Giappone: cos'è l'onsen?
Una delle tradizioni tipiche del Giappone è, senza dubbio, l'onsen. Il termine onsen sta ad indicare una fonte termale e il Giappone ne è pieno, visto che ci sono sorgenti d'acqua calda che attraversano l'intero paese da nord a sud. Nel Paese si contano circa 3000 onsen e se prima di fare ritorno a casa volete rilassarvi, ve lo consiglio vivamente.
Ho fatto questa esperienza l'ultima sera prima del mio ritorno in Italia, sono felice di averla provata, nonostante all'inizio fossi titubante, visto le temperature basse del periodo e il fatto di denudarsi completamente. Personalmente ho fatto il bagno nell'onsen situato sull'isola artificiale di Odaiba, nella baia di Tokyo: l'Ooedo Onsen Monogatari. Quest'onsen è facilmente raggiungibile con la linea Yurikamomefermata U09 Telecom Center.
Il prezzo di ingresso è di circa 2100 yen ed è aperto dalle 11 alle 9 del mattino seguente. Al suo interno c'è anche uno spazio che riproduce un villaggio del periodo Edo, pieno di locali di souvenir, ristoranti e bar. Ma quali sono le regole e i passi da fare per entrare in un onsen? All'ingresso vi verrà chiesto di togliervi le scarpe e di riporle negli appositi armadietti.
Dopodichè, recatevi alla cassa dove vi verrà dato una chiave con sopra il numero dell'armadietto dove riporre, invece, tutti i vostri indumenti, anche quelli intimi. Successivamente scegliete il vostro yukata (una sorta di accappatoio) e la cintura e recatevi nello spogliatoio. Lì svestitevi completamente e riponete i vostri indumenti nell'armadietto; indossate lo yukata e recatevi presso i bagni dove vi verranno consegnate due asciugamani di diversa lunghezza. Toglietevi lo yukata e lasciatelo in un armadietto insieme all'asciugamano più lungo.

Dirigetevi verso i bagni termali, ma prima di immergervi lavatevi accuratamente: è molto importante che lo facciate per bene perchè è una delle regole più importanti del galateo dell'onsen. Finalmente potrete immergervi in una delle tante vasche presenti, rilassatevi e godetevi questa piacevole sensazione. Alla fine, dovrete lavarvi nuovamente e nel bagno troverete shampoo, prodotti per la pelle, asciugacapelli e tanto altro per essere al meglio anche una volta usciti.
Agli occhi di noi occidentali questo bagno completamente nudi può risultare davvero strano (lo è stato per me), ma una volta lì dentro non proverete alcun pudore nell'essere nudi insieme a persone dello stesso sesso e avrete soltanto voglia di godervi l'esperienza dell'onsen.  

Una puntualizzazione: se avete dei tatuaggi, sappiate che molto probabilmente vi sarà vietato l'ingresso perchè essi vengono associati alla mafia giapponese. L'unica possibilità che vi può essere offerta è quella di coprirli con cerotti.


