Noi siamo quello che siamo, anche se talvolta vorremmo essere qualcun altro e magari qualcuno di migliore. A esempio io avrei voluto, tanto, essere un poeta, meglio se maledetto e invece mi ritrovo a fare lo scemo. Voler essere qualcun altro era un pensiero poco ricorrente nell’Europa del Settecento, nonché il pensiero di una piccola minoranza di uomini e donne che si identificavano in un nuovo movimento culturale e filosofico: il relativismo scevro. Il relativismo scevro era una corrente letteraria che negava l’esistenza di qualsiasi aspetto negativo o sfavorevole nella vita dell’uomo. Nel Settecento però il relativismo scevro non ebbe a diffondendosi a macchia d’olio d’oliva pugliese tra la popolazione mondiale, soprattutto a causa degli interessi a tasso variabile tra i potenti della terra. Fu una grande delusione per una decina di persone, soprattutto per tutti quelli che avevano un tasso fisso. Me compreso, ahimè, anche se non ero ancora nato. Purtroppo gli illuminati per convenienza, abitudine o altro e chi lo sa? Loro sposarono i valori di un altro movimento politico, sociale e filosofico: l’Illuminismo. Era la moda del momento così come oggi è quella di Tic Toc. Si, chi è? Mamma non risponde nessuno. E allora tu non aprire perché non si può mai sapere chi si nasconde dietro un citofono. Ma mamma hanno bussato alla porta di casa. A modesto parere dell’umile scrivente - abbandonando il relativismo scevro al suo triste destino - l’umanità perse l’ultimo intercity della notte per una crescita esponenziale sia culturale sia spirituale. Era troppo costoso il biglietto di a/r da pagare per l’umanità. E allora purtroppo non esistevano le carte fidaty dell’Esselunga. Mi domando, come sia stato possibile? E il solo baratto non poteva bastare per sostenere un’economia fragile come quella del passato.  Eppure negare qualsiasi aspetto negativo o sfavorevole nella propria vita avrebbe significato in poche parole: FELICITA’. E non mi riferisco a un nome comune di cosa, tantomeno a una città, un paese, un fiore e nemmeno a uno squallido personaggio famoso. Difatti questo aggettivo deriva dal latino felix -īcis;

E allora vi domando: ne valeva la pena? Felice deriva dalla stessa radice di fecundus, quindi propr. Fertile.

Questa notte voglio essere schietto con tutti voi.  
Voi siete il mio pubblico affezionato. E se non siete più connessi a 56kb ci sarà un motivo tra i tanti. E non dipende soltanto dal gestore telefonico; e nemmeno il mio immenso talento può bastare per giustificare la vostra presenza su queste pagine virtuose. E non mi venite a dire che siete qui per leggere notizie di calciomercato? Non ci credo nemmeno se me lo scrivete tra i commenti. E io sono un po’ come San Tommaso anche se non credo in Buddha. E se fosse stato un banner pubblicitario a portarvi da me? Capita anche allo scrivente talvolta di cliccare per sbaglio su un banner e ritrovarmi a navigare su un sito porno. Poi ci resto ma soltanto per poche ore perché mi sembra brutto, scortese, andare via senza nemmeno salutare le signore online. Sono tanto gentili con il sottoscritto. Ehm e ormai ci conosciamo da un po’ di tempo; Passo più tempo con voi che con la mia compagna. E non soltanto perché non faccio all’amore ormai da una vita. Altresì per voi ho rinunciato al mio sogno: quello di plagiare piccole menti nelle scuole medie e secondarie. Ma loro, seppure a fatica, ce la faranno anche senza di me. Ci sono pur sempre i banchi rotanti. Al contrario voi avete ancora bisogno del sottoscritto. Anche se figliolo in verità ti dico: ahimè non sempre siamo andati d’amore e d’accordo. Ma nessuno, almeno, ci ha mai rimesso nemmeno un euro di tasca propria. E’ stato tutto gratis! Un caffè, prego! No! No! Arsenico17 lei non ci deve niente! Anzi la ringraziamo per il suo servizio sociale per la comunità! Mi scusi, lei, buona donna quanto si prende per un lavoretto orale? Niente Arsenico! Ma no, non faccia così mi mette in imbarazzo. No! No! Arsenico! Sa! Sa! Prova! Durante la pausa leggevo sempre i suoi pezzi. L’inverno fa freddo sulla rotatoria in una strada di periferia.  Fortunatamente c’erano i suoi pezzi a riscaldarmi. O forse sarà stato il calore della batteria del mio smartphone. Ma fa lo stesso caro Arse. Mi permetta di sdebitarmi dopo tutto quello che lei ha fatto per me. Oggi lei è mio ospite gradito. Faccio tutto io e lei non si deve preoccupare di niente.

