Capitolo VI:

                  Titolarissimo

  1. quella partita Mario iniziò a giocarle tutte da titolare, riuscì a realizzare tanti assist per i suoi compagni ma non tantissimi gol (7), anche se i pochi che riuscì a fare furono decisivi per farlo diventare uno dei punti di forza della sua squadra tanto da attirare l’attenzione della Juventus, squadra che lui non tanto amava e che proprio quell’anno aveva vinto il suo ventiduesimo scudetto, che contattò il Trento e gli chiese informazioni dettagliate sul ragazzo. Il mister di Mario, però, decise di andarci piano perché il ragazzo nei provini non dava il suo meglio perché era troppo emozionato, quindi propose agli osservatori di testare il talento di Mario durante le partite dei play-off, che il Trento doveva superare per accedere alle regionali. Così gli osservatori accettarono, ma Mario ovviamente, era all’oscuro di tutto e continuava ad allenarsi ogni giorno come sempre faceva. La scuola era ormai al termine e Mario, che faceva la 3 elementare, stava per compiere il suo nono compleanno ed era pronto insieme alla sua squadra ad affrontare i play-off che avrebbero portato la sua squadra ad affrontare le maggiori squadre giovanili italiane. Questo era purtroppo il suo primo compleanno senza i suoi genitori, per lui non era la stessa cosa, senza i suoi genitori non era lo stesso compleanno e secondo lui festeggiare non avrebbe avuto alcun senso. Quindi decise di non festeggiare il suo compleanno né con i suoi amici né tantomeno con i suoi familiari. I suoi nonni, che erano in Calabria decisero di fargli un regalo e così salirono fino in Trentino. Il giorno dopo il suo compleanno arrivarono a casa di suo zio dove sarebbero rimasti per una settimana, il fratello del Nonno di Mario, e regalarono a Mario le nuove scarpette per giocare a calcio. Così il giorno dopo, 27 giugno, iniziarono finalmente i Play-off e i Nonni arrivati dalla Calabria e gli zii e i suoi cugini andarono a vederlo allo stadio. Allo stadio erano presenti anche gli osservatori della Juventus ovviamente all’insaputa di Marco che iniziò, insieme alla sua squadra bene quest’avventura vincendo per 2-1, grazie anche ad un suo assist per Antonio, e andando quindi a 4 partite dalla qualificazione al torneo nazionale, gli osservatori erano entusiasti di Mario e parlando anche con il Mister Fulvio, decisero che se avesse passato i play-off,e una volta finito il torneo nazionale, sarebbe entrato nella squadra giovanile della Juventus, senza dire niente a Mario il mister Fulvio decise di accettare la proposta senza sapere per come l’avesse presa il ragazzo. Tre giorni dopo arrivò la seconda partita e dopo un inizio che non fu dei migliori, il Trento vinse 3-1 in rimonta e Mario fu uno dei migliori anche senza aver segnato o fatto assist. Tutto stava andando alla grande e Mario era uno dei migliori della sua squadra, Fulvio lo mise titolare per tutta la stagione senza sostituirlo nemmeno una volta dalla seconda giornata fino ai play-off. Iniziò la terza partita e Mario dopo un grande avvio fu fermato ,dopo un paio di ripartenze alla sua maniera fu fermato da un difensore che fece subito capire a Mario di che pasta era fatto. Mario era un giocatore molto sincero e leale, non aveva mai litigato con nessun avversario anzi era molto corretto e gli avversari lo stimavano, ma al secondo intervento duro del difensore gli disse di calmarsi con gli interventi perché si sarebbe fatto male. Il difensore gli rispose che questo sport non faceva per lui e Mario, una volta ripreso il gioco, gli fece tunnel, il suo avversario si arrabbiò e all’ennesimo dribbling di Mario lo atterrò con una scivolata da dietro. L’arbitro andò subito ad espellere il difensore che disse a Mario che adesso non avrebbe più fatto questo sport perché gli aveva fatto così male da non farlo rialzare più da terra. Mario dopo quell’intervento non si alzò come aveva fatto le altre volte e subito arrivarono i medici dello staff. Mario non sentiva più la gamba e in quel momento pensò davvero che se non si fosse ripreso non avrebbe più giocato a calcio. Mario fu portato subito in ospedale piangendo perché aveva paura che la sua gamba si fosse rotta. I suoi nonni decisero di rimanere qualche altro giorno per stare vicini a Mario che era giù di morale, così