Capitolo VI:

Titolarissimo

Dopo quella partita Mario iniziò a giocarle tutte da titolare, riuscì a realizzare tanti assist per i suoi compagni ma non tantissimi gol (7), anche se i pochi che riuscì a fare furono decisivi per farlo diventare uno dei punti di forza della sua squadra tanto da attirare l’attenzione della Juventus, squadra che lui non tanto amava e che proprio quell’anno aveva vinto il suo ventiduesimo scudetto, che contattò il Trento e gli chiese informazioni dettagliate sul ragazzo. Il mister di Mario, però, decise di andarci piano perché il ragazzo nei provini non dava il suo meglio perché era troppo emozionato, quindi propose agli osservatori di testare il talento di Mario durante le partite dei play-off, che il Trento doveva superare per accedere alle regionali. Così gli osservatori accettarono, ma Mario ovviamente, era all’oscuro di tutto e continuava ad allenarsi ogni giorno come sempre faceva. La scuola era ormai al termine e Mario, che faceva la 3 elementare, stava per compiere il suo nono compleanno ed era pronto insieme alla sua squadra ad affrontare i play-off che avrebbero portato la sua squadra ad affrontare le maggiori squadre giovanili italiane. Questo era purtroppo il suo primo compleanno senza i suoi genitori, per lui non era la stessa cosa, senza i suoi genitori non era lo stesso compleanno e secondo lui festeggiare non avrebbe avuto alcun senso. Quindi decise di non festeggiare il suo compleanno né con i suoi amici né tantomeno con i suoi familiari. I suoi nonni, che erano in Calabria decisero di fargli un regalo e così salirono fino in Trentino. Il giorno dopo il suo compleanno arrivarono a casa di suo zio dove sarebbero rimasti per una settimana, il fratello del Nonno di Mario, e regalarono a Mario le nuove scarpette per giocare a calcio. Così il giorno dopo, 27 giugno, iniziarono finalmente i Play-off e i Nonni arrivati dalla Calabria e gli zii e i suoi cugini andarono a vederlo allo stadio. Allo stadio erano presenti anche gli osservatori della Juventus ovviamente all’insaputa di Marco che iniziò, insieme alla sua squadra bene quest’avventura vincendo per 2-1, grazie anche ad un suo assist per Antonio, e andando quindi a 4 partite dalla qualificazione al torneo nazionale, gli osservatori erano entusiasti di Mario e parlando anche con il Mister Fulvio, decisero che se avesse passato i play-off,e una volta finito il torneo nazionale, sarebbe entrato nella squadra giovanile della Juventus, senza dire niente a Mario il mister Fulvio decise di accettare la proposta senza sapere per come l’avesse presa il ragazzo. Tre giorni dopo arrivò la seconda partita e dopo un inizio che non fu dei migliori, il Trento vinse 3-1 in rimonta e Mario fu uno dei migliori anche senza aver segnato o fatto assist. Tutto stava andando alla grande e Mario era uno dei migliori della sua squadra, Fulvio lo mise titolare per tutta la stagione senza sostituirlo nemmeno una volta dalla seconda giornata fino ai play-off. Iniziò la terza partita e Mario dopo un grande avvio fu fermato ,dopo un paio di ripartenze alla sua maniera fu fermato da un difensore che fece subito capire a Mario di che pasta era fatto. Mario era un giocatore molto sincero e leale, non aveva mai litigato con nessun avversario anzi era molto corretto e gli avversari lo stimavano, ma al secondo intervento duro del difensore gli disse di calmarsi con gli interventi perché si sarebbe fatto male. Il difensore gli rispose che questo sport non faceva per lui e Mario, una volta ripreso il gioco, gli fece tunnel, il suo avversario si arrabbiò e all’ennesimo dribbling di Mario lo atterrò con una scivolata da dietro. L’arbitro andò subito ad espellere il difensore che disse a Mario che adesso non avrebbe più fatto questo sport perché gli aveva fatto così male da non farlo rialzare più da terra. Mario dopo quell’intervento non si alzò come aveva fatto le altre volte e subito arrivarono i medici dello staff. Mario non sentiva più la gamba e in quel momento pensò davvero che se non si fosse ripreso non avrebbe più giocato a calcio. Mario fu portato subito in ospedale piangendo perché aveva paura che la sua gamba si fosse rotta. I suoi nonni decisero di rimanere qualche altro giorno per stare vicini a Mario che era giù di morale, così Mario fu portato in ospedale dove fu operato perché purtroppo aveva la gamba rotta. Una volta finita l’operazione gli venne ingessata la gamba e fu messo sulla sedia a rotelle. Mario era veramente giù di morale, il suo sogno stava per finire per colpa di un imbecille che per fargli un dispetto gli aveva rotto una gamba e aveva evitato a Mario di concludere,insieme alla sua squadra,l’avventura dei play-off. Nonostante lo spiacevole evento, la squadra di Mario riuscì a vincere lo stesso e ad arrivare dunque in semifinale, dove avrebbe giocato la partita di andata e ritorno. L’osservatore della Juventus che era andato a visionarlo decise di andarlo a trovare in ospedale e, insieme al mister e alla squadra, gli raccontò tutto. Mario rimase molto triste ma, promise ai suoi che quando si sarebbe ripreso avrebbe fatto un provino con la sua squadra del cuore, la Roma e stavolta sarebbe entrato a far parte delle giovanili della squadra giallorossa con cui aveva sempre sognato di entrare. Mario però, tra i ragazzi, non vide il suo migliore amico Antonio, e così chiese ai suoi amici dove fosse e, i suoi amici, gli riposero che Antonio era stato chiamato dagli osservatori della Juventus presenti allo stadio e che stava partendo verso Torino per fare il provino con i bianconeri. Mario fu molto felice per il suo amico Antonio e, sperava che quando lui sarebbe entrato nella squadra della Roma avrebbe giocato contro il suo migliore amico. Il Trento purtroppo non riuscì a superare le semifinali perché dopo aver vinto per uno a zero la gara di andata, perse malamente quattro a uno quella di ritorno. Mario passò tutta l’estate con il gesso alla gamba e quando Antonio tornò da Torino e lo andò a trovare a casa sua gli chiese immediatamente come fossero stati questi mesi e così Antonio gli disse che ce l’aveva fatta, che si sarebbe dovuto trasferire a Torino e Mario da una parte era contentissimo per il suo amico ma dall’altra non era contento perché avrebbe dovuto separarsi da una persona che per lui era come un fratello e questo sarebbe stato davvero traumatico per i due ragazzi però, quando si insegue un sogno si devono anche superare degli