Da settimane ormai non si parla d’altro: la crisi del Milan non sembra conoscere una fine, e salvo un risultato positivo contro il Genoa, l’esonero di Marco Giampaolo si fa sempre più vicino giorno dopo giorno. Ma al contrario di quelli che lo accusano di aver “rovinato” uno stile di gioco che con i doriani funzionava a meraviglia, quali sono le sue vere colpe?

Ci esaltiamo troppo facilmente

A ripensarci, quella del Milan è – per ora – una situazione davvero ambigua: nel precampionato infatti, la squadra era partita bene, mostrando bel gioco contro squadre di calibro sicuramente superiore; complice anche un’oculata sessione di calciomercato estivo che ha portato a Milanello i rinforzi giusti al prezzo giusto. Tutto lasciava presagire a un anno da protagonisti insomma, ma poi qualcosa si è rotto.
Nella prima di campionato, contro un Udinese tutt’altro che irresistibile, Giampaolo è uscito da perdente, ma a far clamore non è stato tanto il risultato, bensì la prestazione che lo ha accompagnato: zero occasioni da goal create e una squadra che non è mai entrata in partita. Situazione analoga anche nei match successivi, quelli contro Brescia e Hellas Verona: in quel caso arrivarono due vittorie, ma entrambe senza convincere e frutto di episodi (anche discutibili in realtà).
Questa crisi d’identità, momentaneamente nascosta dietro due vittorie, si è poi mostrata in tutta la sua negatività quando i rossoneri si sono ritrovati ad affrontare squadre più “attrezzate”; nel derby di Milano non c’è mai stata partita, e il secco 0-2 per i nerazzurri forse è un risultato anche un po’ stretto, con il Torino il Milan era anche andato in vantaggio, ma poi è crollato dinanzi a Belotti, e l’ultimo scivolone, molto più rumoroso, con la Fiorentina, davanti al proprio pubblico: un 1-3 che la dice tutta.

Ora in atto c’è una vera e propria caccia all’uomo, che vede come bersaglio quell’allenatore che solamente pochi mesi fa, tutti esaltavano.
E no, non solo i tifosi rossoneri.
Ma la verità è che le colpe di questa situazione, di un Milan che non riesce a imporre quel gioco che aveva sorpreso tutti con la Sampdoria, non sono le sue: o meglio, anche le sue, ma le responsabilità dovrebbe assumersele in primis la dirigenza rossonera, e poi noi tutti. Già, perché se i primi sono colpevoli di aver “gettato” nella mischia un allenatore emergente, noi dobbiamo recriminarci il difetto di esaltarci troppo facilmente: bastano quattro o cinque vittorie di fila di una squadra di medio\bassa classifica per elogiare fino allo sfinimento il tecnico di turno, e una decina di goal di un attaccante sconosciuto per innalzarlo allo status di goleador.
Questa è forse la vera sfortuna di Marco Giampaolo: essersi ritrovato in una piazza e in un club più grande delle sue possibilità. Non che l’allenatore svizzero non sia in grado di allenare una squadra di Serie A, ma semplicemente c’è una bella differenza tra il riuscire a far esprimere tutto il potenziale di una squadra bella che quadrata come la Sampdoria dello scorso anno, e una squadra che da anni altro non è che un vero e proprio cantiere aperto come il Milan.
Al di là di come andrà la partita di questa sera, forse quella tra i rossoneri e Giampaolo è una relazione troppo precoce, destinata prima o poi, a finire. Nel bene o nel male.