Giappone: dormire in una ryokan
Se state pensando di partire per il Giappone, sappiate che non potete evitare di pernottare in una ryokan, anche solo per una notte. La ryokan è una locanda tradizionale che racchiude in sè tutta la tradizione giapponese e in cui vi potrete immergere per entrare in stretto contatto con i giapponesi e le loro abitudini. Una ryokan spesso non ha tutti i comfort di un hotel, ma dormirci ha qualcosa di magico.
Appena arrivati, toglietevi le scarpe e riponetele in una scarpiera presente all'ingresso; solo così potrete entrare nella ryokan e nella vostra stanza. Ecco la vostra stanza: vi chiederete se dormirete lì o quella è solo una camera per accogliere i nuovi arrivati. Sappiate che quella è la vostra camera: il pavimento sarà rivestito di stuoie di tatami, accomodatevi vicino al basso tavolino perchè da lì a poco vi verrà offerto un tè verde e qualche dolcettoE il letto?...
Sappiate che il letto, come lo conosciamo noi, in una ryokan non esiste: si parla di futon, ovvero materassi arrotolati e riposti nell'armadio insieme alle coperte. Appena uscirete dalla vostra camera, magari per un giro turistico, sappiate che qualcuno vi preparerà il giaciglio dove riposare la notte: è comodo e davvero accogliente. Ma prima di infilarvi sotto le coperte, indossate lo yukata, un kimono leggero usato come pigiama.
Un'altra caratteristica delle ryokan è la presenza della natura tutto intorno: in effetti, le ryokan sono strutture biologiche, fatte con legno, carta, terra, bambù e rappresentano un'estensione del mondo naturale. Esse sono sempre circondate da giardini, facilmente ammirabili anche dalla vostra camera. Infine, è giusto informarvi che spesso, soprattutto le ryokan più tradizionali, non presentano il bagno in camera, ma in comune così come pure la doccia o vasca che sia. Lasciate a casa ogni pregiudizio e prendete ogni abitudine, tradizione e insegnamento che questa società può darvi. Ne uscirete rinvigoriti e più saggi.
PS
: durante il mio soggiorno a Kyoto, ho pernottato presso il Ryokan Uemura: mi ha accolto una signora molto gentile e tenerissima. Inoltre, il posto è servito bene dalla linea dagli autobus e si trova al centro tra molte attrazioni turistiche.


La storia di Mikimoto, il re delle perle
"Vorrei ornare il decolletè di tutte le donne del mondo con un filo di perle".

A dirlo fu Kokichi Mikimoto, il re delle perle, scomparso nel 1954. La sua è una storia fatta di passione, saggezza, pazienza e cura che viene direttamente dal Giappone. Mikimoto era figlio di un titolare di una piccola trattoria che gli era stata trasmessa di generazione in generazione. Quando a 11 anni divenne l'uomo di famiglia, dopo la morte del padre, Mikimoto ebbe il coraggio di andare oltre la tradizione familiare e affacciarsi a culture diverse e alle nuove opportunità che il mondo offriva.
Fu così che si dedicò totalmente alla produzione di perle, coltivando le ostriche perlifere. Il suo obiettivo era quello di ottenere le perle migliori: fino ad allora le poche perle naturali venivano raccolte dalle leggendarie Ama, le pescatrici vestite di bianco che si tuffavano in profondità per cercarle, tornando a galla spesso con bottini miseri. Mikimoto capì che poteva coltivarle nel mare dell'isola di Ojima, poi ribattezzato Mikimoto Pearl Island: dopo vari tentativi, capì che bisognava inserire un frammento di materia inorganica in un'ostrica con lo scopo di stimolare la secrezione della madreperla.
Quest'ultima, accumulandosi in centinaia di migliaia di strati, dà vita ad una perla scintillante. Naturalmente, l'idea trovò molti ostacoli, come il fallimento dei vari esperimenti, i polpi che mangiavano le ostriche e la marea rossa di batteri che minacciava gli allevamenti. Ma Mikimoto non si perse d'animo e la sua perseveranza lo ha portato ad essere famoso in tutto il mondo, con una produzione di perle di ogni tipo, colore, grandezza e valore. Il primo negozio fu aperto a Tokyo, nel quartiere di Ginza, nel 1899 e di lì si diffuse rapidamente in tutto il mondo con aperture di store a Londra, Parigi, New York.
Persino Marilyn Monroe tornò dal suo viaggio di nozze in Giappone con Joe di Maggio con una collana di 44 perle Akoya. Quest'anno il marchio Mikimoto festeggia i 120 anni e può dirsi soddisfatto per aver conquistato tutti con la sua eleganza, dalla famiglia imperiale giapponese ai reali di Spagna fino alla regina Elisabetta II d'Inghilterra.