20 Milioni più il cartellino del portiere Alphonse Areola, 6 anni più giovane di lui. Questa la proposta che il PSG ha fatto al Milan per il cartellino di Gianluigi Donnarumma. I tifosi cominciano a farsi la bocca con questa cessione, che solo un paio di anni fa sarebbe stata considerata un'eresia. Non sono però rari i casi in cui i giovani usciti dalla cantera del Milan seguono una curva quasi matematica di esplosione, gloria per un anno-un anno e mezzo e declino inesorabile in maglia rossonera. Perché tutto questo succede così spesso al Milan?

Il Faraone - Il primo negli ultimi anni a vivere questa parabola è stato Stephen El Sharaawy, oggi alla Roma. La storia è quella del predestinato: Gasperini lo fa esordire nel 2008 a 16 anni. Diventa così il più giovane esordiente nella storia del Genoa ed entra nella top 10 della storia della Serie A. L'anno seguente il prestito al Padova, Galliani che allunga gli occhi su di lui e chiede all'amico Preziosi di darglielo in comproprietà. Il 2011-2012, il primo anno post scudetto, vince il premio di miglior giovane del campionato cadetto per l'annata al Padova e mette insieme 28 presenze e 4 goals. Non male per un diciannovenne.

L'anno dopo, però, con la partenza d'Ibrahimovic, sembra il momento di El Sharaawy: nel girone di andata mette insieme 14 goals, secondo solo a Cavani in classifica marcatori. In più, segnando in Champions contro l'Arsenal, diventa il più giovane marcatore del Milan in questa competizione. Il mondo sembra pronto ad inchinarsi a lui: lo stesso anno arrivano le prime convocazioni in nazionale e il posto nella classifica dei migliori calciatori nati dopo il 1991 di Don Balon. Il girone di ritorno è però una delusione, con solo due goals

Si pensa che, dopo due anni di rodaggio, il 2013-14 sarà quello della consacrazione per il Faraone. Invece ci si mette di mezzo il destino: El Sharaawy s'infortuna, alla fine riesce a mettere a referto 6 presenza, senza goals. Si prega, a quel punto, che il 2014-15 sia più clemente con il giocatore. In effetti arrivano 18 presenze, ma con solo 3 goals in serie A. L'estate seguente, all'età di 23 anni, il Milan decide che basta così, si può trasferire al Monaco per cercare di rilanciarsi. Non è vecchio ma non è più un ragazzino, ed i suoi margini di crescita si sono ridotti rispetto al passato. L'avventura al principato, manco a dirlo, è un disastro. A prenderlo per la cresta sono i giallorossi di Luciano Spalletti che, anno dopo anno a partire dal 2016, rilanciano il calciatore.

Adesso il Faraone sembra aver trovato una propria stabilità, è stato il capocannoniere della Roma in una stagione orrenda e sembra che quest'estate si trasferisca in Cina per farsi ricoprire di denaro. Malgrado questo, non ha ancora raggiunto il record di marcature del secondo anno al Milan e, a 27 anni, le possibilità di diventare un Top Player sono minori. Questo non significa che non sia un buon giocatore, anzi. Però non è diventato il Cristiano Ronaldo della nazionale italiana.

Il fu Mattia De Sciglio- "Vabbé, El Shaarawy è stato un azzardo, però in difesa stiamo al sicuro, con un top player come De Sciglio". Questo il pensiero di diversi tifosi rossoneri dopo i primi anni di difficoltà del loro Faraone. La storia dei due, invece, è molto simile: entrambi classe 1992, entrambi fanno un anno di rodaggio nella stagione 2011-12, prima di esplodere nel 2012-13. Finalmente si è trovato un terzino di qualità dopo tanti anni di "scarpari" dalle parti di Milanello: De Sciglio può giocare su entrambe le fasce, è giovane e riesce a mettere insieme 33 presenze (oltre a strappare le prime convocazioni in nazionale). In più va spesso a rubare il posto ad Ignazio Abate e Luca Antonini, non proprio gli idoli incontrastati di una curva che ha ancora nella testa Maldini.

