Full Milan Jacket  

Milan Roma 3-1 (Giroud 8' R, Messias 17', Abraham 40', Leao 81')  
Potevano non essere tre punti. Infatti, poteva essere tutta colpa del Covid, tutta colpa delle riserve e tutta colpa degli africani o dei russi. Ma Pioli non ha pensato affatto di nascondersi dietro un mignolino, ed al contrario di qualcuno che, con una squadra di stomaci appesantiti dopo le cenette di Natale e Santo Stefano, ma perlomeno con un gruppo al completo, vira sulle domande dei giornalisti e sostiene che sia "tutta colpa del Var": José Mourinho accenna minimamente i difetti della sua squadra e, amareggiato, polemizza sul primo rigore. Un rigore che da regolamento è rigore e che viene visto come un fischio corretto da qualsiasi tifoso non romanista. Onestamente, ho trovato profondamente ingiusto sentire al telegiornale, e solo a causa della disperata ricerca all'alibi di Mou, un rapido "il Milan vince sulla Roma, ma non senza qualche mugugno sull'arbitraggio".

Come se si volesse screditare i meriti di un Milan con Kjaer, Romagnoli, Calabria, Tomori, Kessiè e Bennacer sulla lista degli assenti, con anche le riserve Ballo-Tourè, Castillejo, Pellegri, Tatarusanu e Plizzari out, infine con Ibrahimović, Leao e Rebić seduti in panchina per non "assumersi alcun rischio". E no, non è giusto. Perché un Milan decimato alla dieci piccoli indiani, che travolge la Roma, merita dell' apprezzamento.  

A San Siro era un Milan in frazione propria aritmetica, ed anche il Covid s' era messo a fare il tifo contro, colpendo l' intera linea difensiva titolare dei Ragazzi ad eccezione di Theo "Van Gogh" Hernandez, già stato superstite al virus e, per la serata importante vestito con frac e giacca da dressage, indossava anche la leggendaria fascia da capitano. Proprio lui al 4' minuto rispondeva al fuoco nemico, coordinandosi magnificamente a mezz'aria ed indirizzando un pallone sulla sinistra di Rui Patricio. La palla passava avanti a tanti giallorossi, ma era Abraham che aveva qualcosa di urgente da far intendere al pallone, così l'inglese si muoveva in direzione del corpo sferico ed allargava quasi con volontà, sicuramente non con involontarietà il braccio, ed in un disastro alla Stanlio ed Olio più che in una sfortuna alla Gatto Silvestro, Abraham deviava seppur leggermente la splendida conclusione volante del nostro Hernandez. Se la palla fosse stata un progetto a motore, si sarebbe vista subito la scia ad allargarsi di più e verso sinistra, dopo la deviazione di Abraham. Ebbene lo Special One ha avuto da ridire: Abraham non toccherebbe la palla. Poco dopo nell' intervista si corregge definendo l'intervento di Abraham come una deviazione non significativa.  

Io direi tribunale. Le hanno letto i suoi diritti? Le ricordo che è sotto giuramento! Signor Mourinho, cosa è successo alle 18:35 di giovedì 6 gennaio? Se lo ricorda, lo potrebbe spiegare? Quindi lei asserisce che Abraham non toccherebbe la palla. Ora cosa? Ah, che l' intervento non cambi la direzione del pallone? Sta cambiando la sua versione dei fatti? Le ricordo che è sotto giuramento. Bene, dal video si vede evidentemente che la traiettoria cambia e quindi... quindi la dichiara colpevole, signor Mourinho. La dichiaro colpevole! Colpevole colpevole colpevole! Ma perché do tanta importanza? Perché, per orgoglio mio, non sopporto che sia detto in televisione nazionale che "il Milan vince ma non senza mugugni arbitrali". E, comunque, Chiffi aiutato dal VAR assegnava il rigore a Giroud che trovava l' angolo libero di porta e faceva 1-0.  

Quello del Milan era un ordinatissimo 4-2-3-1 e, per la prima volta da inizio anno, i due esterni della trequarti (erano Messias e Saelemaekers) risultavano piuttosto simmetrici. Poteva accadere che il belga Brezza di giugno convergesse di più verso l'interno del campo, siccome che Messias era sempre ampio come le lancette delle 15:45 sull'orologio. Poteva accadere che uno dei due, in fasi alternate del match, andasse a comporre uno degli estremi dell' Ultima frontiera milanista. Ma partivano e, nell'idea di Pioli, si muovevano più simmetricamente che mai nella stagione. Hernandez era partito sovrapponendosi parecchio ma andava progressivamente più attento minuto dopo minuto, Florenzi prendeva coraggio nell' alzarsi. Alegría Diaz, invece, veniva centrale per aiutare la costruzione del gioco. Finalmente, come non era successo in dicembre, la trequarti del Milan era interamente uno squillo d' allarme. E funzionava.  

