Dopo l'introduzione del VAR ora è il momento di dare spazio ai giovani e restituire alle tifoserie un ruolo centrale.

Quella di ieri è stata una notte insonne fatta di incubi che mi hanno tormentato tutto il tempo. Ho sognato ultratentenni con stipendi milionari, Totti che dopo un gol inquadrava con un selfie una curva deserta, il "Siuuu" di Ronaldo senza l'eco dei tifosi e coreografie digitalizzate per riempire l'amarezza post-covid.

E poi di colpo... Ti svegli tutto sudato! Tiro un sospiro di sollievo. Ma questi incubi non sono solo frutto della mia mente ottenebrata dal caldo. Alcune di queste cose sono già realtà, altre invece spetta a noi non farle accadere.

Il campionato italiano ha bisogno di idee nuove e non solo di tecnologia. Concetti spesso ribaditi che sono caduti nell'oblio perchè non c'è mai stata la volontà di tradurle in regole concrete e vincolanti.

1. "La SERIE A agli italiani!" Non è lo slogan di un nuovo partito politico, ma un principio base per investire sulle future generazioni di campioni. Le regole attuali che impongono nella rosa almeno 8 giocatori cresciuti nel vivaio hanno creato solo squadre con giovani comparse utili a scaldare la panchina ma non aiutano a sviluppare i talenti. 

Perché quindi non introdurre nuove norme al calcio italiano premiando a fine stagione con un bonus punti (magari +3) la squadra che ha concesso più minutaggio a giocatori italiani o a giocatori italiani under 23? In un campionato dove la salvezza o l'accesso alle coppe spesso si decide per un punto questi bonus spingerebbero ad investire nelle primavere nazionali piuttosto che ricercare sempre soluzioni all'estero. 

2. "Il dodicesimo uomo deve sentirsi parte della squadra" La tifoseria deve avere un ruolo attivo, capace anche di regalare punti in classifica. Non solo quindi fischi e applausi ma un vero e proprio contributo come il gol al 90esimo nell'ultima gara che cambia le sorti di una stagione.

Sarebbe bello introdurre un premio (sempre in termine di punti) alla coreografia più bella dell'anno oppure alla tifoseria più sportiva. Forse in questo modo avremo qualche coro offensivo, o peggio razzista, in meno e un pò più di passione e partecipazione.

Magari sono solo un sognatore... Ma il mondo, e quindi anche il calcio, appartiene a questa categoria di persone.