Chiamateci romantici. Chiamateci sentimentali. Chiamateci un po' come vi pare. Ma questo è il calcio che piace a noi. Noi che cerchiamo un'anima e un cuore al posto di affari, soldi e bassi interessi. Noi che crediamo sia tutto reale, pur sapendo che quello del pallone a volte è soltanto un teatrino animato da burattini e marionette. Noi che ci emozioniamo nel vedere un campione che bacia la maglia con i nostri colori. E ci dispiace vedere gente come Higuain, uno di noi fino all'altro ieri, che oggi, già si batte il petto sulla stoffa di una maglia che se è quella sua, di certo, ahimé, non è più quella nostra. Il calcio che piace a noi è quello che ha un cuore e storie da raccontare. Magari con un lieto fine.

E allora, scusatela, la gente come noi, se oggi è felice leggendo che nella Festa di ieri a Villar Perosa, la tifoseria ha applaudito a più riprese Leonardo Bonucci. Così che finalmente, pure noi, sì, noi, gli ingenui sentimentali del pallone, possiamo mettere la parola fine ad una storia che allo juventino vero aveva sicuramente dato tanto fastidio. Chi più, chi meno. Abbiamo storto un po' tutti il naso quando abbiamo saputo del ritorno di Bonucci. Chi con rabbia. Chi con risentimento. Chi con semplice perplessità. Difficile non ricordare come se ne era andato! E ancor più dura dimenticare il suo sciacquarsi la bocca contro quelli di noi che se lo fischiavano era solo perché si sentivano in qualche modo traditi e abbandonati. Poi però l'aria è cominciata a cambiare. Bonucci di ritorno alla Juve era cosa già fatta. E a chi non andava giù... o se la faceva passare, oppure.se la faceva passare lo stesso. Nessuna alternativa.

E così, dallo scandalo iniziale al grido di "Rinunciare a Caldara per prendere Bonucci è da folli! Una mossa totalmente insensata!" si è passati ad un "Prendere Bonucci? Grande colpo per la Juve in ottica Champions! Chissà Caldara quanto ci metterà ad abituarsi alla grande piazza, Leo invece ha già grande esperienza!". Che sia stata una valutazione supportata da solida base tecnica, o soltanto una mera opera di auto-convincimento per ingoiare l'inevitabile, forse non lo sapremo mai. Certo è che, fatti alla mano, dopo i primi freddi "risponderò sul campoe niente più, al tifoso juventino, quello sentimentale ovviamente, è bastato sentire i proclami di juventinità di Bonucci e il suo sentirsi come uno che torna a casa dopo aver fatto il viaggio più sbagliato della sua vita, per dimenticare tutto il resto. E... dove eravamo rimasti?

Ieri la fine della querelle, con buona pace degli juventini che ancora non ce la fanno a sopportare il rientro di Bonucci alla base. Qualche timido fischio, ma poi solo applausi per uno che dopo un'avventura insensata (il suo passaggio al Milan, quello si che è stato un qualcosa di incomprensibile, molto più del suo ritorno!) ha deciso di ritornare a casa sua. Noi sentimentali, ingenui e sognatori, la vediamo un po' così. Come se la Juve, da buona madre, riaccogliesse un figlio di ritorno dopo un'avventura sbagliata. "Errare humanum est!", perché la mamma ha studiato il latino.

Scusateci se siamo felici nel vedere uno che ha smontato il mondo pur di tornare da noi, in mezzo a tanti che se ne vanno sbattendo la porta con ingratitudine e senza rispetto. Ragazzi! Chiarito che Bonucci se ne volesse andare dal Milan (santo ravvedimento), se avesse voluto poteva pure andarsene altrove (al PSG o in Inghilterra) eppure ha voluto solo la Juve! Nemmeno questo vale qualcosa? Forse per certi tifosi no, ma per noi ingenui sentimentali, a cui piace emozionarsi anche di fronte alle storie del pallone, sicuramente sì. Per il resto, parola al campo! Punto e a capo.