ostacoli e fare dei sacrifici. Alla fine dell’estate Mario, dopo aver ricominciato il campionato andò a seguire tutte le partite della sua squadra, si tolse il gesso e da settembre ad ottobre fece riabilitazione e a tra novembre e dicembre provò a correre e giocare con il pallone fino a gennaio quando era già pronto per tornare ad allenarsi con i suoi compagni. Purtroppo però siccome era arrivato un nuovo ragazzo per sostituirlo nell’ inizio di stagione, Andrea Buamale, che era molto forte e che stava trascinando il Trento in classifica,infatti era secondo ma per passare direttamente al torneo nazionale sarebbe dovuto arrivare primo, Mario avrebbe dovuto riconquistarsi il suo posto da titolare fisso e magari provare a cambiare anche ruolo, passando magari da sinistra a destra, per ritornare ad essere un punto fondamentale nella sua squadra. Così appena arrivato al campo d’allenamento trovò tutti i suoi compagni e il suo mister ad accoglierlo con uno striscione e con scritto a caratteri cubitali “BENTORNATO MARIO”. Il mister lo accolse e gli spiegò che avrebbe dovuto cambiare ruolo se avesse voluto giocare di nuovo titolare avrebbe dovuto cambiare ruolo, proprio come lui aveva pensato. Così Mario iniziò ad allenarsi per giocare come esterno destro insieme al suo mister e poi quel nuovo ruolo gli piaceva tanto anche perché il suo idolo, Bruno Conti, giocava proprio in quel ruolo. Così Mario si ambientò subito in quel ruolo e nella sua prima partita dopo l’infortunio riuscì a subentrare, da esterno sinistro, per gli ultimi 20 minuti in cui, siccome la sua squadra vinceva per 2-0, non rischiò molto e cercò di non farsi far male dagli avversari perché poteva avere qualche ricaduta e quindi era meglio non correre rischi. Il pubblico lo applaudì e molti dei suoi avversari lo salutarono, augurandogli buona fortuna, alla fine della partita. Nella partita successiva Mario iniziò a destra e fece molto bene, infatti la sua squadra vinse per 1-0 con gol di Gabriel Murazzi che era il sostituto di Antonio, trasferitosi alla Juventus. L’intesa tra Gabriel e Mario non fu inizialmente delle migliori anche perché, Mario aveva preso il posto di Luca, il giocatore con cui Gabriel si capiva di più in campo, infatti grazie ai suoi assist era capocannoniere della squadra e il terzo che aveva segnato più gol in campionato. Mario provò a legare con Gabriel, ma quest’ultimo non fu subito disponibile e infatti lo incolpò dicendogli che se non avesse segnato più tanti gol come quando Lorenzo era titolare sarebbe stata colpa sua. Così Mario capì che in quella squadra non c’era posto per lui e che a fine stagione, dopo aver riportato la sua squadra a vincere il torneo nazionale avrebbe fatto il provino con la Roma. Le cose si misero bene per il Trento anche grazie al piccolo contributo di Mario che, anche se non era ancora al meglio con la gamba, riuscì con 3 gol e 5 assist a portare la sua squadra fino al primo posto facendola così accedere al torneo nazionale. Mario non vedeva l’ora di affrontare, insieme alla sua squadra, le maggiori squadre italiane che avevano vinto i propri campionati regionali. Il girone del Trento era formato da 4 squadre: Genoa, Perugia e Catanzaro,proprio il Catanzaro che era una squadra che Mario aveva nel cuore, non solo perché era la città dove era nato, ma anche perché la prima volta che era andato a vedere la Roma era proprio contro il Catanzaro e poi riuscì a crescere calcisticamente anche grazie al no del Catanzaro quando fece il suo primo provino a 6 anni che lo fece allenare per riuscire a farlo essere quello che era diventato adesso. La prima partita era contro il Perugia, Mario giocò molto bene quella partita, riuscendo a trovare il gol decisivo con uno dei suoi tiri a giro, proprio come il suo primo gol con il Trento, che lasciò di sasso il portiere.     Fulmine, come lo chiamavano i suoi compagni, fece bene anche nella seconda partita contro il Genoa anche senza trovare gol e assist, riuscì a far vincere la sua squadra per due a uno. L’ultima partita era contro il Catanzaro e il mister avrebbe voluto far riposare i suoi migliori giocatori, Mario però gli disse che per lui quella partita era molto importante perché voleva far vedere a chi gli aveva detto di no, che era anche grazie a loro se oggi era un ragazzo molto forte. Così il mister disse a Mario che avrebbe giocato dal primo minuto e lui ne fu felicissimo, infatti nella partita contro i calabresi diede il suo meglio e riuscì a trovare la sua prima doppietta stagionale facendo anche un assist e procurando un rigore, infatti ci fu la goleada della sua squadra,che fu l’unica squadra a superare il girone, che vinse 5-0. A fine partita Mario saluto alcuni ragazzi del Catanzaro che avevano fatto il provino insieme a lui ed era riusciti ad entrare in squadra, Mario salutò anche il mister che lo aveva accolto molto bene il giorno del provino e che fu il primo a fargli i complimenti per come aveva giocato dicendogli che un giorno sarebbe diventato un grande giocatore. Il Trento era pronto ad affrontare,negli ottavi di finale, il Catania, una delle migliori squadre del Torneo insieme a Roma,Inter e Milan. L’inizio di partita fu uno dei peggiori da quando Mario giocava nel Trento; infatti la sua squadra andò subito sotto di due gol e mancava poco al Catania per trovare anche il terzo. Alla fine del primo tempo, negli spogliatoi, il Capitano Samuele Capezzi, grande amico di Mario, prese la parola e disse ai suoi compagni che loro avevano fatto di tutto per arrivare fino a questo punto e che non potevano mollare sul più bello. Mario dopo la partita contro il Catanzaro era il migliore dei suoi e quindi prese in mano la sua squadra riuscendo a trovare un gol subito dopo l’inizio del secondo tempo che fece rialzare la sua squadra che proprio quando sembrava tutto finito, Gabriel riuscì a segnare il gol del 2-2 portando le due squadre ai supplementari, dove però il risultato non s sbloccò e quindi si andò ai rigori. Il mister scelse i tiratori e fece tirare l’ultimo rigore a Mario, che dopo un rigore sbagliato per parte aveva tra i piedi il rigore decisivo: se avesse segnato avrebbe fatto vincere la sua squadra mentre se avesse sbagliato avrebbe regalato la vittoria agli avversari. I tifosi erano in silenzio, adesso toccava a Mario doveva segnare o non avrebbe mai realizzato il suo obiettivo; prende la palla, aspetta il fischio dell’arbitro prende la rincorsa, tiro e….