Anche là, quando sembra giunto l'anno di diventare grandissimi, ci si mettono di mezzo problemi fisici: tutta l'estate e l'autunno sono passati da fermo, con problemi al ginocchio. Malgrado questo, De Sciglio non è un fantasma come El Sharaawy, ed arriva a 16 presenze. Ma il livello delle prestazioni cala in maniera lenta, ma continua: nel 2013-14, l'unico record che riesce a mettere in cassaforte è quello per l'espulsione più veloce della Serie A (43 secondi). Nei due successivi anni inizia ad entrare nelle rotazioni per la fascia di capitano, ma questo lo rende ancora più inviso alla tifoseria, che vorrebbe un capitano carismatico alla Maldini e si ritrova giocatori più posati come Abate, Montolivo e De Sciglio. Nel 2016 vince la supercoppa italiana a Doha e il Milan ricomincia a qualificarsi alle coppe, ma il rapporto coi tifosi è logoro. Da rivoluzionario, De Sciglio si è trasformato in un doppione (a livello tecnico e di personalità) d'Abate, uno dei giocatori meno amati dai supporters. In più, si è capito che a 24 anni non può diventare il nuovo Maldini. Un solo pensiero si fa strada nella mente dei tifosi e della dirigenza: vendere. Prima che sia troppo tardi.

L'unico a scommettere sul giocatore e a non pensare che sia bruciato è il suo vecchioi mentore, Max Allegri, che decide d'investire 11 milioni sul comense per la stagione 2017-18. Come per il suo "Gemello" El Sharaawy, il primo anno non è trionfale: 12 presenze, di cui due sono una sonora sconfitta contro il Barcellona al Camp Nou (3-0) e la sconfitta in Supercoppa contro la Lazio. Quest'anno siamo ritornati ad una ventina di presenze, anche se nessuna prestazione trascendentale. Per quell'incrocio fra Maldini e Cafù che era nella mente dei tifosi rossoneri più accaniti, un po' poco. A quel punto si poteva restare Ignazio Abate. Che è ancora al Milan, fra l'altro. 

 Nel segno di Gigi- Arriviamo quindi a Donnarumma. La prima convocazione risale all'anno del Signore 2014-15, quando Pippo Inzaghi ha un bel rompicapo da risolvere per la porta: il titolare Diego Lopez si è infortunato, Michael Agazzi non sta meglio. C'è Christian Abbiati, il portiere dell'ultimo scudetto, che è ancora in piedi. Però servono dei sostituti, serve "scendere" in primavera per prenderli. A complicare la questione è il fatto che il titolare della primavera è sotto età, ha solo 15 anni. Perciò, per risolvere questa grana per la partita contro il Cesena, si arriva a bussare fino alla FIGC, che concede una proroga per convocare il giovane Gianluigi Donnarumma di Castellammare.

A partire dall'anno seguente, inizia un'ascesa inarrestabile: Mihajlovic lo promuove terzo portiere nell'estate del 2015. ma già ad ottobre lo fa esordire in Serie A. E' il più giovane portiere ad esordire in Serie A, il primo di una serie di record da inanellare. Intanto in un paio di mesi è diventato il titolare, con buona pace di Diego Lopez, ed è l'eroe di un derby Milan-Inter vinto con un 3-0. Anche qui, l'ascesa sembra inarrestabile e i paragoni con Buffon si sprecano: entrambi hanno esordito giovanissimi, entrambi si sono presi il posto di titolare bruciando le tappe, entrambi si chiamano Gianluigi. Cosa serve di più? In più, con Donnarumma in porta arriva il primo trofeo dopo anni di vacche magre, la supercoppa di Doha (2016). I tifosi sono pazzi di lui, le prestazioni sono ottime, qualsiasi record di precocità è ridefinito e ovviamente il portiere va all'incasso; o meglio, a farlo per lui è Raiola, uno che non si può dire che non sia bravo a negoziare contratti.

Il vento inizia a cambiare con la stagione 2017: dopo due anni di serie A, malgrado Donnarumma abbia solo 18 anni, è il momento di fare "sul serio" per i tifosi. A quest'età, per forza di cose, qualche rivale inizia ad emergere sia nel giro azzurro che nei vari club d'Europa: il suo alter ego diventa il portiere dell'Udinese, oggi al Napoli, Meret, di due anni più vecchio di lui; e lo diventa (anche se per il momento non c'è confronto) anche Alban Lafont. Ciononostante, i tifosi rimproverano che a Donnarumma importi solo della sorte di un portiere: suo fratello Antonio, ex canterano rossonero, acquistato in una operazione abbastanza inspiegabile dal punto di vista tecnico. I contratti sempre più sostanziosi e il fatto che adesso non è più l'unico grande portiere della propria generazione, iniziano a far serpeggiare malumore fra i tifosi, con le solite argomentazioni: il giocatore si è fatto superbo, pensa più ai soldi che a lavorare, non è così forte come sembra. 

