Capitolo VIII

Un anno molto importante

 

Per Mario quella fu la stagione più importante della sua vita.                            

Era da un bel po’ infatti che non riusciva più ad eccellere nella sua squadra ma giocava stagioni non esaltanti, questo ovviamente non fu una cosa che lo aiutò e così fu costretto ad andare in panchina e perdere il posto da titolare.                  

Ormai Mario non aveva più tanta voglia di giocare a calcio, di allenarsi, aveva perso quella voglia che lo contraddistingueva da sempre, e così iniziò a non presentarsi più agli allenamenti e dopo una brutta lite con il mister, che non lo schierava più neanche da subentrato, decise di andarsene.                                 

Per i suoi familiari fu una delusione, ma lui non aveva nessun rimpianto perché giocare a calcio non era più la sua passione, bisognava fare una vita di sacrificio e questo non stava bene a Mario che voleva godersi la sua giovinezza.          

Mario pensò che i suoi genitori sarebbero stati contenti qualunque sia stata la sua scelta, ma comunque il calcio faceva sempre parte della sua vita, infatti era da un paio d’anni, specialmente durante il suo infortunio, che Mario si era appassionato a raccontare le partite, facendo la telecronaca anche grazie al suo telecronista preferito, infatti Mario sentendolo parlare, aveva provato a farlo anche lui e questo gli piaceva molto.                                                       

I suoi nonni presero bene questa scelta e quando Mario compì 14 anni decisero, con il suo consenso, di iscriverlo al liceo Classico, proprio come la sua mamma, che avrebbe tanto voluto vederlo nella stessa scuola in cui era andata lei sin da quando era piccolo.                                                              

Mario nel corso degli anni al liceo, iniziò ad avere sempre di più, un’ottima padronanza della lingua Italiana imparando anche la lingua inglese, così decise di portare il giornalismo sportivo in inglese come tesi di laurea e si laureò con 110 e lode per la felicità dei suoi nonni e sicuramente anche dei suoi genitori. 

 Intanto Adisa stava davvero giocando bene nel Bari e nel corso dei 5 anni in cui Mario si laureò, diventò un grande giocatore prima negli allievi e poi nella primavera del Bari dove, a 15 anni era il centravanti titolare indiscusso della squadra.                    

Adisa iniziò a guadagnare i suoi primi stipendi da calciatore e aiutò anche i nonni e Mario ,che a Roma intanto aveva iniziato l’università scegliendo di studiare per diventare giornalista sportivo, e a pagarsi i libri per la scuola.                      

Adisa era sempre il migliore negli allenamenti, come se giocasse una partita e questo lo contraddistingueva dai suoi compagni che, tranne qualcuno, non avevano la sua stessa voglia, era un giocatore volenteroso che, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte metteva la stessa voglia e lo stesso impegno, inoltre era un ragazzo molto educato e rispettoso nei confronti degli avversari, proprio come il fratello Mario.               

Mario all’università conobbe molti ragazzi che condividevano con lui la sua stessa passione e nel tempo libero si incontravano per vedere le partite e una volta per uno facevano la telecronaca.                                                   

Nel loro gruppo c’era anche una ragazza, Samuela che divenne la migliore amica di Mario, Mario e la sua amica erano sempre insieme e lei,che era appassionata di calcio, si affezzionò molto a Mario e nel corsò del tempo diventarono sempre più amici fino a quando Mario scoprì di avere una cotta per Samuela.