Capitolo VI:

Un nuovo obiettivo

  1. Portiere da una parte, palla dall’altra: Gran gol di Mario per la gioia dei tifosi, tutti i compagni andarono ad abbracciare Mario e negli spogliatoi la festa non finiva mai. Mario baciò il suo bracciale,adesso si sentiva sollevato, finalmente si era levato un gran preso di dosso e il sogno poteva continuare. Adesso c’era il Padova da affrontare, la squadra con la miglior difesa ed il terzo miglior attacco del torneo e proprio come il Trento aveva sempre vinto. La partita iniziò bene con il Trento che provava ad attacccare fino a quando un ottimo spunto di Gabriel ,con cui riuscì ad entrare in area e saltare il portiere, causò il rigore in favore del Trento. Il Trento non aveva un tiratore di rigori ben preciso, allora Mario prese il pallone dalle mani di Gabriel, che si stava apprestando a tirare il rigore, e mise il pallone sul dischetto. Tutti lo guardarono stupiti compreso il mister perché non si aspettavano che lo tirasse proprio lui, così dopo il fischio dell’arbitro Mario fece lo “scavetto” e il portiere, che si aspettava il tiro, fu battuto. I tifosi erano in festa e Mario, contentissimo per il gol appena realizzato, fu letteralmente sotterrato dai compagni e dal mister che continuava a dare indicazioni ai suoi giocatori. Mario andò ad abbracciare Gabriel e gli chiese scusa per quello che aveva fatto ma ne aveva bisogno perché si sentiva che avesse fatto un gran gol. Dopo essere ritornato in campo il Trento sembrava rinato, riuscì a segnare un altro gol con Mario che riuscì a lanciare Gabriel. La partita finì due a zero e ora il Trento era in semifinale, la partita prima della finale sarebbe stata sfida secca contro la Juventus che insieme a Roma e Inter, l’altra semifinale, era una delle squadre che si contendevano la coppa. “Fulmine” era nel suo momento migliore della sua piccola grande carriera e stava stupendo tutti, adesso doveva giocare contro il suo migliore amico,Antonio, e non vedeva l’ora di fargli vedere quanto fosse migliorato.
  2. Era finalmente il giorno della partita e,al momento dell’entrata in campo, Mario e Antonio si incontrarono e si augurarono buona fortuna per la partita. Nel primo tempo attaccarono tutte e due le squadre, forse la Juventus meritava qualcosa in più ma il Trento si era ben difeso e quando era possibile attaccava. Il secondo tempo non iniziò benissimo, infatti fu Samuele uscì su Antonio e il suo ex compagno cadde subito senza essere toccato dal portiere simulando di essersi fatto male, l’arbitro fischiò subito il rigore e i giocatori del Trento,con il mister, si arrabbiarono con l’arbitro, che cacciò l’allenatore del Trento per proteste. Il rigore fu realizzato da Antonio che però si scusò con la sua ex squadra. Mario fino a quel momento non aveva giocato bene, e questo si sentiva perché la squadra fino a quel momento non aveva creato niente, così Mario iniziò a creare qualche occasione ma niente di più di qualche tiro. La Juventus, che era una delle migliori in Italia,come aveva dimostrato fino a quel momento nel torneo, si stava difendendo alla grande contro la squadra trentina che ormai stava tentando il tutto per tutto e con Mario provò l’ultimo attacco con un tiro a giro che andò a finire sull’incrocio dei pali. Con quel tiro tutte le speranze del Trento finirono e l’arbitro fischiò la fine della partita tra le lacrime dei giocatori del Trento, Mario non credeva a quello che era successo e insieme ai suoi compagni, litigò con il direttore di gara per l’arbitraggio che era stato davvero disastroso per diversi episodi, il più evidente quello del rigore che decise la partita, ma l’arbitro non rispose e tornò negli spogliatoi. La favola era finita ma i tifosi a fine partita applaudirono lo stesso i ragazzi di mister Fulvio che andarono sotto la curva molto tristi per la sconfitta immeritata e decisa da un errore arbitrale. Mario era arrabbiato perché se quella palla fosse entrata in porta adesso la sua squadra poteva ancora lottare per arrivare in finale. L’altra finalista fu la Roma, che p una volta arrivata in finale perse contro i bianconeri per 2-1, squadra con cui Mario,se fosse entrato, avrebbe provato a vincere il prossimo torneo che tanto desiderava ma che non aveva mai vinto. Così fini la carriera di Mario al Trento, la sua prima squadra,con cui Mario non era riuscito a guadagnare il tanto desiderato trofeo ma anche la squadra con cui Mario era sbocciato e se non si fosse infortunato a quest’ora sarebbe sicuramente nella Juventus con il suo amico Antonio in finale del torneo nazionale, ma siccome era una squadra che lui non amava forse, da una parte era meglio così perché adesso Mario poteva fare finalmente quello che desiderava, il provino per entrare a far parte della sua squadra e per vincere il trofeo Nazionale che tanto desiderava. Il 24 giugno, vigilia del compleanno di Mario, Il ragazzo si mise in macchina e, accompagnato dai suoi cugini andarono a Roma. Partirono la mattina presto e arrivarono in albergo la sera tardi, Mario andò subito a dormire per essere riposato il giorno dopo in vista del provino. Il giorno seguente Mario si svegliò e in 10 minuti fu già pronto per il provino, così i tre si misero in macchina e arrivarono nel luogo dove si sarebbe dovuto svolgere il provino, insieme a Mario per svolgere il provino, c’era anche Samuele, il portiere del Trento, che oltre ad essere conterraneo e grande amico di Mario era anche un bravissimo estremo difensore. Così i giocatori arrivarono in campo dove iniziarono ad allenarsi con dribbling, cross e tiri e finalmente dopo un’oretta arrivò il momento della Partitella che avrebbe deciso chi fosse entrato nella squadra giovanile della Roma. Mario oggi aveva compiuto dieci anni ed era il più piccolo tra i ragazzi, quasi tutti undicenni, ma non il meno forte. La partita iniziò e Mario era contro Samuele, i due che si conoscevano molto bene calcisticamente, si augurarono buona fortuna. Mario iniziò a giocare e subito si mise a disposizione della sua squadra, recuperando molti palloni e ripartendo , quando ne aveva l’opportunità, sulla fascia sinistra fino a quando, dopo un’ottima azione corale si trovò in area dove però fu atterrato dal difensore avversario, l’arbitro fischiò rigore e Mario decise di non batterlo lasciando la palla ad un suo compagno che aveva il desiderio di batterlo. Così il compagno di Mario prese la rincorsa e tirò molto bene rasoterra all’angolo di sinistra, Samuele si tuffò benissimo e riuscì a parare un tiro che sembrava già in porta. Il portiere era già con un piede, anzi con una mano, nella squadra giallorossa dopo quella parata, ma anche Mario voleva essere dentro perché si era stancato di arrivare sempre alla fine ma di non riuscire a concludere niente come era successo nel corso della sua carriera fino ad ora. Mario riuscì a sfruttare un tiro con una deviazione che spiazzò il portiere per segnare a porta vuota quel gol, che avrebbe potuto far entrare anche lui nella Roma, non andò di certo a macchiare la prestazione sublime di Samuele. La partita finì uno a zero con gol di Mario e con un rigore, procurato sempre da lui, parato dal portierone ormai ex Trento Samuele. Mario e Samuele erano dentro, ce l’avevano fatta, per Mario fu il miglior regalo di compleanno della sua carriera, e appena gli venne data la notizia si mise a piangere dalla gioia, perché dopo quel provino andato male con il Catanzaro finalmente aveva battuto la sua paura più grande, l’emozione durante le partite molto importanti. Mario sarebbe dovuto rimanere a Roma per una settimana, ma dopo la bella notizia tutto cambiò, infatti i suoi nonni paterni gli fecero un grandissimo regalo;si trasferirono a Roma in un luogo vicino al centro sportivo delle giovanili giallorosse.