Eh sì, sarebbe bello non pagare mai? Vero? Purtroppo di professione non faccio il politico e tantomeno il vescovo. Sono un umile impiegato di terzo livello e soltanto per hobby mi diletto nella stesura di pezzi che non parlano di calcio in un blog di calcio. Ma c’è di peggio nella vita. Potevo nascere durante l’influenza spagnola e invece alla fine mi è andata anche di lusso. Quest’anno non ho preso nemmeno una piccola influenza. E nonostante tutto, se mi va male, posso scegliere tra 4-5 vaccini a disposizione.  Detto questo butto finalmente la pasta: siete qui perché vorrei rendevi partecipe di questo pezzo. Vorrei che esso fosse una specie di testamento spirituale. Se dovessi morire domani - magari per una malattia incurabile come l’alopecia androgena - vorrei che voi foste (speriamo di non aver sbagliato il verbo) i depositari del mio ultimo messaggio in vita.
Mi immagino il momento del mio funerale. Mi sembra di vedervi tutti distrutti dall’immenso dolore. No!! Mi strappo tutti i capelli. E adesso come faremo senza di lui? Abbiamo perso una grande guida virtuale. E durante l’omelia del prete, m’immagino l’ultimo saluto di uno dei redattori di questo blog (preferirei Germano): “Abbiamo perso un blogger di sicuro valore e i suoi pezzi meritavano di essere letti da tutti. E’ difficile da spiegare con le parole a volte bisogna soltanto cliccare, meglio su un banner. E questa volta non abbiamo perso un altro blogger soltanto perché si è cancellato. No! No! Arsenico non era come tutti gli altri. Lui non era soltanto un profilo nel quale inserire a tradimento una serie di banner pubblicitari. Lui era soprattutto uno da censurare! Ah come ci divertivamo a censurarlo. Non vedevamo l’ora. Non ci sarà mai nessuno come lui. Pace al Nick suo!”.

E adesso facciamo tutti un ultimo applauso per Arsenico, tutti in piedi come lui avrebbe voluto. Magari ci sta anche una canzone della Nannini: “Bravo e impossibile!”  La vita non dura per sempre e potremmo morire da un momento all’altro. Per questa ragione mi è sembrato giusto approfondire il nostro rapporto virtuale. Magari nella speranza che ci sia l’ambito salto di qualità nella nostra relazione virtuale.  Magari potremmo trovarci tutti nello stesso letto tra i piedi e la testata. E ci daremmo tutti alla pazza gioia fino a finire sui comodini. Ne sono assolutamente sicuro. Sarebbe bello, vero? Ci uniremmo in un'unica entità virtuale, un unicum server, rete, spazio, pubblicità. Ma ritorniamo al concetto di essere felici perché si è fatto una certa e vorrei andare a letto. Domani faccio finta di lavorare e magari durante la pausa pubblicherò il pezzo. E invece lo farò questa notte, ma non lo dite a nessuno.

