Correva l'anno 2011 ed il noto cantante pugliese Caparezza usciva con l'album il sogno eretico in cui, con varia ambivalenza toccava vari temi concernenti i poteri e le influenze occulte. In quell'album c'era anche il pezzo Googbye Malinconia col ritornello:
'Non te ne accorgi ma da qua qua se ne va vanno tutti. Da qua se ne vanno tutti, da qua se ne vanno tutti. Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti, da qua se ne vanno tutti'.
Intonato dal capelluto cantante e poi irrompeva con  la sua voce possente Tony Hadley degli Spandau Ballet che intonava Goodbye Malinconia in cui Malinconia era l'Italia.

Non trovo pezzo musicale migliore per descrivere la situazione del Milan in questi ultimi anni.
Prima se ne è andato Braida, poi il presidente storico Silvio Berlusconi col fido Galliani, poi dopo solo un anno la proprietà cinese ed il duo Mirabelli-Fassone, nel corso dell'anno era stato allontanato mister Montella. In estate ha abbandonato il capitano Bonucci, che se ne è tornato in bianconero rinunciando pure a dei buoni quattrini.
Se fosse restata la vecchia dirigenza, sempre in estate se ne sarebbe forse andato anche Gigio Donnarumma, prova ne è la presenza in rosa di Reina, che ha dimostrato di essere un titolare assoluto e certo non ha lasciato il Napoli per fare la Coppa italia e l'Europa League.

Ora è il momento di Higuain. Pure l'argentino dopo 5 mesi scarsi vorrebbe fare le valigie per raggiungere il suo mentore Sarri a Londra. Tutti i campioni che arrivano al Milan dopo poco si scoraggiano e non credono più nel progetto.

Ora in tanti si sono spesi in approfondite analisi trovando di volta in volta il nome del colpevole identificadolo in Leonardo o nel mister Gattuso che peraltro da due mesi schiera pari pari il 4-4-2 che faceva Capello negli anni '90 con gli esterni che entrano nel campo ed io mi domando se sia davvero farina del suo sacco oppure di qualcuno che con Fabio Capello allenatore ha giocato e che suggerisce il modulo.

Vorrei invece far riflettere sul concetto di Milanconia.
Un'intera tifoseria, un ambiente che vive nella melanconia o malinconia, in questa tristezza per il contrasto tra il passato glorioso e l'impotenza attuale che non riesce mai a staccarsi dalla grandezza dei fasti passati, che rimembra sempre il Grande Milan che fu e continua a chiamare al suo capezzale uomini che fecero parte di quella squadra come se loro potessero fare il miracolo, un po' come la Roma imperiale che continuava a rifarsi alla grandezza passata e non si accorgeva che i barbari oramai l'avevano sottomessa.
Il passato è passato, è una terra straniera.

La Juventus tornò grande quando mandò via le vecchie glorie Trapattoni, Boniperti e prese quelli del Toro come Giraudo che venivano pure dal Napoli come Moggi.
L'Inter si è affidata a Marotta.

Non è questione di capacità, bisogna ad un certo punto chiudere col passato, prendere atto che le risorse per competere con Juve-Napoli-Inter non ci sono attualmente, parlare chiaro ai tifosi e fare qualcosa di differente che per assurdo Galliani, il tanto vituperato Galliani, aveva iniziato a fare al netto dei vari Bertolacci sbagliati.

Creare un blocco di giocatori provenienti dal vivaio e poi spendere i milioni che c'erano per due o tre campioni che davvero avrebbero rinforzato la squadra. I 200 milioni sprecati per giocatori normali, come fatto da Fassone e Mirabelli, è stata una stupidaggine enorme.

Quanto ad Higuain, dopo un anno, specie l'ultimo, passato alla Juve a fare i recuperi in difesa alla Vialli lo sanno anche i muri che un po' è diventato un paracarro detto affettuosamente.
Ora è un attaccante che magari ha progressione e regge corse ripetute sui 30 metri ma sul breve, sull'agilità ha perso parecchio. Ha bisogno di tornare, e non è sicuro che lo faccia, quello di Napoli o del primo anno alla Juve, che riceveva palla prendeva un metro all'avversario e tirava segnando il gol.
Oggi fa dieci controlli in più della palla. Ha la grande occasione di andare in Premier, non ha la certezza di essere riscattato, è giusto lasciarlo partire ed essere accontentato nel suo desiderio di lasciare Milanconia.