  1. Il figlio di Fulvio e Barbara così dovette per l’ennesima volta cambiare vita; dalla vita tranquilla del suo piccolo paesino mondano alla vita frenetica di Roma. Roma, la città più bella del mondo, appena ne ebbe l’opportunità, insieme ai suoi nonni e i suoi cugini, andarono a visitare la bellezza della Capitale; dalla Fontana di Trevi al simbolo di Roma, il Colosseo, da Castel Sant’Angelo a San Pietro, da Piazza di Spagna a Piazza Navona tutto quello che si trovava nella Capitale era stupendo e Mario era entusiasta di vivere in una città così. Per tutta l’estate non finì mai di allenarsi e a settembre iniziò le scuole medie, nuova scuola, nuovi compagni, stessa bravura, era un ragazzo molto intelligente e lo dimostrò nel corso dell’anno ottenendo buonissimi voti e trovando molti amici in una classe, rispetto a quella in cui era a Trento, numerosissima. iniziò anche il campionato con la Roma, ovviamente la squadra giallorossa non era il Trento e Mario giocò solo per pochi minuti, per altro si sedeva sempre in panchina perché c’erano dei ragazzi che avevano lottato per essere titolari ed era giusto che giocassero. La stagione andò bene per la Roma che nello sprint finale si trovava seconda a due punti dalla capolista e proprio alla penultima giornata doveva giocare contro la Juventus che era prima in classifica. L’esterno titolare si infortunò verso la fine della partita precedente e il mister fece entrare che sicuramente avrebbe dovuto giocare anche le ultime due partite rimanenti, soprattutto la più importante della stagione, quella contro la Juventus. Arrivò il giorno della partita, quel giorno fu anche quello delle pagelle e venne promosso con dei voti molto alti per essersi appena trasferito in una nuova città, i professori si complimentarono con i suoi nonni. arrivò al campo la partita stava per iniziare e prima del match incontrò Antonio, il suo amico che finalmente poteva giocare contro di lui, proprio come Mario si era ripromesso quando si era rotto la gamba. Iniziò la partita e ,che giocava su quella che ormai era diventata la sua fascia preferita anche se poteva giocare nel ruolo in cui aveva iniziato con il Trento prima del grave infortunio, si ambientò subito al gioco della squadra, in cui come in tutte le altre della stagione, Samuele era il portiere titolare e si era guadagnato il posto sin da subito grazie al suo gran talento. Proprio nel momento della partita in cui la Roma stava giocando meglio, arrivò il gol del solito Antonio, che si era ambientato benissimo sin da subito. La Roma provò ad attaccare e sfiorò il gol in più di un paio di occasioni, fino a quando riuscì a trovare lo spunto fondamentale per fare l’assist a Nicola Magazzi, che era l’attaccante della Roma ed ex dell’ Inter, che trovò il gol del 1-1.
  1. La Roma per riuscire a superare la Juventus ed andare in testa doveva vincere, e Mario stava giocando una grande partita, aveva trovato anche l’assist decisivo per il gol dei giallorossi, stava provando in tutti i modi a far vincere i suoi, era uno dei migliori in campo e con un gol sarebbe stato senza dubbio il migliore. In un contropiede viene servito molto bene da Nicola e dopo essere rientrato sul destro, fa partire un missile terra aria imprendibile per il portiere bianconero che non accenna nemmeno parata e resta fermo immobile a guardare il tiro. Mario in quel momento pensò ai suoi genitori che sicuramente da lassù erano fieri di lui, finalmente ce l’aveva fatta, era riuscito a realizzare uno dei suoi obiettivi più grandi nel corso della sua carriera, ed aveva battuto la squadra che aveva infranto i suoi sogni nell’esperienza al Trento. Fu sotterrato dai suoi compagni che non smisero un attimo di gridare a gran voce il suo nome, e quando l’arbitro fischiò la fine della partita corsero tutti ad abbracciarlo, era diventato il nuovo eroe della squadra giallorossa, finalmente, se avesse vinto anche la prossima partita, poteva far vincere lo scudetto alla sua squadra del cuore, che seguiva fin da piccolino. Dopo la festa per la vittoria, quattro giorni dopo si sarebbe dovuta giocare la partita scudetto che avrebbe riportato, anche grazie a Mario, il titolo alla squadra giallorossa. partita è contro il Verona, ultimo in classifica, ci sono tanti tifosi a sostenere la squadra giallorossa, sulla carta dovrebbe essere una partita semplice per la Roma che però fino alla fine del primo tempo non riesce a sbloccarla anche la porta del Verona diventa praticamente un tiro al bersaglio per i giallorossi e la squadra veneta non riesce a concludere nemmeno una volta in porta. Negli spogliatoi il mister dice ai suoi che adesso era l’ora di far vedere chi era la Roma, che dopo aver battuto la Juventus adesso dovevano farcela, dovevano vincere uno scudetto meritato nel corso dell’anno. Roma continuò ad attaccare, Mario era quello che tirava di più, fino a quando trova uno dei suoi spunti e trova Nicola che batte il portiere e adesso la porta rimane vuota, in quel momento tutti pensano allo scudetto che con quel gol sarebbe già stato vinto , ma Nicola sbaglia l’occasione più importante della sua carriera calcistica e inspiegabilmente conclude sul fondo. Sono tutti con le mani tra i capelli perché non credono a quello che è appena successo, appena ripreso il gioco il Verona, con il suo primo contropiede, si divora il gol del vantaggio e la Roma dopo questo spavento inizia a creare perché mancano dieci minuti alla fine e perché lo scudetto non si può perdere contro l’ultima in classifica dopo aver vinto contro la prima alla penultima. La Roma ci prova ancora e fino al minuto ottantanove non riesce a fare un tiro in porta perché il Verona si è chiuso nella sua area e adesso è impenetrabile. Arriva il novantesimo, 6 minuti di recupero, Mario prova un ultimo tiro per sbloccare la partita ma il portiere veronese, come mai aveva fatto,trova una parata clamorosa e va a togliere il pallone dall’incrocio dei pali. Arriva l’ultimo calcio d’angolo, sale anche il portiere, palla in mezzo stacca Samuele , il pallone scheggia il palo e va sul fondo. Si concludono così le speranze della Roma che va a perdere uno scudetto che sembrava già vinto dopo la partita con la Juventus, Mario, come tutti i suoi compagni non riesce a credere a quello che è successo ed in lacrime lasciano Verona, regalando letteralmente lo scudetto alla Juventus. Fu la più grande delusione della carriera calcistica di Mario, che non riuscì a dormire per diverse notti per quanto era triste, il suo gol allo scadere contro la Juventus non era servito a niente e questo era il suo più grande rammarico perché contro il Verona non erano riusciti a segnare quel maledetto gol che avrebbe fatto vincere lo scudetto della Roma e realizzare il sogno che Mario aveva sin da quando aveva 5 anni. Quell’estate che fu molto calda, per Mario fu davvero triste perché non era riuscito a realizzare il sogno che si era ripromesso dopo la morte dei suoi genitori. Ma una nuova stagione stava per iniziare e Mario non vedeva l’ora di riscattarsi dopo quello che era successo, così iniziò il campionato sin dalla prima partita da titolare, ma quell’anno fu bellissimo per un altro motivo; infatti i suoi genitori, all’insaputa di Mario qualche anno prima, avevano adottato un ragazzino di 10 anni del Ghana che andò a vivere insieme ai suoi nuovi nonni adottivi e a Mario nella Capitale. Il ragazzino si chiamava Adisa e anche lui, come il suo nuovo fratello, amava giocare a calcio, così i suoi nuovi nonni gli fecero un regalo; il regalo era un provino per entrare nella zio anche perché ad Adisa piaceva molto la squadra biancoceleste sin da quando era in Ghana e per questo gli venne fatto questo regalo. Mario accolse con grande affetto Adisa, avere un fratello era il suo sogno e finalmente si era realizzato, anche se non era fratello di sangue. Adisa si iscrisse a scuola e inizialmente dovette fare dei corsi per imparare l’italiano, siccome non sapeva nemmeno una parola. Mario nella Roma è sempre più titolare e la Roma si contende il posto con Juventus ed Inter, a 3 giornate della fine la Roma batte l’Inter per 2-0 grazie anche ad un gol di Mario che decide la partita e la Juventus perde a Catania, la Roma va a meno un punto dai bianconeri e all’ultima giornata c’è la Roma contro il Foggia quindicesimo e la Juventus contro il Milan, quarto in classifica. Roma vince tutte le partite da lì alla fine ma purtroppo le vince tutte anche la Juventus e alla fine anche con un pareggio dei bianconeri, e ovviamente la vittoria dei giallorossi, la Roma avrebbe vinto lo scudetto. Ultima partita, Roma contro Foggia, i giallorossi giocano in casa, Mario non vuole che l’incubo dello scorso anno si ripeta e quindi in 20 minuti fa 2 gol e 1 assist chiudendo così la pratica. partita finisce 6-0 con la prima tripletta della carriera di Mario. Mario dedica tutti e tre i gol, ma soprattutto può dedicare la vittoria finale dello scudetto, baciando il suo braccialetto, ai suoi genitori che sicuramente lassù staranno festeggiando, Mario si porta il suo primo pallone a casa e lo mette nella sua cameretta, insieme al pallone che i suoi genitori gli avevano regalato il giorno del suo primo compleanno e alla medaglia per lo scudetto. Mario aveva finalmente vinto il suo primo trofeo, era incredulo, e insieme a Samuele e qualche altro suo compagno, festeggiarono per tutta la notte. Mario finalmente festeggiò il suo dodicesimo compleanno con un trofeo da poter dedicare ai suoi genitori e alla sua nuova famiglia, soprattutto ai suoi nonni, che trasferendosi a Roma gli avevano regalato l’opportunità di realizzare il suo sogno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo VII