Eh allora? E allora non esiste il pezzo perfetto. Perché la perfezione non esiste. Ehm e se non mi credi, beh, allora chiedi pure alla vita. E questa notte non mi va proprio di dormire. Perché la notte cambia il mio cuore e io ho bisogno di essere cambiato dalla notte.  Molti di voi viventi nella rete avranno sicuramente sentito parlare della signora Gemma Galgani. Per chi non la conoscesse - suppongo in pochi tra i presenti - la sig.ra Gemma è la star di Uomini e Donne nonché della nota trasmissione televisiva condotta dalla bravissima Maria De Filippi; Ebbene Uomini e Donne è un appuntamento fisso per milioni di italiani: la trasmissione va in onda nel primo pomeriggio, subito dopo il caffè, e in replica alla sera dalle ore 20 alle 21. Ovviamente seguo la replica perché durante il giorno faccio finta di lavorare. Maria De Filippi è l’attuale compagna di Maurizio Costanzo Show da ormai una ventina di anni a questa parte. Dal matrimonio sono nati tre bellissimi bambini tutti somiglianti a un talk show di successo. Il nome dei pargoli è stato scelto dalla sig.ra Maria: C’è posta per te, Amici e appunto Uomini e Donne. Ebbene, Uomini e Donne è un bellissimo programma televisivo che seguo fin dai tempi dell’Università; in realtà sono un fan sfegatato anche di Amici e soprattutto della professoressa Celentano (che mi fa sangue), ma questo è tutt’altro discorso che magari approfondirò in un altro blog. Guardare alla sera, sistematicamente, questa fantastica trasmissione televisiva è uno dei più grandi vizi della mia vita. Per molti potrà sembrare anche un orribile difetto. Non per me. E non faccio fatica ad ammetterlo anche se è molto tardi. Consapevole che guardare Uomini e Donne non sia una competenza da inserire nel curriculum vitae. Ma chi se ne frega! Tanto in Italia non c’è lavoro da almeno una decina di anni. E poi chi li legge più i cv?  Detto ciò - a dirla proprio tutta alla faccia di chi mi vuole male - non me ne vergogno nemmeno un pochino di essere un fan accanito di Uomini e Donne. Sono quei piccoli e subdoli piaceri della vita che ti faranno molto male in futuro. Un po' come il vizio del fumo o quello dell’alcool. Masochismo? Qualunquismo? Depressione? Pressapochismo? Lockdown? Niente di tutto questo. Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli staccare il cervello, almeno per un’oretta al giorno, durante una dura, lunga, solita, pallosa giornata di lavoro che sta volgendo finalmente al termine. Mi offro come cavia da pensionamento per l’INPS. Sono disposto a tutto anche a fare contemporaneamente il vaccino con Johnson e Johnson e AstraZeneca (o come diamine si chiama) sebbene io non abbia compiuto sessant’anni. Anche se onestamente di Johnson e Johnson conservo un brutto ricordo. A causa del loro shampoo ho perso tutti i capelli. Magari con il vaccino mi ricrescono. Ma questo è tutt’altro discorso è la dilungazione per lo scrivente è dietro l’angolo. Ritorniamo a Gemma Galgani.

Cara Gemma
Tu sei riuscita in un’impresa epica. Oserei definire quasi impossibile. Hai sconfitto i miei retaggi culturali, quelli inculcati dall’infanzia. Eh sì, perché io sono stato educato da una società maschilista a immaginare le donne oltre gli “anta” prima come delle “mamme” amorevoli e poi come delle “nonne” altrettanto amorevoli. L’amore “donato” è stato il comune denominatore per tutte le donne della mia vita. Si! Le donne della mia vita hanno fatto sacrifici su scarifichi per la famiglia e sempre a fin di bene: soltanto il nostro, quello dei maschietti. E allora era giustificato tutto per noi uomini di casa, anche la rinuncia delle donne della mia vita ad essere felici. Ahh! Quanti sacrifici ha fatto mia madre! Santa Rita! Voi non potete nemmeno immaginare. Ehm e io li ricordo tutti quei sacrifici. Li ho tutti dentro, nascosti gelosamente e a volte mi fanno compagna nei momenti di malinconia. Quando sono da solo in una stanza buia, come in questo momento mentre vi sto scrivendo, con le ombre della notte a farmi compagnia. Mia madre ha rinunciato ad essere felice ma soprattutto a essere una donna felice. E questo mi logora dentro, mi sta uccidendo dai sensi di colpa. E mia madre era bellissima a trent’anni. Voi non potete immaginare quanto era bella. Aveva un’anima altrettanto perfetta in un corpo perfetto. Lei avrebbe potuto avere qualsiasi uomo sulla terra e invece ha scelto di essere moglie e mamma. Madre di 4 figli maschi. Quattro leoni in una fredda gabbia di periferia senza più il domatore. Mia madre ha scelto di essere infelice a fin di bene: soltanto il nostro, quello dei maschietti. Ehm e per questo motivo mi sento di ringraziati di cuore cara Gemma. Anche se non ci conosciamo di persona, sento di volerti bene. Tu hai cambiato il mio cuore. Gemma tu mi hai educato all’amore e al concetto di felicità per una donna. E io avevo bisogno di essere cambiato dall’amore. Ero stufo di un cuore di latta che non mi serviva più a nulla. Ero stufo di non provare più amore. Avevo bisogno di cambiare per non sentirmi più in colpa con me stesso. E tu mi hai cambiato cara Gemma. Eccome se mi hai cambiato. Lo hai fatto con l’amore. E io avevo bisogno dell’amore. Di un cuore vero e non di uno di latta. E questa notte piovono stelle dal cielo. Ehm e quelle ombre mostruose della notte non mi fanno più paura……..questa notte piovono stelle dal cielo.
Il relativismo scevro era una corrente letteraria che negava l’esistenza di qualsiasi aspetto negativo o sfavorevole nella vita dell’uomo. Eppure negare qualsiasi aspetto negativo o sfavorevole nella propria vita avrebbe significato in poche parole: FELICITA’.   

A Gemma con affetto, buona notte e sogni d'oro

 

Arsenico17