra sulla terra, o almeno su quello che ne rimane. Sono secoli che la vita si è spostava altrove nell’universo, tuttavia non mancano le spedizioni verso quello che un tempo si chiamava mondo e, nonostante le numerose contraddizioni, si ricorda come l’era più affascinante della storia dell’uomo. Il motivo del viaggio interstellare di oggi è un documentario a puntate sul calcio, un progetto finanziato dal dottor Ten Hag, pronipote dell’omonimo allenatore che certificò la fine della scuola italiana e di tutte le sue varianti associate all’ipertatticismo, imponendosi nel panorama mondiale per generazioni con un calcio totale e sostenibile. Capo della spedizione il sociologo Adani; a completare la missione il professore Sacchi, il professore Baggio, il redattore Pippo Soviet, il paleontologo Qwerty e la ricercatrice Barbie, discendente diretta della pseudo giornalista Leotta. Una delegazione composta volutamente da professionisti italiani perché l’episodio tratterà la fine del calcio nostrano, indagando sulle cause.

Gli studiosi hanno individuato nel lontano 2019 l’anno in cui iniziò il lento e inesorabile declino del calcio italiano. Più precisamente dal giorno in cui Agnelli prolungò il contratto di ulteriori 5 anni ad Allegri, causando l’isteria collettiva dei tifosi bianconeri e il ritiro anticipato dall’attività agonistica di Dybala, all’epoca appena ventiseienne. Una decisione che influì non solo per le sorti dei bianconeri, ma anche degli altri club che vedevano nella Juve un riferimento aziendale e sportivo, sebbene vincente solo in Italia. Fallirono infatti le milanesi nel tentativo di scimmiottare i bianconeri, le romane per le reiterazioni di progetti farlocchi, il Napoli per l’esplosione dell’ego del presidente di allora.

In particolare, la Juve continuò a collezionare scudetti per molte stagioni a venire, uscendo puntualmente dalla Champions tutti gli anni, dove non le riusciva nemmeno di superare la fase a gironi. I tifosi inferociti cominciarono a disertare lo Stadium tanto che il presidente Agnelli dovette suddividere lo stadio in quattro, destinando la nord alla ‘ndrangheta, la sud alla camorra, la centrale alla mafia siciliana e la tribuna alla sacra corona unita, tutti rigorosamente gratis. Riuscì così a garantire ancora il sold out dello Stadium ma dei quattordici milioni di tifosi che la Juve vantava fino all’epoca, rimasero solo quattro ramificazioni: le cosiddette famiglie. Addirittura vi fu un attentato da parte di una fazione dopo che un cross di De Sciglio finì in faccia ad un boss in tribuna.

L’Inter continuò con Spalletti proponendo un gioco pietoso e arruffone, collezionando negli anni solo un paio di secondi posti festeggiati come il triplete per la lunga astinenza; inoltre furono molti i giovani che sotto la guida del tecnico neroazzurro (analogamente ad alcuni suoi predecessori) si formarono nelle giovanili nell’Inter ma esplosero altrove in Europa, diventando top player assoluti. Icardi finì la carriera in provincia e si fidanzò con Maxi Lopez; Wanda si risposò con Lautaro appena divenne capitano neroazzurro, il quale le diede ben cinque figli che sommati a quelli dei precedenti matrimoni formavano una squadra di calcio.

Il Milan si affidò alla grinta famelica di Conte, dopo aver fallito con Gattuso miseramente le coppe nella stagione precedente. Il tecnico salentino ripartì dalla difesa a tre, impose il rinnovo a Montolivo che diventò presto capitano della squadra, riprese De Sciglio dopo i fattacci di Torino e provò ad insidiare la Juve. Gli riuscì solo di rubarle una Coppa Italia e il suo umore, con le stagioni, divenne sempre più nero tanto da avere un diavolo per capello, finto. Ben presto arrivò alle mani con Leonardo, reo di portare al Milan solo giocatori brasiliani quando lui pretendeva quelli dal Sassuolo e dall’Udinese. Le male lingue di allora raccontano che il tecnico salentino, più di tutto, soffriva la chioma naturale di Leonardo.

La Roma fece una scelta di cuore e proseguì con Ranieri. I risultati sportivi non premiarono il tecnico giallorosso, eppure i tifosi gli restarono sempre fedeli. Pallotta puntò tutto sullo stadio, promettendo la competitività a progetto terminato; tuttavia l’ennesima mazzetta legata all’appalto di sanitari smaltati d’oro, provenienti dalla nota azienda di allora “Casa di Monica”, bloccò i lavori poco prima dell’inaugurazione, e il presidente mollò tutto e tornò definitivamente negli States.

La Lazio si affidò ancora una volta a Simone Inzaghi, che col tempo divenne così mansueto e accondiscendente verso la proprietà che i tifosi sostenevano che il presidente gli facesse la formazione e gli scrivesse perfino le dichiarazioni in conferenza stampa. In ogni caso la Lazio non riuscì ad andare altre la metà classifica. Ma Lotito quegli anni si rese protagonista di una porcata quando, pilotando il Consiglio Federale dalla FIGC dei suoi compagni di merenda, escluse dal campionato l’Atalanta, colpevole di voler proporre abusivamente un calcio moderno e, soprattutto, di occupare impunemente posizioni di alta classifica ai danni delle società più forti (politicamente s’intende).

Il Napoli provò per anni con il suo presidente innovatore ad istituire lo scudetto del fatturato, perché poi quello degli onesti si capì presto che non poteva essere rivendicato. I risultati sul campo non andarono oltre i piazzamenti Champions e la protesta dei tifosi azzurri si fece sempre più insostenibile. Allora De Laurentiis - da gran paraculo - cominciò a non sbandierare più lo scudetto come obiettivo stagionale, bensì l’uscita dalle Coppe della Juve, da celebrare come la festa patronale. I tifosi per un po’ ci cascarono, ma poi tornarono all’attacco. A quel punto il presidente partenopeo lasciò il Napoli e ripartì dal Bari.

Eppure bisogna tornare al giorno in cui tutto ebbe inizio, che poi è il motivo della missione sulla terra. Ed è così che i ricercatori provano a dare una spiegazione plausibile sul perché Agnelli preferì continuare con l’anticalcio Allegri, provocando effetti devastanti su tutto il panorama calcistico italiano. Cosa accadde quel giorno a Vinovo e perché il presidente non colse i segnali di un progetto lontano dagli standard europei? La risposta potrebbe essere nel ritrovamento di una registrazione inedita di Voyager, mai andata in onda a causa dell’investimento di Giacobbo da parte di una Fiat a tutta velocità, che gli causò il prepensionamento ma nulla di serio a livello fisico. Secondo il conduttore della RAI di allora, Agnelli non voleva Allegri, ma bramava dalla voglia di soffiargli Ambra, protagonista indiscussa dei sogni adolescenziali, nonché di qualche brufolo, del giovane presidente.
Eppure alcune testimonianze sui social di allora, in particolar modo nella community di VXL, grazie soprattutto al blogger Quadramara, sostenevano che Ambra era al corrente dello spasimante, ma si servì maliziosamente della sua bramosia solo per spuntarla sul rinnovo e adeguamento di quello che poi diventò suo martirio; infondo l’ex show girl avrà avuto pure il gusto dell’orrido, ma evidentemente il presidente bianconero era ben oltre ogni limite tollerabile.