Il fratello africano

Adisa era un ragazzo che aveva tanta voglia di giocare a calcio, iniziò il suo provino con la squadra biancoceleste, e riuscì a segnare un gran gol su calcio di punizione riuscendo così ad entrare nella squadra della Lazio. Mario fu molto felice per il fratello che finalmente era riuscito ad ambientarsi con la sua nuova famiglia, e siccome Adisa non conosceva niente dei suoi genitori, Mario gli regalò il suo braccialetto dicendogli che glielo avevano regalato da piccolo e Adisa da quel giorno lo tenne sempre con sé. Purtroppo questa magia durò poco, Infatti Adisa non si trovò bene con la sua nuova squadra e quindi, anche se aveva delle grandi potenzialità come aveva detto anche il suo nuovo mister, decise di andarsene e i suoi nonni lo iscrissero in una scuola calcio, la Lodigiani, storicamente terza squadra di Roma. Nello stesso anno in cui Adisa esordiva negli esordienti a Lodigiani, anche un ragazzo di nome Francesco Totti, Adisa non era nella sua stessa squadra perché era più grande del ragazzo ghanese. Ad Adisa piaceva tanto il gioco di Francesco ed ogni volta che andava a vedere le partite dei giovanissimi lo seguiva con una certa attenzione perché aveva un grande talento e si vedeva che avrebbe fatto carriera. Le cose per Adisa si misero subito bene, in campionato era uno dei migliori della sua squadra e dopo 10 giornate era il capocannoniere del campionato. Il suo ruolo era quello di centravanti, era molto alto e aveva un grande fisico, anche se aveva solo 10 anni. Alla fine di quella stagione Adisa vinse la classifica dei capocannonieri e fu il miglior giocatore del campionato, tanto che fu premiato e la Lazio, tornata alla carica, gli offrì un posto da titolare nella squadra a degli esordienti. Adisa pensò molto alla proposta dei biancocelesti ma dopo quella della Lazio arrivarono anche diverse offerte da altre squadre e Mario, che aveva finito la sua stagione e purtroppo non aveva vinto niente riuscì solo a fare 6 gol e 5 assist in tutto l’anno, che voleva il fratello alla Roma gli consigliò di scegliere lui la sua nuova destinazione, tra queste c’erano Inter, Catania e Bari che erano anche molto interessate al ragazzo. Mario aiutò suo fratello a scegliere la destinazione, che se non avesse scelto di andare a giocare nella Lazio sarebbe andato a vivere nel centro sportivo di una squadra di un’altra città, in una scuola diversa e senza i suoi nuovi familiari. Per diventare calciatori però bisogna fare dei sacrifici e insieme a Mario, scelse di andare a giocare nel Bari. I suoi nonni lo accompagnarono nella città pugliese e dopo essere rimasti per 1 mese nel corso delle vacanze estive, tornarono a Roma insieme a Mario. Il distacco con la sua famiglia fu molto difficile per Adisa che però riuscì subito ad ambientarsi, in camera fu con un suo connazionale, dopo un’ estate piena di fatica e lunghi allenamenti iniziò la stagione giocando una bella prima partita, il Bari pareggiò 2-2 e Adisa riuscì a segnare un gol su punizione, che erano le sue specialità sin da quando era alla Lazio. Per Adisa fu una stagione di assestamento, infatti non riuscì ad andare in doppia cifra, segno 7 gol, ma contribuì lo stesso a portare la sua squadra in Serie A, dove giocava anche Mario e sicuramente negli anni successivi si sarebbero incontrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo VIII

Un anno molto importante

 

Per Mario quella fu la stagione più importante della sua vita. Era da un bel po’ infatti che non riusciva più ad eccellere nella sua squadra ma giocava stagioni non esaltanti, questo ovviamente non fu una cosa che lo aiutò e così fu costretto ad andare in panchina e perdere il posto da titolare. Ormai Mario non aveva più tanta voglia di giocare a calcio, di allenarsi, aveva perso quella voglia che lo contraddistingueva da sempre, e così iniziò a non presentarsi più agli allenamenti e dopo una brutta lite con il mister, che non lo schierava più neanche da subentrato, decise di andarsene. i suoi familiari fu una delusione, ma lui non aveva nessun rimpianto perché giocare a calcio non era più la sua passione, bisognava fare una vita di sacrificio e questo non stava bene a Mario che voleva godersi la sua giovinezza. Mario pensò che i suoi genitori sarebbero stati contenti qualunque sia stata la sua scelta, ma comunque il calcio faceva sempre parte della sua vita, infatti era da un paio d’anni, specialmente durante il suo infortunio, che Mario si era appassionato a raccontare le partite, facendo la telecronaca anche grazie al suo telecronista preferito, infatti Mario sentendolo parlare, aveva provato a farlo anche lui e questo gli piaceva molto. I suoi nonni presero bene questa scelta e quando Mario compì 14 anni decisero, con il suo consenso, di iscriverlo al liceo Classico, proprio come la sua mamma, che avrebbe tanto voluto vederlo nella stessa scuola in cui era andata lei sin da quando era piccolo. Mario nel corso degli anni al liceo, iniziò ad avere sempre di più, un’ottima padronanza della lingua Italiana imparando anche la lingua inglese, così decise di portare il giornalismo sportivo in inglese come tesi di laurea e si laureò con 110 e lode per la felicità dei suoi nonni e sicuramente anche dei suoi genitori. Intanto Adisa stava davvero giocando bene nel Bari e nel corso dei 5 anni in cui Mario si laureò, diventò un grande giocatore prima negli allievi e poi nella primavera del Bari dove, a 15 anni era il centravanti titolare indiscusso della squadra. Adisa iniziò a guadagnare i suoi primi stipendi da calciatore e aiutò anche i nonni e Mario ,che a Roma intanto aveva iniziato l’università scegliendo di studiare per diventare giornalista sportivo, e a pagarsi i libri per la scuola. Adisa era sempre il migliore negli allenamenti, come se giocasse una partita e questo lo contraddistingueva dai suoi compagni che, tranne qualcuno, non avevano la sua stessa voglia, era un giocatore volenteroso che, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte metteva la stessa voglia e lo stesso impegno, inoltre era un ragazzo molto educato e rispettoso nei confronti degli avversari, proprio come il fratello Mario. Mario all’università conobbe molti ragazzi che condividevano con lui la sua stessa passione e nel tempo libero si incontravano per vedere le partite e una volta per uno facevano la telecronaca. Nel loro gruppo c’era anche una ragazza, Samuela che divenne la migliore amica di Mario, Mario e la sua amica erano sempre insieme e lei,che era appassionata di calcio, si affezzionò molto a Mario e nel corsò del tempo diventarono sempre più amici fino a quando Mario scoprì di avere una cotta per Samuela.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capitolo IX

