Previously on Football College: qui il primo episodio                                 

 

                                                                                       LORIS

SMS
A: Mamma
Testo: Sono arrivato, mà. Mi sistemo e ti aggiorno. Un bacio.

Finalmente. Il cancello dorato non era più solamente il semplice sfondo del mio smartphone. Se ne stava imperioso, in tutta la sua imponenza metallica, proprio qui, davanti ai miei occhi castani dilatati dall’emozione come mai nella vita, i quali osservavano le iconiche, enormi, lettere F e C che campeggiavano all’ingresso.
A vista d’occhio, il prato circostante era curatissimo nei minimi dettagli, con decine di irrigatori dinamici attivi e altrettanto personale alla guida degli ultimi modelli di tosaerba disponibili sul mercato, dei quali non si percepiva il minimo rumore durante il loro costante utilizzo. Nell’aria si riusciva a udire solo il continuo vociare degli altri ragazzi, rigorosamente tutti agghindati con la tenuta ufficiale del college, spensierati e sorridenti.
I maschi indossavano la tuta interamente blu di cui avevo preso visione tempo fa all’interno della sezione “shop” dell’applicazione, con il simbolo della scuola che copriva una vasta zona della parte posteriore della giacca e con le lettere FC cucite esattamente dove batte il cuore, mentre i pantaloni non avevano marchi o altre particolarità, se non un piccolo richiamo laterale rosso. Le ragazze avevano lo stesso modello che divergeva a livello cromatico: il completo era verde smeraldo, con il cancello e le lettere color maiolica. I richiami laterali del pantalone erano invece di un rosa non eccessivamente acceso.
Alcuni reggevano in mano degli skateboard come nei film statunitensi, mentre altri stringevano tra le dita portachiavi sinonimo di possesso di mezzi presumibilmente non economici e di sicuro non alla mia portata. Un altro folto gruppetto attorniava un tipo con il cappellino (che non impediva di intravedere i tratti nero corvino dei suoi capelli), il quale imbracciava una chitarra classica dalla cassa armonica a legno chiaro strimpellando un brano dei Coldplay.

“Life is a drink and love’s a drug
Oh, now I think I must be miles up
When I was a river dried up
You came to rain a flood
Ah-oh-ah-poh-ah
Got me feeling drunk and high
So high, so high”

Un altro nucleo di ragazzi se ne stava in disparte, apparentemente disinteressati dall’esplosione di entusiasmo che trasudava da quel misto di passione e musica.
Più avanti, persone visibilmente più adulte con una valigetta in mano discutevano in prossimità del palco dal quale si sarebbe svolta la cerimonia di apertura del nuovo anno.
Le strutture erano talmente strabilianti che impedivano di rendersi conto della loro reale dimensione. Nelle foto che avevo avuto modo di vedere c’erano palestre, piscine, campi d’allenamento di tennis e sale ricreative. Non facevo fatica a credere che fossero tutte rinchiuse lì dentro.
Avrei tanto voluto subito testare i terreni di gioco, ma da quel che si poteva dedurre dovevano essere situati in un’area non adiacente al punto in cui mi trovavo.
Metabolizzare l’essere fisicamente in questo paradiso non sarebbe stato così semplice, ma me lo tenevo stretto questo senso di smarrimento e godimento.

“Ei ciao, sei nuovo? Io sono Filippo.”
“Sì, ciao. Mi chiamo Loris. Anche tu primo anno?”
“Esatto. Anche se mia sorella è stata qui molti anni fa e avevo visitato il posto da piccolino, in occasione della giornata conclusiva del percorso.”
“Fantastico! Quindi sai già qualcosa del funzionamento della scuola?”
“Bè, sai, giusto un po’… Devo confessarti, però, che quando lei frequentava era talmente assorbita al punto che in tre anni l’abbiamo vista solamente durante le vacanze. Il cellulare… te lo puoi sognare, qui dentro!”
“Addirittura?”
“Sì, qui il calcio viene preso sul serio, fortunatamente. E tu, invece, non conosci nessuno?”
“No, sinceramente no.”
“Allora, ti posso dire una cosa in estrema confidenza che so di questo posto incantevole: stai molto attento. So che è facile farsi accecare da ciò che brilla ma, com’è che si dice? “Non è tutto oro quel che luccica”.
Non fidarti di chiunque e soprattutto cerca di tenere un comportamento non troppo “sincero”, se posso permettermi.”
“Che significa?”
“Qui la competizione è altissima. Ho saputo di certe storie su alcuni che… va bè, non voglio spaventarti il primo giorno. Viviamocelo! Ti dico solo di tenere gli occhi aperti, per il momento.”

