Diceva Paul Valéry che il talento senza genio vale poco, ma il genio senza talento è nulla

TALENTUOSO - Forse Di Francesco non sarà un genio carismatico del calcio, ma sicuramente ha molto talento e vale anche più di poco. L'ha già dimostrato, quando l'anno scorso, contro ogni scetticismo generale, sfiorò la finale di Champions League. Un miraggio nel deserto degli ultimi anni romani e in mezzo una duna, l'arbitro che negò nella semifinale di ritorno un'espulsione e un rigore solari che avrebbero potuto cambiare la sua storia e quella della Roma. 

STROOTMAN - Chi se non lui una delle cause maggiori a cui imputare la fatica con cui la squadra mette ordine ai palloni del centrocampo. Non per niente può vantare il soprannome di lavatrice. Né Zonzi, né Cristante hanno mai dato la sensazione di poter essere in grado di farsi carico di quel lavoro sporco che tanto sporco non era. E quando anche De Rossi manca per infortunio o per squalifica, la squadra appare senza nervi e carattere, liquida nel reparto di maggiore importanza.

GIOVANI E NON - Una squadra con un'età media molto bassa: Under, Kluivert, Cristante, Schick, sembrano non rispondere sempre alle cure ed agli insegnamenti tattici del proprio allenatore. Soprattutto in svantaggio, il gioco a la reazione latitano. Se da un lato è normale aspettarsi mancanze da calciatori inesperti o quasi, dall'altro manca l'apporto dei calciatori più anziani che non appaiono in grado di tamponare le falle ed arginare le piccole crisi di identità che colgono impreparati i compagni più giovani. Anzi, talvolta, sono proprio loro a causare i danni maggiori, come accaduto nell'azione dello sciagurato retropassaggio di Fazio. Dzeko, che è sempre stato determinante nel bene e nel male, si è visto quest'anno in molte occasioni aggirarsi lì davanti, con atteggiamento di sufficienza. 

DI CHI LE COLPE? - Quali colpe possono essere attribuite a Di Francesco? Sicuramente non quelle derivanti dal mercato. Dal punto di vista del gioco probabilmente neanche. Il primo tempo contro il Real ha dimostrato la capacità della Roma si saper offrire sprazzi di combinazioni di alto livello, contro un avversario di tutto rispetto. Sembrano gli errori soggettivi a dover essere sul banco degli imputati: tecnici, quando si sbaglia un retropassaggio di testa, tattici, quando si prende un gol su rimessa laterale con due difensori saltati come birilli da De Paul. Spesso si assiste a battibecchi tra gli attaccanti che sembrano non capire le giocate del compagno e non gradire le azioni da solista che a turno sfoderano. C'è qualcosa di più che la colpa di un allenatore.

SOCIETÀ - I problemi dello stadio, le continue voci che si rincorrono sul malcontento della società e su una possibile vendita. Quel campo di mezzo tra essere una società vincente e una che investe e capitalizza su calciatori giovani, vendendo al miglior offerente e trascurando un programma pluriennale di crescita tecnico-tattica. La squadra è il riflesso della società che c'è dietro, quasi sempre. Il Milan, in negativo, la Juventus, in positivo, ne sono un eloquente esempio.

 

Paolo Costantino