La prima cotta

Mario era stato fidanzato nel corso della sua adolescenza alle superiori ma non si era mai innamorato così come adesso. Quando vedeva la Samuela, non capiva più niente, sentiva un grande nodo allo stomaco e diventava rosso come un pomodoro. Ogni volta che la vedeva capiva che lei era la cosa più bella che gli era capitata e ogni volta non vedeva l’ora di incontrarsi e stare con lei. voleva dichiararsi ma non sapeva da dove partire e soprattutto non sapeva se lei provava qualcosa per lui. Mario ogni giorno faceva le prove nella sua stanza come se avesse lei davanti e dovesse chiederle di fidanzarsi con lui. Così un giorno le diede appuntamento per una cena e lei accettò. quella sera doveva chiederle di fidanzarsi con lui ma non sapeva da dove cominciare e il pomeriggio lo passò a fare le prove per come si sarebbe dovuto dichiarare la sera stessa. aveva comprato l’anello di fidanzamento per Samuela che le avrebbe dovuto regalare la sera stessa. La sera si incontrarono e insieme andarono a cena a ristorante, così dopo aver mangiato e scherzato andò in bagno dove per l’ultima volta riprovò il discorso, dopo essere tornato al tavolo Samuela chiese a Mario se poteva dirgli una cosa e disse a Mario una cosa inaspettata; Samuela chiese a Mario se voleva diventare il suo ragazzo perché sin dalla prima volta che l’aveva visto si era innamorata di lui. le regalò l’anello e le raccontò che anche lui la sera stessa si sarebbe voluto dichiarare, così i due si fidanzarono e dopo un anno decisero di andare a vivere insieme. aveva compiuto vent’ anni e Samuela ne aveva ventuno così i due andarono a vivere insieme grazie ai soldi che Mario stava guadagnando facendo il cameriere, aveva iniziato nel periodo in cui era all’università e lavorava per mantenersi da solo gli studi in attesa di finire l’università e diventare un giornalista sportivo, il suo sogno era quello di avere un programma tutto suo dove parlava di tutto ciò che riguardava il gioco del calcio, ma soprattutto un programma dedicato a scoprire i giocatori giovani che, secondo lui erano poco valorizzati in quegli anni.

 

