Riviviamo i due capitoli più belli della Serie con protagonista Mario Sommaro, un ragazzo con una storia incredibile che riesce però ad arrivare al suo sogno.

Capitolo X - Il nuovo millennio

Adisa intanto era diventato un grande giocatore, esordendo anche nella prima squadra del Bari da subentrato negli ultimi 20 minuti nella prima giornata del campionato di Serie A tra Bari e Fiorentina al posto di un giovanissimo Simone Perrotta. Quella opportunità fu molto importante perché giocare in Serie A era un’emozione indescrivibile, vedere tutta quella gente che appena entri in campo ti incita dava una grande carica ad Adisa che, purtroppo non riuscì a segnare, ma che giocò comunque un ottimo quarto d’ora, quella gara fu deicsa da un gol di Enrico Chiesa, che giocava in una Fiorentina molto forte; Toldo, Di Livio, Balbo e Il grande Rui Costa e lo stesso Chiesa erano tra i migliori del campionato Italiano.
Nel corso di quella stagione di Serie A, giocò solo in primavera giocando molto poco in prima squadra anche per la sua giovane età, riuscì a giocare in tutto una buona ottantina di minuti in tutta la stagione in cui riuscì a fare un solo assist nel derby contro il Lecce per il gol di un giovane Antonio Cassano che chiuse la partita segnando il definitivo 3-1 nell’unica gara in cui il ghanese partì titolare ma dovette uscire alla fine del primo tempo per un lieve dolore alla caviglia. Il Bari arrivò undicesimo quell’anno giocando una discreta stagione e riuscì a farsi vedere abbastanza da attirare diverse squadre di serie B, così fu mandato in prestito dal Bari in serie cadetta al Brescia.

Nella stagione del nuovo millennio riuscì a giocare da titolare tutte le partite segnando 13 gol e portando in Serie A il Brescia sotto la guida del suo allenatore che in quell’anno fu Nedo Sonetti, che è riuscito a far cambiare ruolo al ghanese a giocare come seconda punta alle spalle di Hubner facendogli segnare diversi gol, infatti ne fece 21, e legò molto con un giovane Daniele Bonera, che lo aiutò ad ambientarsi anche negli allenamenti. in questa stagione fu visionato da molte squadre di Serie A e quando tornò al Bari arrivarono diverse offerte ma ormai la squadra biancorossa capì che era un gran giocatore e lo blindò rifiutando qualsiasi offerta che arrivò sia dall’estero sia dall’Italia per il neomaggiorenne. Ma il Brescia si innamorò del talento del ghanese e quell’anno, anche con la volontà del giocatore che spinse molto per trasferirsi di nuovo così come Bonera che lo aspettava a braccia aperte.
Quell’anno l’allenatore cambiò e arrivo il mitico Carletto Mazzone che fu il primo a volere il giocatore in Lombardia. Insieme al nuovo mister arrivarono anche Igli Tare, con cui si contendeva il posto da titolare, Roberto Baggio, che fu uno dei motivi per cui Adisa si trasferì a Brescia, un giovanissimo Andrea Pirlo, e infine Hubner, con cui Adisa legava tantissimo sia in campo che fuori e a cui aveva fatto moltissimi assist per farlo diventare capocannoniere l’anno precedente.
