Mi stupiscono molto le discussioni di questi ultimi giorni circa le decisioni prese in sede Europea in ambito di Fair Play Finanziario. Pare che molti si siano scordati i bei tempi andati quando alcuni presidenti di aziende di calcio nostrane vincevano anche grazie a uno scialacquare e dilapidare fortune, solo in virtù di grandi acquisti e senza le dovute coperture finanziarie. O meglio: le coperture forse c'erano, ma era l'appianamento degli esborsi che non avrebbe dovuto convincere. Infatti, oggi lo possiamo dire, non furono appianati.

Sto parlando di squadre italiane riconoscibili in Milan, Inter e Lazio. Mi pare davvero singolare che oggi si possa fare la faccia stupita e sgranare gli occhi davanti all'europa che con il Milan ci va giu pesante. Forse non comprendo bene la situazione del PSG e relativi pseudo condoni ma ricordo bene quando Berlusconi, a colpi di fantastiliardi, sbaragliava la concorrenza andando a pescare campioni. Molti allora sollevarono qualche dubbio ma il nostro mister B, aiutato dalla discesa in campo politico, non aveva remore.

Così come mi ricordo il sig. Moratti che veniva settimanalmente ripreso dal fratello buonanima poichè dilapidava il patrimonio di famiglia senza portare a casa un centesimo. Quando Recoba arrivò a Torino in parcheggio di lusso, si lasciò andare a confidenze. Raccontava che all'Inter, per ogni buona prestazione, c'era il Moratti che metteva le mani nelle saccocce e ne estraeva Marenghi d'oro regalandoli ai migliori, nel post partita, negli spogliatoi.

Di Cragnotti direi che non c'è nulla da dire che non sia già stato detto. Di lui, dei soldi profusi nella Lazio e del conseguente fallimento delle società collegate sappiamo quasi tutto. Ma a differenza dei precedenti Cragnotti non fu lesto nello sbarazzarsi della squadra e sopravvenne l'irreparabile, poi riparato da Lotito ma non senza la possibilità (concessa da Berlusconi, guarda il caso) di spalmare 140 milioni di debiti su più anni.

In Italia, in quegli anni, si levarono più cori di presidenti e manager che accusavano Inter e Milan e talvolta anche la Juventus, di inflazionare il mercato e mandavano segnali preoccupati circa la corretta valutazione dei calciatori e la fin troppo rampante gestione di alcune squadre di calcio. Mi spiace non ricordare chi fu quel presidente di una squadra spagnola che disse che, proseguendo su quei binari (e si riferiva a Inter e Milan ma anche a Real Madrid e Barcellona) si sarebbe andati verso un futuro storto, non chiaro e sicuramente non positivamente drogato di soldi. In realtà non lo disse ma lo urlò anche se l'urlo finì nel vento.

Se per Cragnotti si è detto quale fu la fine, per Berlusconi e Moratti è bastato attendere per capire che chi gridava allarmi aveva più di una ragione. Nel caso dell'Inter ci sono voluti prima Thohir e poi i cinesi, con situazioni subito non troppo chiare e comunque, ancora adesso, non pienamente soddisfacenti per i tifosi. Per Berlusconi possiamo vedere oggi che non sono bastati nemmeno i cinesi. E chi sta pestando i piedi, ora, è l'europa del Fair Play Finanziario che, quando può, ci va giù pesante. 

Ora l'Inter ha qualche problemino ancora non risolto, ma sicuramente avrà ancora un triennio di (ri)costruzione prima di sanare, rifare, ricostruire e tornare. Per il Milan la vedo ancora più lunga e più travagliata, ma è anche vero che Berlusconi ha spinto sul pedale malsano di cui sopra, in maniera più pesante e più a lungo.

L'Europa condanna, quindi. E fa bene. Non basta avere tanti soldi per fare il presidente, poichè le squadre di calcio non sono slot machine. Non ci metti dentro una moneta sperando vada bene. Le squadre di calcio vivono di famiglie che hanno diritto ad avere la sicurezza del lavoro e dello stipendio quindi, se metti una moneta dentro la slot machine, devi garantire di averne almeno altre due per pagare i debiti e per campare un anno ancora, nel caso tu sia in difficoltà, per cercare un eventuale nuovo padrone. Ridursi a cercare un socio con gli "schei, dobloni, piccioli..." all'ultimo minuto è sceneggiata da evitare. D'altronde lo si faceva anche noi ragazzi quando si andava a Saint Vincent a tentare la fortuna: cinquantamila lire in saccoccia di uno di noi, buoni per tentare la fortuna, e cinquantamilalire in auto che, nel caso di perdita totale, avrebbero garantito benzina per il ritorno, pedaggi autostradali e mega paninazzo all'autogrill con prosecchino consolatorio.

Rimarrebbero da verificare, da parte dell'Europa, alcune situazioni incresciose. Mi riferisco, ad esempio, alla Spagna dove addirittura si è arrivati a dare agevolazioni alle squadre di calcio in merito di tassazione sia diretta sulle squadre che nell'acquisto di calciatori.
Certo: se avanzi soldi poi vinci, questo lo sanno ormai pure le pietre.
E vinci in Spagna (sempre i soliti, guarda un po') come in Europa. Ma fare "padrone e sotto", come si dice in Calabria o se preferite figli e figliastri, non è regolare, non è sportivo e qualcuno, prima o poi, potrebbe pure stufarsi.