Capitolo X

Il nuovo millennio

Mario intanto era diventato un grande giocatore, esordendo anche nella prima squadra del Bari da subentrato negli ultimi 20 minuti nella prima giornata del campionato di Serie A tra Bari e Fiorentina al posto di un giovanissimo Simone Perrotta. Quella per fu molto importante perché giocare in Serie A era un’emozione indescrivibile, vedere tutta quella gente che appena entri in campo ti incita dava una grande carica ad Adisa che, purtroppo non riuscì a segnare ,ma che giocò comunque un ottimo quarto d’ora, quella gara fu deicsa da un gol di Enrico Chiesa, che giocava in una Fiorentina molto forte; Toldo, Di Livio, Balbo e Il grande Rui Costa e lo stesso Chiesa erano tra i migliori del campionato Italiano. Nel corso di quella stagione di Serie A, giocò solo in primavera giocando molto poco in prima squadra anche per la sua giovane età, riuscì a giocare in tutto una buona ottantina di minuti in tutta la stagione in cui riuscì a fare un solo assist nel derby contro il Lecce per il gol di un giovane Antonio Cassano che chiuse la partita segnando il definitivo 3-1 nell’unica gara in cui il ghanese partì titolare ma dovette uscire alla fine del primo tempo per un lieve dolore alla caviglia. Il Bari arrivò undicesimo quell’anno giocando una discreta stagione e riuscì a farsi vedere abbastanza da attirare diverse squadre di serie B, così fu mandato in prestito dal Bari in serie cadetta al Brescia. Nella stagione del nuovo millennio riuscì a giocare da titolare tutte le partite segnando 13 gol e portando in Serie A il Brescia sotto la guida del suo allenatore che in quell’anno fu Nedo Sonetti, che è riuscito a far cambiare ruolo al ghanese a giocare come seconda punta alle spalle di Hubner facendogli segnare diversi gol, infatti ne fece 21, e legò molto con un giovane Daniele Bonera, che lo aiutò ad ambientarsi anche negli allenamenti. in questa stagione fu visionato da molte squadre di Serie A e quando tornò al Bari arrivarono diverse offerte ma ormai la squadra biancorossa capì che era un gran giocatore e lo blindò rifiutando qualsiasi offerta che arrivò sia dall’estero sia dall’Italia per il neomaggiorenne. Ma il Brescia si innamorò del talento del ghanese e quell’anno, anche con la volontà del giocatore che spinse molto per trasferirsi di nuovo così come Bonera che lo aspettava a braccia aperte. Quell’anno l’allenatore cambiò e arrivo il mitico Carletto Mazzone che fu il primo a volere il giocatore in Lombardia. Insieme al nuovo mister arrivarono anche Igli Tare, con cui si contendeva il posto da titolare, Roberto Baggio, che fu uno dei motivi per cui Adisa si trasferì a Brescia, un giovanissimo Andrea Pirlo, e infine Hubner, con cui Adisa legava tantissimo sia in campo che fuori e a cui aveva fatto moltissimi assist per farlo diventare capocannoniere l’anno precedente. La squadra era davvero messa bene e c’erano tutti i presupposti per fare un’ottima stagione, infatti le aspettative furono premiate; cambiò di nuovo ruolo con Carletto Mazzone giocando dietro le punte Baggio Hubner e Tare e fornendo 24 assist per tutti e tre,mentre riuscì invece a segnare 8 gol, il legame più forte fu quello con Hubner, infatti riuscì a fare 10 assist solo per lui e grazie all’attaccante che quell’anno fu capocannoniere del Brescia segnò 4 gol. Le partite con Hubner e titolari furono molto belle, addirittura contro l’Udinese riuscì servire 3 palloni decisivi per la tripletta di Hubner, molti assist arrivarono anche per Baggio, le partite in cui ne arrivarono di più furono quelle contro Lecce e contro il Napoli, quando Adisa servì l’assist per il gol del pareggio decisivo allo scadere per “codino”, ci furono anche molte altre partite in cui Adisa siglò diversi assist ma ce ne furono così tante che ci vorrebbe un libro per scriverle tutte! Anche a Mario l’inizio del nuovo millennio portò fortuna; Infatti appena finì gli studi fece diversi corsi e superato l’esame per diventare giornalista, venne chiamato da una testata giornalistica molto importante in Italia e così inizio la sua vera e propria carriera da giornalista. Dal 2000 fino al 2004 scrisse per questa testata curando la parte dedicata al giornalismo e, grazie alla sua rubrica il giornale riuscì a vendere molte più copie rispetto a quante ne vendeva prima, così a Mario venne proposta un’offerta di lavoro molto più allettante rispetto a quella che aveva attualmente. Nel 2001 la Roma vinse lo scudetto e Mario seguì tutte le partite che i giallorossi giocarono nell’anno dello scudetto, sia per il suo lavoro ma soprattutto per la sua passione, La Roma con Montella, Batistuta e Totti su tutti era fortissima, tra le migliori in europa e riuscì a vincere lo scudetto grazie all’ultima sfida con il Parma vinta per 3-1, Mario entrò in campo ad intervistare i giocatori della Roma e per lui fu un’emozione indescrivibile trovarsi davanti giocatori come Totti o Montella, quell’anno fu il migliore per il neogiornalista che divenne sempre più bravo riuscendo a trovare rubriche sempre più interessanti e seguite dai lettori. Così Mario iniziò ad andare anche negli altri stadi a seguire molte partite curando una nuova rubrica sui giovani promettenti facendo votare ai lettori i giovani più forti della varie giornate di Serie A, molte di queste giornate furono vinte da , infatti Mario seguiva quasi sempre il fratellino a cui voleva un gran bene e gli raccontava sempre un sacco di cose sulla sua squadra ma