Mario fu portato in ospedale dove fu operato perché purtroppo aveva la gamba rotta. Una volta finita l’operazione gli venne ingessata la gamba e fu messo sulla sedia a rotelle. Mario era veramente giù di morale, il suo sogno stava per finire per colpa di un imbecille che per fargli un dispetto gli aveva rotto una gamba e aveva evitato a Mario di concludere, insieme alla sua squadra, l’avventura dei play-off. Nonostante lo spiacevole evento, la squadra di Mario riuscì a vincere lo stesso e ad arrivare dunque in semifinale, dove avrebbe giocato la partita di andata e ritorno. L’osservatore della Juventus che era andato a visionarlo decise di andarlo a trovare in ospedale e, insieme al mister e alla squadra, gli raccontò tutto. Mario rimase molto triste ma, promise ai suoi che quando si sarebbe ripreso avrebbe fatto un provino con la sua squadra del cuore, la Roma e stavolta sarebbe entrato a far parte delle giovanili della squadra giallorossa con cui aveva sempre sognato di entrare. Mario però, tra i ragazzi, non vide il suo migliore amico Antonio, e così chiese ai suoi amici dove fosse e, i suoi amici, gli riposero che Antonio era stato chiamato dagli osservatori della Juventus presenti allo stadio e che stava partendo verso Torino per fare il provino con i bianconeri. Mario fu molto felice per il suo amico Antonio e, sperava che quando lui sarebbe entrato nella squadra della Roma avrebbe giocato contro il suo migliore amico. Il Trento purtroppo non riuscì a superare le semifinali perché dopo aver vinto per uno a zero la gara di andata, perse malamente quattro a uno quella di ritorno. Mario passò tutta l’estate con il gesso alla gamba e quando Antonio tornò da Torino e lo andò a trovare a casa sua gli chiese immediatamente come fossero stati questi mesi e così Antonio gli disse che ce l’aveva fatta, che si sarebbe dovuto trasferire a Torino e Mario da una parte era contentissimo per il suo amico ma dall’altra non era contento perché avrebbe dovuto separarsi da una persona che per lui era come un fratello e questo sarebbe stato davvero traumatico per i due ragazzi però, quando si insegue un sogno si devono anche superare degli ostacoli e fare dei sacrifici. Alla fine dell’estate Mario, dopo aver ricominciato il campionato andò a seguire tutte le partite della sua squadra, si tolse il gesso e da settembre a ottobre fece riabilitazione e a tra novembre e dicembre provò a correre e giocare con il pallone fino a gennaio, quando era già pronto per tornare ad allenarsi con i suoi compagni. Purtroppo però siccome era arrivato un nuovo ragazzo per sostituirlo nell’ inizio di stagione, Andrea Buamale, che era molto forte e che stava trascinando il Trento in classifica, infatti era secondo ma per passare direttamente al torneo nazionale sarebbe dovuto arrivare primo, Mario avrebbe dovuto riconquistarsi il suo posto da titolare fisso e magari provare a cambiare anche ruolo, passando magari da sinistra a destra, per ritornare ad essere un punto fondamentale nella sua squadra. Così appena arrivato al campo d’allenamento trovò tutti i suoi compagni e il suo mister ad accoglierlo con uno striscione e con scritto a caratteri cubitali “BENTORNATO MARIO”. Il mister lo accolse e gli spiegò che avrebbe dovuto cambiare ruolo se avesse voluto giocare di nuovo titolare avrebbe dovuto cambiare ruolo, proprio come lui aveva pensato. Così Mario iniziò ad allenarsi per giocare come esterno destro insieme al suo mister e poi quel nuovo ruolo gli piaceva tanto anche perché il suo idolo, Bruno Conti, giocava proprio in quel ruolo. Così Mario si ambientò subito in quel ruolo e nella sua prima partita dopo l’infortunio riuscì a subentrare, da esterno sinistro, per gli ultimi 20 minuti in cui, siccome la sua squadra vinceva per 2-0, non rischiò molto e cercò di non farsi far male dagli avversari perché poteva avere qualche ricaduta e quindi era meglio non correre rischi. Il pubblico lo applaudì e molti dei suoi avversari lo salutarono, augurandogli buona fortuna, alla fine della partita. Nella partita successiva Mario iniziò a destra e fece molto bene, infatti la sua squadra vinse per 1-0 con gol di Gabriel Murazzi che era il sostituto di Antonio, trasferitosi alla Juventus. L’intesa tra Gabriel e Mario non fu inizialmente delle migliori anche