È una parola, Filippo! Non so cosa intendesse dire ma su una cosa non aveva torto: niente mi avrebbe rovinato il primo impatto con questa nuova splendida realtà che avevo inseguito con tanta fatica per tutti i miei cinque anni di scuole superiori, non concedendomi mai un capriccio tipico dei miei coetanei.
Nella mente mi passavano davanti le foto condivise sui social network da parte dei miei amici, i quali, durante le estati calde e soleggiate al termine delle attività didattiche, andavano a dormire alle sei del mattino dopo aver vissuto momenti che ogni adolescente dovrebbe vivere.
Le sei del mattino, esattamente quando le lancette della mia sveglia scandivano l’inizio delle mie giornate, vissute per guadagnare qualche spicciolo da mettere da parte per poter pagare in futuro la salata retta di questo microcosmo. Mi capitava spesso, mentre sistemavo la macchinetta del caffè o tenevo a bada Zio Fausto, di maledire quella scelta, chiedendomi se fosse davvero corretta.
Ora, i miei dubbi si stavano dissipando: ero parte di qualcosa di diverso, di magico, di mio.
Mi sentivo orgoglioso. E sono certo che anche lui sarebbe fiero di me.

“Tutti gli studenti sono pregati di avvicinarsi. Il Direttore Albino Materia a breve terrà il discorso di presentazione del nuovo anno.”

In tutto il bailamme, non mi ero accorto degli enormi megafoni installati in diversi punti del giardino… parco… campus. Come avrei potuto definirlo?

Filippo, ma non mi presenti il tuo nuovo amico?”
“Sì, scusa. Loris, ti presento Agata. Siamo amici dai tempi delle elementari. Anche lei è qui per la prima volta.”
“Ciao, piacere.”
Loris, nome interessante. Sai che deriva da una città del Lazio ormai scomparsa, che si chiamava Laurento?”
“Sinceramente, non mi sono mai informato sulle origini del mio nome. Non è che lo ami così tanto, a dire la verità.”
“Perché?”
“Sai, quando…”
“Ragazzi, silenzio! È arrivato il direttore! E tu, Agata, non fare la secchiona a tutti i costi! Scusala, Loris, è sempre stata così.”

Non ti dovresti scusare per lei, Filippo. Anzi!

Albino Materia. Alto 1,75 mt, in giovane età brillante dirigente sportivo, ebbe l’intuizione di creare un’accademia basata sullo sviluppo e sul lancio diretto dei giovani calciatori, permettendo di creare dei profili validi e competenti a tutto tondo[1].

“Ragazzi e ragazze, ho l’estremo piacere di aprire il XXIII° Corso Annuale del nostro beneamato Football College. Chi è qui già dagli anni precedenti conosce molto bene il mio pragmatismo: non adoro eccessivamente i convenevoli. Preferisco il lavoro sodo, il sudore della fronte, l’ambizione.
Concetti che dovranno essere stampati nel cervello soprattutto dei nuovi arrivati, ai quali porgo il mio benvenuto, che rimarrà tale solamente se verrà mantenuto un comportamento adeguato e degno del nome e dello stile del nostro istituto.
A tal proposito, mi permetto di riepilogare il nostro regolamento interno.

Art.1: Tutti gli studenti dovranno seguire i programmi di squadra e personalizzati che verranno assegnati dai docenti competenti, nel rispetto dei ruoli e delle indicazioni

Art.2: Tutti gli studenti dovranno attenersi scrupolosamente agli orari e alle norme di buona condotta stabilite dal Consiglio del College che avete sottoscritto all’atto dell’accettazione alla comunicazione di convocazione

Art.3: Non è consentito l’utilizzo del cellulare per tutta la durata del percorso, se non autorizzati

Art.4: È fatto assoluto divieto di intrattenere rapporti di natura sentimentale tra gli studenti

Chi dovesse violare il menzionato regolamento, sarà soggetto a sanzione, che varia dal richiamo verbale fino all’espulsione dal campus, nei casi più gravi.

Non sono tanti gli articoli dal regolamento, ma non siamo mica alla facoltà di legge, qui! A buon intenditor poche parole: qui formiamo professionisti del pallone. Solo i migliori potranno avere un futuro. Gli scarsi e i trasgressori non fanno per noi. Ricordatelo.
Buon inizio attività a tutti!”

