Bisogna subito sottolineare che per chi tifa Inter da prima del 2010 questo articolo sarà di difficile immedesimazione, perchè abituati ai grandi nomi e a grandi partite.

Per me non è così: ho iniziato a seguire, e di conseguenza tifare, i nerazzurri il 15 gennaio 2013, quando decisi, senza un apparente motivo, di guardare un Inter-Bologna di Coppa Italia solo perchè volevo iniziare a seguire quello sport, di cui tutti i miei compagni di classe chiacchieravano affascinati a ricreazione, e l'unica possibilità di tifo per me era proprio l'Inter, squadra da sempre supportata dalla mia famiglia.

Non sapevo le regole nel dettaglio, mi ero fatto spiegare il fuorigioco da mio papà un po' di tempo prima e i 22 in campo erano per me degli sconosciuti; i pochi ricordi del primo tempo sono: Alvaro Pereira con la maschera, quel Tommaso Rocchi che mi sembrava un po' fuori luogo in quella squadra e il gol (di cui non compresi subito la bellezza) di Fredy Guarin, che onestamente ora mi manca molto a centrocampo per la "Garra" e l'interismo che ci metteva; inizia il secondo tempo e c'è un altro gol di assoluta magnificenza da parte del Trenza Rodrigo Palacio, ma come ogni racconto riguardante questa squadra, non può finire facilmente e questa volta è Alino Diamanti (giocatore di cui sono calcisticamente innamorato e che quest'anno mi ha portato a seguire e tifare Livorno in Serie B) a rovinare la festa: punizione sotto l'incrocio e Handanovic battuto, passa poco ed eccolo il 2-2 di Manolo Gabbiadini su erroraccio di Jonathan.

Si va ai supplementari, a dire la verità non mi ricordo molto di quello che successe, ma al 120' Andrea Ranocchia segna da calcio d'angolo e ci porta in semifinale, uso il "ci" perchè già mi sentivo parte di quella famiglia, quelle due ore mi hanno fatto capire la bellezza del calcio.

Per essere più chiari ecco le formazioni:

Inter (3-5-2) Handanovic; Silvestre, Ranocchia, Juan Jesus; Jonathan, J. Zanetti, Benassi (1’st Cambiasso), Alvaro Pereira; Guarin; Rocchi (15’st Palacio), Cassano. A disposizione: Belec, Di Gennaro, Chivu, Mbaye, Duncan, Mudingayi, Mariga, Gargano, Bessa, Livaja. Allenatore: Stramaccioni

Bologna (3-4-2-1) Agliardi; Sorensen, Portanova, Antonsson (24’st Kone); Motta, Perez, Guarente (1’st Pazienza), Morleo; Pasquato (10’st Gabbiadini), Diamanti; Gilardino. A disposizione: Curci, Stojanovic, De Carvalho, Khrin, Pulzetti, Abero, Cherubin, Paponi, Riverola. Allenatore: Pioli

L'interista medio tende a criticare il proprio allenatore dopo circa due partite, a prescindere dal risultato e questo è ciò che ultimamente mi sta portando a distaccarmi dalla "comunità interista", ma devo ammettere che nel 2014 ero tra i tanti che chiedevano la "Testa di Walter Mazzari": l'ex Napoli stava facendo abbastanza male alla sua seconda stagione a Milano e quell'anno si pensava che l'Inter potesse ambire a piazzamenti superiori rispetto al quinto posto, ma si sottovalutò il fatto che perdere Zanetti, Cambiasso, Milito e Samuel in un colpo solo senza prendere sostituti adeguati non era sostenibile per una squadra giovane come quell'Inter; infatti l'arrivo di Roberto Mancini sulla panchina della Beneamata non portò a grandi risultati e la classifica vide un'Inter posizionata in un triste ottavo posto a giugno.

Nonostante la prima stagione deludente l'allenatore jesino seppe imporsi con la società mettendo in evidenza la necessità di nuovi acquisti: durante quella sessione estiva arrivarono parecchi giocatori su cui era stato investito parecchio capitale (Kondogbia, Alex Telles, Ljajic, Perisic, Felipe Melo, Jovetic, Eder, Miranda...) e qui si potè notare un inizio di progetto vero e proprio e, nonostante la qualificazione in Champions League non arrivò (quarto posto) si iniziò a vedere più credibilità, era stato fatto un grande passo anche se in pochi se ne accorsero.