La squadra era davvero messa bene e c’erano tutti i presupposti per fare un’ottima stagione, infatti le aspettative furono premiate; cambiò di nuovo ruolo con Carletto Mazzone giocando dietro le punte Baggio Hubner e Tare e fornendo 24 assist per tutti e tre,mentre riuscì invece a segnare 8 gol, il legame più forte fu quello con Hubner, infatti riuscì a fare 10 assist solo per lui e grazie all’attaccante che quell’anno fu capocannoniere del Brescia segnò 4 gol. Le partite con Hubner e titolari furono molto belle, addirittura contro l’Udinese riuscì servire 3 palloni decisivi per la tripletta di Hubner, molti assist arrivarono anche per Baggio, le partite in cui ne arrivarono di più furono quelle contro Lecce e contro il Napoli, quando Adisa servì l’assist per il gol del pareggio decisivo allo scadere per “codino”, ci furono anche molte altre partite in cui Adisa siglò diversi assist ma ce ne furono così tante che ci vorrebbe un libro per scriverle tutte! Anche a Mario l’inizio del nuovo millennio portò fortuna; Infatti appena finì gli studi fece diversi corsi e superato l’esame per diventare giornalista, venne chiamato da una testata giornalistica molto importante in Italia e così inizio la sua vera e propria carriera da giornalista. Dal 2000 fino al 2004 scrisse per questa testata curando la parte dedicata al giornalismo e, grazie alla sua rubrica il giornale riuscì a vendere molte più copie rispetto a quante ne vendeva prima, così a Mario venne proposta un’offerta di lavoro molto più allettante rispetto a quella che aveva attualmente. Nel 2001 la Roma vinse lo scudetto e Mario seguì tutte le partite che i giallorossi giocarono nell’anno dello scudetto, sia per il suo lavoro ma soprattutto per la sua passione, La Roma con Montella, Batistuta e Totti su tutti era fortissima, tra le migliori in europa e riuscì a vincere lo scudetto grazie all’ultima sfida con il Parma vinta per 3-1, Mario entrò in campo ad intervistare i giocatori della Roma e per lui fu un’emozione indescrivibile trovarsi davanti giocatori come Totti o Montella, quell’anno fu il migliore per il neogiornalista che divenne sempre più bravo riuscendo a trovare rubriche sempre più interessanti e seguite dai lettori. Così Mario iniziò ad andare anche negli altri stadi a seguire molte partite curando una nuova rubrica sui giovani promettenti facendo votare ai lettori i giovani più forti della varie giornate di Serie A, molte di queste giornate furono vinte da , infatti Mario seguiva quasi sempre il fratellino a cui voleva un gran bene e gli raccontava sempre un sacco di cose sulla sua squadra ma soprattutto gli parlava molto dei giovani della primavera Bresciana a cui Mario si interessava molto. Mario divenne un grandissimo talent scout, che aiutò diverse squadre a scoprire molti giovani talenti. Nel 2006 fu mandato in Germania per seguire i nuovi talenti del mondiale e tra questi, per sorpresa di tutti c’era anche , che era incredulo della convocazione in Nazionale e quando fu chiamato pensava fosse uno scherzo ma poi quando gli venne detta la verità fu pazzo di gioia e raggiunse subito i suoi compagni in ritiro. Il suo Ghana fu sorteggiato nel girone proprio contro l’Italia, la “sua” Italia che lo aveva adottato e a cui voleva un gran bene, inoltre nel girone c’erano anche Repubblica Ceca e gli Stati Uniti. La prima partita era contro l’ Italia e allo stadio insieme ad era presente anche Mario, che non vedeva l’ora di scoprire nuovi talenti. La partita si mise bene per gli azzurri che vinsero per due a zero, entrò per gli ultimi 10 minuti in cui toccò pochi palloni ma poi riuscì a rifarsi siglando un assist nella seconda partita contro la Repubblica Ceca per il 2-0 e dando una mano alla squadra a difendere il due a uno negli ultimi minuti.
Anche gli azzurri vinsero il girone e insieme alla nazionale africana passò il girone, Mario scoprì giocatori che alla fine si rivelarono davvero bravi e che alla fine furono al centro delle trattative del mercato estivo. giocò gli ultimi dieci minuti anche negli ottavi di finale, quando il Ghana perse per tre a zero contro il Brasile, per Adisa fu una partita vinta anche senza essere andato avanti nel torneo, non si sarebbe mai aspettato di giocare un mondiale quando da piccolo arrivò in Italia e per questo ogni sera da quando era arrivato in Italia ringraziava i suoi nonni e soprattutto i suoi genitori che adottandolo gli diedero la possibilità di avere una famiglia, da piccolo infatti fu abbandonato dai suoi genitori e finì in un orfanotrofio fondato da medici senza frontiere in Ghana.