soprattutto gli parlava molto dei giovani della primavera Bresciana a cui Mario si interessava molto. Mario divenne un grandissimo talent scout, che aiutò diverse squadre a scoprire molti giovani talenti. Nel 2006 fu mandato in Germania per seguire i nuovi talenti del mondiale e tra questi, per sorpresa di tutti c’era anche , che era incredulo della convocazione in Nazionale e quando fu chiamato pensava fosse uno scherzo ma poi quando gli venne detta la verità fu pazzo di gioia e raggiunse subito i suoi compagni in ritiro. Il suo Ghana fu sorteggiato nel girone proprio contro l’Italia, la “sua” Italia che lo aveva adottato e a cui voleva un gran bene, inoltre nel girone c’erano anche Repubblica Ceca e gli Stati Uniti. La prima partita era contro l’ Italia e allo stadio insieme ad era presente anche Mario, che non vedeva l’ora di scoprire nuovi talenti. La partita si mise bene per gli azzurri che vinsero per due a zero, entrò per gli ultimi 10 minuti in cui toccò pochi palloni ma poi riuscì a rifarsi siglando un assist nella seconda partita contro la Repubblica Ceca per il 2-0 e dando una mano alla squadra a difendere il due a uno negli ultimi minuti. Anche gli azzurri vinsero il girone e insieme alla nazionale africana passò il girone, Mario scoprì giocatori che alla fine si rivelarono davvero bravi e che alla fine furono al centro delle trattative del mercato estivo. giocò gli ultimi dieci minuti anche negli ottavi di finale, quando il Ghana perse per tre a zero contro il Brasile, per Adisa fu una partita vinta anche senza essere andato avanti nel torneo, non si sarebbe mai aspettato di giocare un mondiale quando da piccolo arrivò in Italia e per questo ogni sera da quando era arrivato in Italia ringraziava i suoi nonni e soprattutto i suoi genitori che adottandolo gli diedero la possibilità di avere una famiglia, da piccolo infatti fu abbandonato dai suoi genitori e finì in un orfanotrofio fondato da medici senza frontiere in Ghana. Anche Mario fu molto contento per il fratellino che dopo il mondiale sarebbe andato in vacanza insieme a lui, ma adesso c’era un mondiale da seguire e i giovani non si scoprivano da soli, quindi Mario tornò negli stadi a seguire diverse squadre ma ovviamente con un occhio di riguardo per la sua nazionale. L’Italia passò anche gli ottavi di finale vincendo con l’Italia grazie al rigore di Totti, allo scadere, che con il suo “cucchiaio” sorprese il portiere dell’Australia, che era al mondiale insieme al suo ex “compagno”, anche se in realtà non era un suo compagno perché era più grande di qualche anno, della Lodigiani che sin da piccolino ammirava e andava a vederlo giocare nei giovanissimi. Anche gli ottavi di finale andarono alla grande, infatti contro l’Ucraina arrivò un netto tre a zero. In semifinale, contro la Germania in una partita storica, gli azzurri vinsero per due a zero in una sfida piena di emozioni, e la finale contro la Francia fu tutta da vivere; la testata di Zidane , il gol di Trezeguet, il gol di Materazzi e la lotteria finale dei rigori che regalò la vittoria all’Italia con il gol finale di Fabio Grosso. Dopo lunghissimi festeggiamenti durati una settimana Mario e partirono in vacanza, insieme alle loro fidanzate, Adisa si era da poco fidanzato. Le vacanze i due fratelli le passarono a Trento, dove Mario portò i tre ragazzi e dove il giovane era stato con la sua famiglia nella sua prima vacanza, dove purtroppo perse i genitori ma dove trovò due magnifici cugini che, insieme allo zio, accolsero Mario nella località trentina. Una volta ritornato nel paese dove aveva trascorso la sua infanzia tornò a trovare anche i suoi amici della sua ex squadra insieme al mister e dei nuovi giovani,molto interessanti, che Marco ebbe l’opportunità di visionare solo per qualche settimana e che una volta finite le vacanze decise di trasferirsi definitivamente nel paese di suo zio e iniziò a scoprire diversi talenti che seguiva sin da bambini e una volta cresciuti parlava di loro sul suo giornale e le squadre di serie A visionavano e ingaggiavano ovviamente i più forti. I migliori giovani che furono ingaggiati dalle big italiane furono il portiere Andrea Tozzo, portiere ingaggiato dalla Samp, Amedeo Benedetti, visionato dal Cittadella e su tutti Fiamozzi del Genoa, Depaoli, oggi giocatore della Sampdoria e uno dei migliori giovani in serie A e infine Andrea Pinamonti, pupillo di sin da piccolo e poi di Roberto Mancini più in seguito capocannoniere dell’Italia nel Mondiale under 21 ed ora giocatore del Genoa. Mario tornò anche ad Amaroni dove nel 2019 fondò una scuola Calcio chiamata scuola calcio “Davide Astori” in memoria del capitano della Fiorentina scomparso l’anno prima. Adisa nel 2008 si trasferì definitivamente nel Brescia giocando da titolare inamovibile insieme a Rodrigo Taddei, poi trasferitosi e diventando uno dei migliori della Roma, Alessio Tacchinardi, che finì l’anno dopo la carriera con la squadra Bresciana e dopo qualche anno diventatone allenatore, e infine Roberto de Zerbi, diventato in seguito allenatore di squadre di Serie A tra queste Sassuolo e Benevento. oggi è uno dei migliori talent scout Italiani e continua a scrivere dei suoi giovani, vive a Trento insieme a sua moglie Samuela e insieme a suo zio. Adisa invece è un giocatore del Bari, che dopo il fallimento è ripartito dalla Serie D, Adisa ha deciso così di dare una mano alla squadra che lo ha portato ad alti livelli per farla tornare in alto.