La Roma nei primi venti minuti sembrava non capirci niente. Il Milan pensava più veloce, il Milan sembrava muoversi, a volte, come nel Matrix, rispetto alla pachidermica Roma. Non ho nulla contro i giallorossi un po' spenti e stramazzati. Stramazzati o strapazzati? La seconda la combina Ibañez: frittata con cipolle e sul retropassaggio del brasiliano arriva per primo Grand Gourmet Giroud. Lo chef francese avrebbe vicinissimo Rui Patricio e gran parte dello specchio aperto, colpo di forchetta: tick! Palo! Messias è il secchiello che raccoglie la lacrima di Giroud, custodisce e d'istinto butta la palla in una porta scoperta. Due a zero.  
Se Gabbia è riuscito a reggere le preoccupazioni inflitte dagli avversari, ma è capitato nel primo tempo che non riuscisse a rimanere dietro il passo di Zaniolo, invece Kalulu su Abraham è stato protagonista d' un partitone ed anche lui come Giroud agiva di forchetta al 26', bucava il pallone. Bucava l' intervento. Si aggirava Zaniolo vicino al Pipistrello Maignan che, agendo come un componente della famiglia dei felidi, balzava a raccogliere la palla. Prezioso in fase d' impostazione, aveva già fatto performato in dei balzi da show, di tanti metri e pure bloccando degli scomodissimi palloni. E con i suoi riflessi continuerà a comportarsi dopo ed un po' per tutta la partita, al minuto 40' è protagonista con un miracolo di Natale: su un tiro di Zaniolo, Abraham riesce a pizzicare con la testa e cambia totalmente l' angolo su cui pendere. Maignan avrebbe potuto sbagliare e non fare alcuna figuraccia, invece commette un balzo prodigioso e l' erba verde gli fa posto. Sul medesimo angolo si ripropone velocemente una similitudine, favorita da un enjambement per incrementare il ritmo: Pellegrini trova una palla allontanata dal fortino milanista e, tutto storto, mira verso la porta. Abraham ancora di pizzico, ancora sposta la traiettoria del tiro e, questa volta, sigla il 2-1.  