Anche Mario fu molto contento per il fratellino che dopo il mondiale sarebbe andato in vacanza insieme a lui, ma adesso c’era un mondiale da seguire e i giovani non si scoprivano da soli, quindi Mario tornò negli stadi a seguire diverse squadre ma ovviamente con un occhio di riguardo per la sua nazionale. L’Italia passò anche gli ottavi di finale vincendo con l’Italia grazie al rigore di Totti, allo scadere, che con il suo “cucchiaio” sorprese il portiere dell’Australia, che era al mondiale insieme al suo ex “compagno”, anche se in realtà non era un suo compagno perché era più grande di qualche anno, della Lodigiani che sin da piccolino ammirava e andava a vederlo giocare nei giovanissimi. Anche gli ottavi di finale andarono alla grande, infatti contro l’Ucraina arrivò un netto tre a zero. In semifinale, contro la Germania in una partita storica, gli azzurri vinsero per due a zero in una sfida piena di emozioni, e la finale contro la Francia fu tutta da vivere; la testata di Zidane , il gol di Trezeguet, il gol di Materazzi e la lotteria finale dei rigori che regalò la vittoria all’Italia con il gol finale di Fabio Grosso. Dopo lunghissimi festeggiamenti durati una settimana Mario e partirono in vacanza, insieme alle loro fidanzate, Adisa si era da poco fidanzato.                                                                                                                                 Le loro vacanze i due fratelli le passarono a Trento, dove Mario portò i tre ragazzi e dove il giovane era stato con la sua famiglia nella sua prima vacanza, dove purtroppo perse i genitori ma dove trovò due magnifici cugini che, insieme allo zio, accolsero Mario nella località trentina.                                                Una volta ritornato nel paese dove aveva trascorso la sua infanzia tornò a trovare anche i suoi amici della sua ex squadra insieme al mister e dei nuovi giovani,molto interessanti, che Marco ebbe l’opportunità di visionare solo per qualche settimana e che una volta finite le vacanze decise di trasferirsi definitivamente nel paese di suo zio e iniziò a scoprire diversi talenti che seguiva sin da bambini e una volta cresciuti parlava di loro sul suo giornale e le squadre di serie A visionavano e ingaggiavano ovviamente i più forti. I migliori giovani che furono ingaggiati dalle big italiane furono il portiere Andrea Tozzo, portiere ingaggiato dalla Samp, Amedeo Benedetti, visionato dal Cittadella e su tutti Fiamozzi del Genoa, Depaoli, oggi giocatore della Sampdoria e uno dei migliori giovani in serie A e infine Andrea Pinamonti, pupillo di sin da piccolo e poi di Roberto Mancini più in seguito capocannoniere dell’Italia nel Mondiale under 21 ed ora giocatore del Genoa.                                                                                                                                                                  Mario tornò anche ad Amaroni dove nel 2019 fondò una scuola Calcio chiamata scuola calcio “Davide Astori” in memoria del capitano della Fiorentina scomparso l’anno prima.
Adisa nel 2008 si trasferì definitivamente nel Brescia, giocando da titolare inamovibile insieme a Rodrigo Taddei, poi trasferitosi e diventando uno dei migliori della Roma, Alessio Tacchinardi, che finì l’anno dopo la carriera con la squadra Bresciana e dopo qualche anno diventatone allenatore, e infine Roberto de Zerbi, diventato in seguito allenatore di squadre di Serie A tra queste Sassuolo e Benevento. oggi è uno dei migliori talent scout Italiani e continua a scrivere dei suoi giovani, vive a Trento insieme a sua moglie Samuela e insieme a suo zio. Adisa invece è un giocatore del Bari, che dopo il fallimento è ripartito dalla Serie D, Adisa ha deciso così di dare una mano alla squadra che lo ha portato ad alti livelli per farla tornare in alto.