Alcune doverose permesse per non incorrere nell'obiezione di essere eccessivamente critico verso la dirigenza juventina. Cambiare Allegri non è stata una scelta facile e, come tutte le scelte coraggiose, merita rispetto. Non riprendere Conte è stata una scelta di principio e, come tutte le scelte di principio, merita rispetto. Ma vi è qualcosa nella dinamica di questa sostituzione tecnica che non convince proprio. 

La scorsa estate la Juventus compra Cristiano Ronaldo, facendo all-in sia dal punto di vista tecnico che finanziario: il monte ingaggi va alle stelle, la campagna acquisti si chiude con una serie di alchimie contabili e strategiche che consentono di coprire una serie di investimenti fuori scala.

Insieme alla vicenda biglietti, questa improvvisa accelerazione è la ragione di una spaccatura in seno alla dirigenza, che porterà all'addio di Marotta. La stagione, per la Juventus e per Ronaldo, è la peggiore degli ultimi anni. 

Si avvia una prima telenovela, quella sulla permanenza di Allegri. È per primo Pavel Nedved a rompere il fronte di un addio che sembrava assolutamente scontato, per una società che, anche in cicli più competitivi di questo, non aveva mai allungato il brodo in questo modo. Qui comincia una seconda telenovela, in cui la Società, nonostante sia quotata in Borsa, assume un atteggiamento passivo nei confronti di una ridda di voci roboanti su Pep Guardiola: una scelta impensabile sul piano economico- finanziario, in assenza di sostanziose iniezioni di denaro, ma affascinante dal punto di vista tecnico, tattico e di immagine. Il titolo azionario vola e poi sale sull'altalena, fino, curiosamente alla sera di un venerdì di borsa in cui arriva la doccia fredda.

Come ampiamente preventivato, nulla del meraviglioso WhatsApp del classico bene informato con voce rassicurante è vera: dalla Maserati a Koulibaly, dall'Adidas alla folgorazione per Bentancur, si è trattato di una carezza alle nostre terga, come direbbe il poeta.

Arriverà dunque Sarri, uno per cui fino a qualche mese eravamo dei ladri con tanto di divisa da carcerati, cattivi come solo il Potere sa essere. Non si discute il valore professionale di un tecnico preparato, con un gioco più accattivante di quello di Allegri e con una gestione nettamente migliore della preparazione atletica, visti i numerosi infortuni che hanno caratterizzato ovunque la carriera del tecnico uscente. La finale di Europa League è stata una gemma assoluta, contro una squadra inarrestabile nelle ultime uscite europee: la coppia dei gemelli del gol dell'Arsenal annientata e uno straripante secondo tempo, come raramente si vede in una finale.

Ma davvero ci volete far credere che la prima scelta sia Sarri? Fino a qualche mese fa a Torino doveva arrivare Zinedine Zidane, che poi ha scelto Madrid e il Real. Poi si è cercato Guardiola, che con tempismo di borsa eccezionale, ha scelto la Premier e il City. Noi, che pure applaudiamo il tecnico Sarri, abbiamo sperato fino a ieri che casa sua fosse Firenze e non Torino, pur di continuare a credere in un salto di immagine, che potesse dare un senso all'assurdo investimento fatto per Cristiano Ronaldo. 

Si diceva che con Ronaldo sarebbe arrivata l'integrazione con il marchio Ferrari, primo al mondo nonostante la gestione Elkann abbia ridotto anche la Rossa all'estasi del quasi. Invece l'idea fatale di questo matrimonio, che costò la testa di Giraudo, è rimasta chiusa negli avidi forzieri di casa Elkann. 

Non rimane che attendere la presentazione di Sarri: magari all'Alfa Romeo Pomigliano d'Arco, con il fiore all'occhiello di Aaron Ramsey, giocatore preso (profumatamente) a parametro zero che non c'entra assolutamente nulla con il suo gioco.

Che il Signore ci perdoni e abbia cura di noi.