Intanto però la sua carriera non è che vada male: nel 2017 esordisce in Europa e in nazionale maggiore, tocca le 100 presenze in maglia rossonera: è più giovane a farlo. Quest'anno è il più veloce a raggiungere le 100 presenze in A e gioca tutte le partite in campionato. Al contrario dei suoi omologhi, Donnarumma non ha avuto flessioni di talento. Malgrado questo, malgrado il fatto che sia il portiere titolare della nazionale, parecchi lo vogliono fuori dal Milan per prendere un portiere di "maggiore esperienza ed affidamento, un top player". Forse è questa la chiave di lettura che potrebbe unificare le tre storie qui raccontate

I galattici- Quando qualcuno pensa all'ingaggio di top players, il primo esempio che viene in mente è il Real di Florentino Perez, che ogni anno cerca di prendere a cifre stratosferiche campioni sulla cresta dell'onda. Questo è un esempio importante per la storia del calcio, ma non è l'unico. In effetti, fino ad una decina di anni fa, il Milan di Berlusconi basava la propria strategia sportiva (e politica, in tempo d'elezioni) sull'acquisto di giocatori di grande qualità, che potessero fare grande il Diavolo. Quando Berlusconi ha cominciato a disinvestire sul Milan, la sete di trofei dei tifosi e della dirigenza non è calata, malgrado una bacheca un po' più spoglia negli ultimi anni. Questo ha portato, quasi a livello inconscio, a pensare che bisognasse investire in grandi nomi e in giocatori sulla cresta dell'onda (o presunti tali) per raddrizzare il Milan. Questa è la logica, per esempio, che ha portato al ritorno di Balotelli, Kakà e tanti altri. Ma anche che ha portato all'acquisto di Fernando Torres, Suso e Menez quando El Sharaawy usciva dal tunnel dell'infortunio del 2013-14. Una voglia di prendere il giocatore da copertina, il grande nome con un appeal maggiore, che è dietro anche all'investimento su Higuain con Cutrone in casa: l'attaccante aveva messo insieme un anno fa 18 goal in tutte le competizioni e in Serie A era in doppia cifra, al contrario dei suoi più quotati compagni di reparto Kalinic e Andre Silva. 

Fenomeni mancati- Però questo non basta a giustificare il declino di buoni giocatori e l'esplosione di tanti giocatori delle giovanili rossonere lontani da Milanello: Sokratis, Aubameyang, Darmian e, in scala più piccola, Petagna e Cristante (il prossimo sarà Cutrone?) vengono tutti dalle giovanili del Milan, hanno tutti avuto un esordio pieno di complimenti con la squadra rossonera, qualche hanno di difficoltà e poi sono esplosi lontano da Milanello. Quelli che invece sono rimasti più a lungo, come Abate, Antonini e in parte lo stesso De Sciglio, si sono tutti sgonfiati dopo annate d'esordio molto buone.

Non crediamo alla sfortuna; non crediamo che l'acqua di Milanello contenga qualche sostanza che ammazza il talento. Dunque c'è qualcos'altro che forse non permette la valorizzazione dei tanti incredibili prospetti che vengono dalle giovanili, e purtroppo la nostra idea non è proprio lusinghiera: da una parte c'è una politica abbastanza miope della società, che a seconda dei cicli economici investe e disinveste nel vivaio e nei giocatori italiani, mettendo a rischio la crescita di chi si trova in questi cicli di transizione. E anche questo si ripercuote sull'incedibilità dei giocatori nella squadra rossonera.

Aggiungiamoci poi un certo timore in tempi di FFP da parte delle società di vedere che alcuni giocatori (che sono comunque degli asset, per loro) si sgonfino, mettendo a rischio un investimento sia tecnico che finanziario.

Ma la constatazione più amara, in chiusura, è per il Milan: non è che l'assenza di coppe europee negli ultimi anni ha reso i rossoneri una realtà poco allenante per un giocatore? In effetti, El Sharaawy e De Sciglio hanno raggiunto il meglio nella loro esperienza Meneghina in un momento in cui il club giocava la Champions;  nel momento più importante per la loro crescita, oltre agli infortuni, si sono trovati con la sola possibilità di giocare nel campionato italiano, che evidentemente non è stato così allenante. Al contrario, Donnarumma per ora ha giocato per un Milan quasi sempre qualificato per le competizioni europee e, malgrado un rapporto non idilliaco con i tifosi, il giocatore ha giocato per ora sempre ad alti livelli. Sarà un caso?

Perciò, se al Milan volessero un consiglio, meglio non rinunciare alle competizioni europee, perché rinforzano i giocatori. E non è il momento di rinunciare nemmeno a Donnarumma, a patto che capisca, vedendo la carriera dei suoi predecessori, che i record di precocità non sempre garantiscono una carriera da fuoriclasse. Perciò bisognerà continuare a lavorare per non arenarsi e dimostrare di essere tecnicamente, e non dal punto di vista dell'onomastica, degni del nome di Buffon in nazionale. Potrebbe non essere nemmeno fra tanto tempo, a Gazidis la scelta se fargli fare questo salto al PSG o al Milan