Florenzi è a Valencia! E’ la notizia del giorno e nella capitale, tra mille polemiche, non si parla d’altro.

Ma che brutta fine ha fatto il capitano, in pectore, dei giallorossi?”. Dopo appena sei mesi dalla stagione in corso, purtroppo, Alessandro Florenzi abbandona la capitale per emigrare in Spagna, in una città sulla costa con inverni miti ed estati calde e soleggiate. Non ci credo o, meglio, faccio fatica a crederci; forse condizionato da un sentimento di affetto, sincero, per quel ragazzo - con la faccia da fumetto - nato a Vitinia, una frazione di Roma. Mi domando, sconsolato: “Cosa avrà fatto di male l’ex cocco di nonna, nonché capitano giallorosso, per essere trattato in un modo, così indegno e ingrato, dall’Associazione Sportiva Roma? Come per incanto - a volte capita perché caro lettore è umano arrendersi alla nostalgia, almeno per lo scrivente - la notizia del giorno, mi riporta a vivere un dì nella lontana estate del 2009; A quei tempi, ricordo, il povero scrivente era un trentenne pugliese di belle speranze e, soltanto, al quinto stadio della scala di Norwood-Hamilton. Avevo in testa - e non mi pesava affatto - la metà del ciclo di vita del capello. Tanta roba, vi assicuro, per un malato terminale di alopecia androgena. Altro che il paradosso del pelo di Oronzo Canà! Ahhh! Si! Si! Che bei tempi furono quelli. Andati! Svaniti! Puff! Ohhh! Quel giorno - aimè, lo ricordo come se oggi fosse ieri! - mi trovavo in uno, squallido, parcheggio di periferia nei pressi della ridente cittadina pugliese di Molfetta.  Il sole indorava i capelli - o meglio quello che né restava di essi - e nei miei occhi, simili a un cicatello di grano arso, la mia compagna poteva, sicura, sporgersi fino all’iride per mirare il mare, all’occorrenza una tavola apparecchiata a festa solo per noi due. Oggi la nostalgia, nuovamente, mi aggredisce forte come un cancro, creando nell'animo metastasi incurabili; E’ il definitivo colpo di grazia come farebbe il più cruento tra i barbari occupanti? Per un istante di eterno, puf, mi sento perso come lo è un cieco senza il suo, fedele, bastone.

Florenzi è a Valencia! E’ la notizia del giorno, nella capitale non si parla d’altro.

Quel giorno d’estate, il vento veniva dal mare a profumare la nostra pelle olivastra, J'adore! Fu un attimo! Mi voltai, di scatto, verso la mia compagna, allontanando il mare dallo sguardo, e lucido - come non lo sono stato mai nella vita – con un filo di voce, le sussurai: “Vedrai che non tornerò più a vivere in Puglia!”. Con naturalezza rivolsi, nuovamente, lo sguardo verso il mare e mi lasciai cullare in un quieto e malinconico pianto. Per fortuna - in pochi secondi - il vento dal mare asciugò quelle lacrime amare, senza che la mia compagna potesse accorgersi di niente.

Il giorno dopo partii per Milano - con l’animo di un condannato a morte – e il corpo di un automa, prestato a nuova vita: quella dell’emigrante.

Dopo uno stage di sei mesi (non retribuito), il primo contratto a progetto di tre anni.  Da lì a poco, mi raggiunse la mia compagna.


Florenzi è a Valencia!

Ma non siate tristi, così è la vita! Lo ripeto sempre, anche, alla mia compagna, soprattutto nell’unico momento della giornata in cui possiamo, finalmente, guardarci negli occhi! Quando? Ma che domande? Poveri ingenui! A cena con la tavola imbandita a festa. Il mare, ormai, è alle spalle a centinaia di chilometri di distanza, eppure il vento soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora. E sussurra canzoni tra le foglie. E bacia i fiori, li bacia e non li coglie.

Na! Na! Na! Na! Tu! Tu! Tu, Tu, Tu!

 

Florenzi è a Valencia! E’ la notizia del giorno, nella capitale non si parla d’altro.

 

Eppure il vento soffia ancora!

 

 

Arsenico17