Ecco che dopo l'estate a Santa Marinella insieme alle mogli, i prodi Armando, Ermenegildo, Alberto e Franco tornano a casa. E già il giorno dopo sono in strada alle 8 del mattino, di una domenica dei primi giorni di Settembre. Si dirigono al Bar, dove il barista di fiducia Pierino è pronto a servirli a modo suo "Allora ecco la truppa dei quattro catenacci", Armando gli fa eco "No, io sono il loro assistente" e così parte la prima risata generale, mentre i quattro si siedono al rispettivo tavolo che è divenuto privato "Allora ce la porti quest'ultima colazione prima che ce ne andiamo all'aldilà?", Alberto preoccupato fa uno scongiuro e tocca ferro, Ermenegildo lo riprende "Anvedi questo, ma che stai a fa, tocchi fero, ma davero stai messo così male?", intanto Franco spalanca le braccia e parte in uno sbadiglio da Guinnes dei primati "Er pupo non ha dormito troppo stanotte?" incalza Armando, ricevendo come risposta "Ho un pò di mal di schiena, non ho chiuso occhio e me tocca andà dal dottore", "Poro pupo, ma quale dottore stai più de là che de qua, è mejo se te ne stai a casa che annatte a nfognà (chiudere) dentro dal dottore con questi tempi che corrono". E già i quattro ancora non si sono tolti la mascherina anche se seduti e in attesa di magiare "Allora che vi devo ordinare?" richiede Pierino dal bancone, "A me, me porti un bel caffè e una briosce" dice Armando, "A me un cappuccino con schiuma e una fetta della torta della nonna" prosegue Ermenegildo "Nonna? Ma perchè ancora ce l'hai" lo incalza Alberto che risponde al barista "A me un ginseng e una crostatina alle frutta, scegli te", a chiudere Franco "A me, un caffè senza pasta. Grazie". Così ecco che i quattro poco dopo vengono serviti e Armando mette nella tasca della camicia di Pierino 5 Euro "Bello de nonno, dopo vatte a fa la barba da Puzzetto qui all'angolo", facendo notare che la barba per loro era sacrosanta farla tutti i giorni, così il quartetto sbarbato e pulito ogni giorno si presentava. La colazione sembra soddisfare i qattro "Come i fai te i cappuccini, non li fa nessuno" dice Ermenegildo, "Sta crostatina da dove è uscita dar campo santo?" fa eco Alberto che agita la al quanto secca crostata. Ecco che non avndo a disposizione le loro amate carte, visto che per Pierino è sacrosanto il non far giocare nessuno nel suo locale onde evitare diffide varie, che i quattro aprono un discorso che prende il là da una battuta di Franco "Quanno ero giovane io, le bische ce facevano giocà a carte, adesso c'hanno paura pure a respirà", Armando prende la palla al balzo "Ma perchè sei stato pure giovane? Io me pensavo fossi nato già così" e via un'altra bella risata con Alberto che per poco non si strozza con la merendina rinsecchita. Armando "Quanno ero giovane, me ricordo che andavo a balla er Charleston con na ragazzetta che abitava vicino casa. Ahò non se sa che bella...figliola che era" poi impaurito guarda le spalle "Famme da n'occhiata che se entra mi moglie me fa la festa, ancora oggi è gelosa se parlo de questa. Perchè se la ricorda molto bene", poi essendosi accertato che la moglie nonera nei paraggi, continua la sua storia "Me ricordo la brillantina che me mettevo ai capelli, me face la coda de rondine e partivo con la mia bella Moto Guzzi alta di cilindrata, che mi padre per poco non me caccia de casa, perchè ho sviato quando me chiese quanto l'avevo pagata, gli dicevo che me l'aveva regalato la madre de uno che era passato a miglior vita. Ma non so quanto se l'è bevuta, poro papà. E partivo in direzione casa de una che organizzava le serate ballerine", Alberto "Se ballerine...mo le chiama così", Ermenegildo " Io invece portavo i capelli alla Elvise, ricordo che il parrucchiere, Pino anima santa, ce passava le ore pe fammelo uguale ar ciuffo de Elvise" Franco "Elvis, Ermenegì, Elvis se chiamava". Ermenegildo lo fulmia con lo sguardo e prosegue "E' arrivato er professore con la seconda elementare...Vabbè stavo a dì, andavo a casa de la mia regazza, che mò è mia moglie, e aspettando che si preparava gli suonavo con la sua chitarra un Love My Tender a modo mio. Chi lo sapeva l'inglese, la buttavo con sorrisi, tanto da faccela crede a quello che stavo a dì". Alberto "Io portavo i baffi alla Zorro, ogni mattina passato ore davanti allo specchio, tanto che mia madre me diceva che stavo più io al bagno che mi sorella pè truccasse, me controllavo che erano perfetti senò non uscivo. Mi moglie, che all'epoca era la mia ragazza, lavorava da Gentilini, quindi l'andavo a prende quando staccava dal lavoro e se ne andavamo in giro, c'avevo la cinquecento nuova, rosso fiammante". Ecco il turno di Franco, ma non prima della battuta immancabile di Armando "Mo me viè da ride a senti la storia der Branda. Che dormivi pure quando dvevi uscì". Ecco che Franco dopo un "Ma che ne sai, che ne sai..." ed Ermenegildo "Se non hai fatto il piano bar...ma chi sei Gigi Proietti". Franco prova a riaprire "Avete finito? Posso comincià? Allora, io quando tornavo a casa dal lavoro, prima de tutto me lavavo, c'avevo la doccia, cosa che a casa vostra mesà che manco esisteva, poi me passavo la cera e madavo i capelli tutti all'indietro, e de nascosto fregavo la Giulietta Spider de mi padre quando se ne annava a dormi, uscivo e me vantavo con la mia ragazza del tempo che l'avevo comprata da poco. Mi padre ogni tanto se fermava davanti ar contachilometri e me diceva, ao ma nun te sembra strano che la movo poco e già a fatto tutti questi chilometri? Te credo questa abitava dall'artra parte de Roma e solo pe arrivacce me costava mezzo serbatoio. Tacci sua, quando beveva quella macchina. Però ne valeva la pena, assomigliava a Marilyn Monroe, era alta uno e settanta e c'aveva un corpo da sogno. Se chiamava Esmeralda. Basta và che poi è andata a finì male", e Armando con la finta di essere preoccupato "T'ha tradito co Kennedy?", e Franco "No, peggio, ho conosciuto mi moglie, che me dava er tormento, perchè mi trovò una foto de questa nel portafoglio e ha fatto il diavolo a quattro. La foto ancora ce l'ho nascosta da qualche parte, se la trovo ve la faccio vede". Nel tutto io ero entrato dopo di loro Bar, sono seduto con mio figlio Picchio che, come i quattro, ama fare la colazione di domenica seduti ad un tavolo, e insieme ci facciamo delle belle risate sentendo i 'terribili quattro' e le loro storie di altri tempi. Pierino intanto se la ride sotto i baffi "Ma che tante volte ve volete fa una partita a Briscola e Tresette?", e Armando "Ma perchè ce fai giocà?", Pierino " Si, a casa vostra...", "Sfotti, sfotti, che prima o poi diventerai come noi e poi vojo vede che farai", "Ma perchè quando divento come voi, voi siete ancora vivi? Me sto a comincia a preoccupà che da quattro con me diventamo cinque rincoglionitiuno de ottanta e quattro sopra i cento". I quattro si alzano dal tavolo "Chi paga?",  i quattro si guardano bene da stare alla larga dal bancone; Armando fa orecchie da mercante e fa finta di rispondere al cellulare, Alberto legge il Corriere Dello Sport, Ermenegido è già uscito fuori, e Franco sembra dorma in piedi "Se permetti pago io Pierì", così dico alzandomi dal mio tavolo "Quando passi quella mezz'oretta ad ascoltare i loro racconti, allora ne vale la pena, ogni tanto pagare una colazione", Pierino "Certo che questi so proprio terribili, però me fanno ammazza dalle risate". Armando "Giovinò, ricordame che poi te porto quel vinello che me so riportato da Santa Marinella", Ermnegildo "Gnè crede, sarà er vino in busta che ha travasato e te vole fa crede che l'ha pagato na cifra", Alberto "Se c'ha quella bottiglia de Chianti invecchiata, altro che il vino che c'è sta dentro" e Franco "Lassa sta, me nà portato uno, che sarà del tempo de Napoleone. Dirai che più e vecchio er vino e più è pregiato, se non fosse stato aceto più che vino", dopo una breve risata rispondo "Tranquillo Armà, quando te ricordi me la porti". Così si torna sotto casa, i quattro si dividono per accompagnare; chi la moglie a fare la spesa, chi da qualche parente, chi va al ristorante e chi invece se ne va a casa perchè è leggermente stanco. Tutto si chiude con una mattinata normale, trasformata dai quattro della 'Briscola e Tresette' in un ritorno al passato nel racconto della loro gioventù. A volte non servono le carte per stare tutti insieme, bastano anche due caffè, un ginseng e un cappuccino accompagnati da paste varie e una bella chiacchierata.