L'anno seguente ci fu il passaggio di proprietà con l'ingresso in società del gruppo Suning, fu una annata molto travagliata a causa dell'addio all'ultimo di Mancini, della triste avventura di De Boer e Pioli e degli acquisti sbagliati come Gabigol o Joao Mario; nonostante tutto questo e nonostante i tifosi che gridavano già al #SuningOut la forte società cinese rimase e fece la scelta più importante e sensata da quando sono in Italia: Luciano Spalletti.

Nel giugno del 2017 il tecnico di Certaldo si imbarca in questa spericolata avventura sulla panchina dell'Inter, con un mercato bloccato dal Fair Play Finanziario e una squadra che punta alla Champions League partendo dal precedente settimo posto: un'impresa impossibile, ma non per lui, lui ci è abituato ormai a prendere mezzi giocatori e trasformarli in grandi dato che la campagna acquisti a Roma non è mai faraonica e in Russia pochi giocatori di livello accettano di andare; alla fine sappiamo tutti come è andata, ce l'ha fatta anche stavolta, è festa grande, finalmente ce ne va bene una.

Viene ovviamente riconfermato l'allenatore toscano sulla panchina interista e, FPF permettendo, gli vengono comprati giocatori utili a centrare nuovamente il piazzamento in Champions League con Nainggolan e De Vrij su tutti, ma non si riesce a riscattare i due grandi uomini della passata stagione: Rafinha e Joao Cancelo, che quasi da soli hanno risollevato una squadra allo sbando a gennaio; la stagione seguente inizia con qualche sconfitta, ma con la vittoria contro il Tottenham e i seguenti successi in campionato ritorna l'entusiasmo, fino all'eliminazione all'ultimo contro il Psv in Champions League e allora lì inizia il "Pianto dell'Interista": "Spalletti è un perdente", "Dovevamo qualificarci per forza", "#SpallettiOut"; ovviamente tutto ciò viene detto dimenticandosi del fatto che in quella partita per emergenza infotuni e squalifiche Candreva facesse la mezzala, tanto per dirne una.

La stagione sembra risollevarsi a febbraio con la vittoria a Parma, ma arriva una bomba a disintegrare tutto: Icardi non è più capitano, la fascia passa ad Handanovic; Luciano Spalletti è chiamato a gestire anche questa, nelle interviste è evidente come voglia evitare l'argomento, ma non nega mai dichiarazioni non troppo velate riguardo l'ex capitano, va a difendere l'onore dell'Inter , è l'unico a parlare chiaro, fa notare che la società è ancora debole perché sta contrattando con un giocatore per farlo giocare.

Il ritorno in campo dell'argentino si dimostrerà inutile e deleterio per Lautaro Martinez (suo sostituto), che perderà sicurezza e continuità, e quindi l'Inter; alla fine c'entra ancora la qualificazione alla "Coppa dalle Grandi Orecchie", è sofferta anche quest'anno e per qualche motivo è un problema gravissimo per qualche tifoso che fino a due anni fa perdeva in casa contro l' Hapoel Beer Sheva; Luciano a fine stagione è esonerato per far spazio a Conte, quasi come se fosse un Mazzari o un Pioli qualsiasi rimasto nella mediocrità, ma nessuno si rende conto, o vuole rendersi conto, che la sua squadra non era effettivamente tanto più forte di quella della stagione precedente, soprattutto se si va a considerare gli infortuni di Nainggolan (almeno 5) e l'assenza di giocatori come Cancelo e Rafinha, aggiungendo anche i vari acciacchi di Brozovic e la questione Icardi.

Questo succede perché ci leghiamo al passato glorioso e dimentichiamo quello più triste, ma io non dimentico il mio primo Derby con gol di Schelotto, o la qualificazione in Europa League con fatica e sudore, ma nemmeno il centrocampo con Medel e Felipe Melo o le sconfitte imbarazzanti in Italia e in Europa (League).