Sul calar del secondo tempo, con Krunic a terra, Hernandez finge di buttare la palla fuori poi corre e, guadagnati dei metri, una volta chiuso il suo inserimento manda fuori. Ne nasce il parapiglia e due sacrosanti gialli: Hernandez e Karsdorp, i duellanti della corsia sinistra. Passa qualche attimo e Karsdorp si riacciuffa con Saelemaekers, ma i due questa volta non vengono ammoniti. La "furbata" di Hernandez rischiava di essere l' ingenuo mezzo capace di far rientrare i romanisti in partita, ora stimolati mentalmente. Intanto, finiva il primo tempo e Pioli, preoccupato, guardava quel che gli era rimasto in panchina.  
All'inizio della seconda frazione rimaneva una palla in area romanista ma Krunić, pensando d' aver fatto la mossa del cavallo, non tirava subito ma fontana la conclusione. Perdeva una chance importantissima. Va scritto che Krunić è ormai in un percorso di crescita netta e che, ieri, ha fatto un partitone di spirito e sostanza. Schierato questa volta in mediana ha saputo muoversi tra le piaghe degli spazi, senza commettere gli antichi errori grossolani tutti gomma e bianchetto, e poi risultava preziosissimo sui corner, svettando per primo sempre. Ieri, non è mai avanzato tanto, ha contribuito a mantenere il blocco dei due mediani da equilibrio, anche schermati da Díaz. Non sbagliava e si muoveva con ordine, era una pedina come le altre, non meno delle altre, e poi a centrocampo le prendeva di santa ragione. Era stato colpito parecchie volte sul volto. In coppia con il bosniaco, Tonali splendeva di luce propria e vinceva i duelli con Zaniolo e Pellegrini, merito di un motore potente nelle gambe ed, infine, guardava sempre il campo dall'alto in basso senza alcuna intimidazione. Era quello che in Inghilterra chiamano key player, solo che non era solo "chiave", era pure cassaforte responsabile con il pallone. Il ragazzo, non è più un segreto, ha trovato una costanza folle a ricordare l'annata passata. Intanto, all' estremo del campo, Giroud agiva da prezioso punto di riferimento, dando la necessaria profondità alla squadra.  
Al 51' Díaz si ritrovava la palla sul destro dai venticinque metri, spara Brahim! Spara Brahim! La zagaglia di Díaz girava vicino Smalling (il più saldo dei romanisti) e, con un giro curioso alla Jules Verne, si frantumava sul montante della traversa di un Rui Patricio in preda al terrore. Il Milan sfruttava una maggiore densità a centrocampo e la Roma sembrava alle corde, delle corde fini fini. Ma ci sbagliavamo. Con i giocatori più avanzati divenuti stanchi, il Milan ha rischiato in un paio di frangenti il gol del 2-2, che, fortunatamente e meritatamente, non è giunto al portone. Perché, mi pare evidente, Mike Maignan ha dei riflessi sontuosi ed è, nel suo ruolo, un fenomeno. Dovevano arrivare dei cambi che, in verità, sarebbero stati comodi pure cinque minuti prima di quanto accaduto.  
Pioli metteva dentro al 65' Leao e Bakayoko per Saelemaekers ed un valoroso Krunić. Subito il Milan ritrovava campo, sfondando sulle fasce, infatti anche i terzini prendevano ad avanzare più dei secondi prima. Ci vuole poco che Giroud si ritrova un po' per casualità largo sulla sinistra, guarda dentro e trova Díaz che controlla ed invia un tiro inconsapevole, come se gli servisse più tempo, e largo da ottima posizione. Proprio i protagonisti di quest' azione sembravano, ora, anche loro affaticati. Al 75' arrivava il secondo legno, realmente un notevole incrocio dei pali di un vivissimo Florenzi da calcio piazzato.  
Leao era senza briglie e, correndo in avanti, dava i preziosi
spazi di inserimento ad Hernandez. Devo ammettere d' essere rimasto stupito dalla sua maturità con la fascia al braccio perché, dopo l' ammonizione, non ha mai rischiato un richiamo arbitrale e, soprattutto, non si è fatto trasportare da istinti ed emozioni. È rimasto freddo come il Marmo di Carrara. Prima, si faceva tamponare da un Karsdorp a rischio secondo giallo, poi davanti l' ingresso dell'area di rigore si faceva travolgere con le cattive dallo stesso olandese. Karsdorp veniva espulso, entravano Conti ed Ibrahimović in cambio di Florenzi e Giroud. Rebić rimaneva tra compagni e sedili. 

La Roma aveva subito il Milan per tutta la gara ma, adesso, sul 2-1 in 10 uomini, rimaneva dentro la partita. Perché era una squadra che ripartiva e che aveva uomini rapidi, ma faceva confusione. E sai che una squadra che soffre e riparte malamente, un gol ed un uomo sotto, preoccupava un Milan meritevole. I denti facevano brrrrr, si temeva un pareggio immeritato. Dopo una sponda di Ibra ecco Onda Leao, che con Gullit non condivide similitudini, in cavalcata è come cervo che esce di foresta, si presenta davanti a Rui Patricio ed insaccava senza indugi a rete, sotto la traversa. Leao era stato protagonista di un' accelerazione emozionante, uno sprint molto più speed degli avversari. Infatti la difesa della Roma, in tre uomini, si era mossa in maniera discorde ed esteticamente tremenda, il tutto era compiuto. Il corridoio che il portoghese aveva percorso era il viale del tramonto romano. Non c' era altro che la gara dovesse raccontare.
Lo stesso Leao, che scriveva "finish him!" sulla fascia, nel finale sfondava, veniva travolto da Mancini già ammonito e di conseguenza, anche lui premiato con un cartellino rosso, Ibra si presentava dagli undici metri e falliva l' ennesimo dei calci di rigore, parava Rui Patricio. Ma almeno un errore di sensazione indolore, come il morso d' una fragola.
Pioli Dardanide ha ottenuto tre punti tra calze di Befana e rincalzi. Il Milan dei secondi, con la Roma, è stato semplicemente primo sul campo ed ha meritato, dopo un match dominato da una salda zona mediana, su una Lupa schiacciata con l' uva, di vincere. Il Milan tra assenti e ritrovati rincontra lo spirito dei mesi scorsi. È il Milan degli alunni di Eraclito, che pensano prima degli altri e che sostengono: "è nei cambiamenti che troviamo uno scopo".

Damiano Fallerini