 

                                                                                             AMBRA

SMS
A: Lidia
Testo: Ti prego, Lidia. Non puoi fare così. Non potrò utilizzare il cellulare non so per quanto tempo. Io… non puoi credere a quello che mi hai detto. Sai che non è così. Rispondimi, ti prego.
“Ciao, Ambra. Sono Giorgia, la tua vicina di stanza.”
“Piacere.”
“Emozionante, vero? Tutto questo.”
“Tu non hai idea di cosa rappresenti per me!”
“Senti, ma ti va di andare a mensa insieme? Vorrei farmi notare dalle “Players”. Insieme saremmo una bomba.”
Players?”
“Oddio, non le conosci?”
“Dovrei?”

Sono il blocco delle cinque giocatrici del terzo anno. In pratica, ogni estate, il college pubblica un video riepilogativo delle cinque migliori performer e per ben due anni di fila hanno vinto sempre loro: Tracy, Miriam, Sole, Vittoria e Xena. La cosa incredibile è che hanno ottenuto il più alto numero di visualizzazioni di sempre nella categoria del calcio femminile del College. Capisci che cosa vuol dire? Loro sono delle vere star, le promesse dell’intero movimento. Diventeranno influencer, dopo la brillante carriera di calciatrici che le attende.”
“Temo di essere ignorante su chi siano queste fantomatiche novelle Prinz. Solo una cosa non mi è chiara: perché dovrebbero tenere in considerazione proprio noi due? Premesso che mi importa meno di zero appartenere a qualsivoglia cerchia VIP…”
“Ma come? I tuoi genitori io li conosco. Sono soci in affari con i miei! Tu hai una posizione e un nome che ci farebbero avere il pass immediato nella loro corte.”
“Sì, ma cosa c’entra? E poi, francamente, sono venuta qui per tutt’altro, non di certo per inserirmi in cricche snob di cui ne ho abbastanza. Fammi un piacere. Non spargere la voce della mia provenienza.”
“Ma che dici? Tu sei…”
“No! Non voglio. Per favore. Ho vissuto tutta la mia adolescenza senza vere relazioni, senza competizione, senza nulla di stimolante. Se vuoi essere mia amica, tieni questa cosa per te.”
“Va… va bene.”

Ci mancava solo questa!
I miei genitori mi toglieranno il sostentamento tra meno di tre mesi, la prima persona che incontro mi crea disagio e soprattutto Lidia non mi crede. La mia unica vera amica mi odia. E tutto per ciò che non sono, per ciò che non ho scelto. Ho forse deciso io di essere la ricca figlia di un grande investitore? Di starmene a frequentare scuole dell’obbligo private, corsi privati, tutto privato? No, non era nelle mie volontà!
Perché devo essere vista per ciò che possiedo e non per ciò che sento?
Fortuna che oggi pomeriggio si teneva il primo allenamento.

“Buongiorno, ragazze. Io sono la prof.ssa Dinamica, vostra allenatrice. Non ridete del mio aulico cognome altrimenti mi toccherà bocciarvi immediatamente.”
Simpatica, a prima sensazione.
“Oggi inizia il vostro percorso. Sapete, molto spesso, essendo lo sport più popolare al mondo, chi gioca viene definita “calciatrice”. Tutto corretto, per carità. Ma lasciatemelo dire: chi gioca a calcio fa solo una parte di un più ampio insieme, quello delle atlete. E voi, non pensiate di poter essere le future Marta senza avere scatto, corsa e gambe!
Il talento deve sempre essere accompagnato dalla professionalità. Ricordatevelo. Pertanto, adesso, rullo di tamburi……. dieci giri di campo! Come mi piace dirlo non avete idea…”

Era ora. Qualcuno che non nutriva alcun tipo di favoritismo nei miei confronti. Nessuno poteva comprendere cosa significasse per me essere attorniata da altre ragazze che non ti guardavano come la ragazzina viziata e sfaticata che può comprarsi ciò che vuole, anche la fatica. Tranne una: Giorgia, che tenevo al mio fianco, un po' perché mi era apparsa tutto sommato una brava ragazza, un po' per tenere a bada la sua ingenuità.

Ambra, eccole!”
“Chi?”
“Le “Players”. Sono loro, lì in fondo.”
“Mamma mia, sei fissata, Giò! Non devi fare così. Sono studentesse come noi, vorrei ricordarti.”
“Sì, ma molto più famose, belle, slanciate, giocoliere, regine. Se, però, dovessimo giocarci quella carta che tu sai…”

Credo di averla fulminata con lo sguardo in quel momento, perché non riaprì più l’argomento per tutta la durata della sessione di allenamento.
Ambra… hai visto chi c’è?”
“Di nuovo?”
“No, no! Stavolta ti sto parlando di Carlo Lesky, il più figo della scuola.”
“Anche lui con miliardi di visualizzazioni?”
“Sì, ma quelle sono tutte a causa mia.”
“Scema.”
“Però, dai, almeno puoi essere d’accordo con me? Guardalo. Spalle larghissime, gambe da Pallone d’Oro e poi quei denti…”
“I denti?”
“Sì, perché?”
“Tu sei scema, Giò!”