perché, Mario aveva preso il posto di Luca, il giocatore con cui Gabriel si capiva di più in campo, infatti grazie ai suoi assist era capocannoniere della squadra e il terzo che aveva segnato più gol in campionato. Mario provò a legare con Gabriel, ma quest’ultimo non fu subito disponibile e infatti lo incolpò dicendogli che se non avesse segnato più tanti gol come quando Lorenzo era titolare sarebbe stata colpa sua. Così Mario capì che in quella squadra non c’era posto per lui e che a fine stagione, dopo aver riportato la sua squadra a vincere il torneo nazionale avrebbe fatto il provino con la Roma. Le cose si misero bene per il Trento anche grazie al piccolo contributo di Mario che, anche se non era ancora al meglio con la gamba, riuscì con 3 gol e 5 assist a portare la sua squadra fino al primo posto facendola così accedere al torneo nazionale. Mario non vedeva l’ora di affrontare, insieme alla sua squadra, le maggiori squadre italiane che avevano vinto i propri campionati regionali. Il girone del Trento era formato da 4 squadre: Genoa, Perugia e Catanzaro,proprio il Catanzaro che era una squadra che Mario aveva nel cuore, non solo perché era la città dove era nato, ma anche perché la prima volta che era andato a vedere la Roma era proprio contro il Catanzaro e poi riuscì a crescere calcisticamente anche grazie al no del Catanzaro quando fece il suo primo provino a 6 anni che lo fece allenare per riuscire a farlo essere quello che era diventato adesso. La prima partita era contro il Perugia, Mario giocò molto bene quella partita, riuscendo a trovare il gol decisivo con uno dei suoi tiri a giro, proprio come il suo primo gol con il Trento, che lasciò di sasso il portiere.
  2. lo chiamavano i suoi compagni, fece bene anche nella seconda partita contro il Genoa anche senza trovare gol e assist, riuscì a far vincere la sua squadra per due a uno. L’ultima partita era contro il Catanzaro e il mister avrebbe voluto far riposare i suoi migliori giocatori, Mario però gli disse che per lui quella partita era molto importante perché voleva far vedere a chi gli aveva detto di no, che era anche grazie a loro se oggi era un ragazzo molto forte. Così il mister disse a Mario che avrebbe giocato dal primo minuto e lui ne fu felicissimo, infatti nella partita contro i calabresi diede il suo meglio e riuscì a trovare la sua prima doppietta stagionale facendo anche un assist e procurando un rigore, infatti ci fu la goleada della sua squadra,che fu l’unica squadra a superare il girone, che vinse 5-0. A fine partita Mario saluto alcuni ragazzi del Catanzaro che avevano fatto il provino insieme a lui ed era riusciti ad entrare in squadra, Mario salutò anche il mister che lo aveva accolto molto bene il giorno del provino e che fu il primo a fargli i complimenti per come aveva giocato dicendogli che un giorno sarebbe diventato un grande giocatore. Il Trento era pronto ad affrontare,negli ottavi di finale, il Catania, una delle migliori squadre del Torneo insieme a Roma,Inter e Milan. L’inizio di partita fu uno dei peggiori da quando Mario giocava nel Trento; infatti la sua squadra andò subito sotto di due gol e mancava poco al Catania per trovare anche il terzo. Alla fine del primo tempo, negli spogliatoi, il Capitano Samuele Capezzi, grande amico di Mario, prese la parola e disse ai suoi compagni che loro avevano fatto di tutto per arrivare fino a questo punto e che non potevano mollare sul più bello. Mario dopo la partita contro il Catanzaro era il migliore dei suoi e quindi prese in mano la sua squadra riuscendo a trovare un gol subito dopo l’inizio del secondo tempo che fece rialzare la sua squadra che proprio quando sembrava tutto finito, Gabriel riuscì a segnare il gol del 2-2 portando le due squadre ai supplementari, dove però il risultato non s sbloccò e quindi si andò ai rigori. Il mister scelse i tiratori e fece tirare l’ultimo rigore a Mario, che dopo un rigore sbagliato per parte aveva tra i piedi il rigore decisivo: se avesse segnato avrebbe fatto vincere la sua squadra mentre se avesse sbagliato avrebbe regalato la vittoria agli avversari. I tifosi erano in silenzio, adesso toccava a Mario doveva segnare o non avrebbe mai realizzato il suo obiettivo; prende la palla, aspetta il fischio dell’arbitro prende la rincorsa, tiro e….