Mi venne spontaneo abbracciarla affettuosamente. In fondo, era semplicemente una ragazzina che si stava approcciando al mondo.
Un po' come me, solo con punti di vista e basi di partenza differenti.

 

                                                                              ALBINO MATERIA

Lesky, accomodati pure. Non essere timido.”
“Grazie, Direttore. In realtà, in tre anni, è la prima volta che vengo qui dentro.”
“Ti piace, vero? Un giorno ti farò vedere tutta la mia collezione di dipinti. Vedi questo, ad esempio? Si chiama “Il blocco del giocatore”. Me lo ha donato un grande artista di strada, molti anni or sono. Lo so, ciò che apparentemente tu vedi è solamente un mucchio di colori pasticciati che si combinano senza una valida ragione sottostante. In realtà, esso è il tumulto interiore di chi si trova a dover prendere decisioni che possono influenzare il proprio futuro, di chi deve affrontare un bivio che ha due sole destinazioni possibili.”
“Splendido!”
“Già. Il nostro futuro è determinato da scelte, da opzioni, da situazioni binarie. E, oggi, mio caro, io e te siamo di fronte ad uno di questi momenti fondamentali.”
“Cosa vuole dire?”
“Ti piacerebbe giocare tra i professionisti, alla fine di quest’anno? Direttamente in prima squadra, senza provini o altre perdite di tempo. Catapultato senza trafila ai vertici del nostro sport.”
Direttore, è quello… che… ho sempre sognato. Io sono qui per questo.”
“Bene. E allora, voglio renderti noto che ho fatto la mia scelta. Come sai, il nostro corso può sfornare fino a un massimo di due ragazzi per anno direttamente nel mondo del professionismo. Per la parte maschile ero indeciso tra te e Corbetti, il tuo compagno. Ma preferirei te. Adesso sei tu, che devi prendere la tua decisione.”
“Io… ho già deciso. Sono pronto!”
“Ottimo. Mi piace il tuo entusiasmo. Allora, se intendi coronare il tuo percorso, devi compiere un ultimo sforzo. Sarà nulla, in confronto a ciò che hai sempre dimostrato con il tuo comportamento inattaccabile.
Vedi questa ragazza in foto?”
“Sì, ma credo di non averla mai conosciuta, Direttore.”
“È novizia. Si chiama Ambra. Ecco, io ho bisogno che tu… senza troppi giri di parole… la conquisti.”
“In che senso? Il regolamento parla chiaro…”
“Non angustiarti per il regolamento. Tu devi solamente sedurla e portarla ad essere sentimentalmente coinvolta da te. Al momento opportuno, mi avviserai, e non appena avremo le prove di un qualsiasi contatto tra voi, tu ne uscirai indenne. Non subirai alcuna sanzione, carissimo. Non pensarci minimamente. Non posso permettermi di perdere un talento come te. È una promessa.”
Direttore, ma è una roba forte, questa. Giocare con i sentimenti altrui…”
“Baciare una ragazza in cambio della gloria. Mi sembra un prezzo di mercato ragionevole, no?”
“E se per ipotesi rifiutassi di farlo?”
“Non c’è problema, ragazzo. Non devi sentirti obbligato, noi abbiamo una morale! Nessuno può essere costretto a fare ciò che non ritiene opportuno. Anche Corbetti potrebbe rifiutare. Tu che dici? È il caso che allarghi la proposta anche a lui?”
“Ho capito. Va bene, lo farò. Mi dia qualche settimana.”
“Hai tempo fino alle vacanze natalizie. Vai, campione.
Ah, Carlo, appena fatto, ti regalerò il quadro. Te lo meriterai, ne sono più che convinto.”

Porta dell’ufficio chiusa.
Questi ragazzi mi faranno impazzire. Possibile che quando si tratta di rapporti umani si facciano tutti questi scrupoli?
Dove è il mio telefono? Meglio che chiami prima che si scateni l’inferno.
“Pronto? Sì, ciao, sono Albino. Credo di aver trovato la soluzione. Tua figlia Ambra sarà fuori di qui prima di Capodanno!”

 

TO BE CONTINUED…

 

[1] Fonte: Indacopedia