Il 6 maggio 2005 un noto cantautore italiano pubblicò un singolo memorabile dal titolo vagamente ambiguo: “Vorrei cantare come Biagio”. Per i neofiti della musica d’autore italiana non c’è affatto bisogno di aggiungere altre note allo spartito musicale del bravissimo cantautore romano. L’oggetto del desiderio di Cristicchi era senza ombra di dubbio un certo Biagio Antonacci. In questo caso un uomo e non un oggetto per cui un fatto assolutamente straordinario in un tempo in cui tutte le porte di casa si aprivano al consumismo più sfrenato. Negli anni 2000, eh già, Antonacci era un uomo desiderato da un’orda di casalinghe disperate e con l’ormone impazzito. Nonostante, nei primi anni 2000, il bravissimo cantautore milanese aveva rasato tutti i suoi bellissimi capelli castani e con i riflessi dorati come quelli di un dolcissimo angioletto. Un fatto più unico che raro nella storia recente dell’umanità. Tra quelle femmine scalmanate c’era anche la mia attuale compagna. Maledetta! Ahimè andammo persino a un concerto della rockstar di Rozzano. Ehm e indovinate? Il biglietto me lo pagò la maledetta perché io non avevo un centesimo in tasca e neppure i famosi sassolini di Jovanotti: quelli con lettera “s” moscia per intenderci.   
Per di più a quei tempi ero in crisi perché avevo appena scoperto di essere malato di alopecia androgena. Ahimè che dolore. Somatizzo! Ricordo ancora quel maledetto giorno, ahimè, in cui due medici crudeli (uno più brutto e cattivo dell’altro) mi diagnosticarono una gravissima patologia: “Lei perderà tutti i capelli nel giro di pochi anni!”.  Maledetti! Loro non mi dettero nemmeno una Chupa Chups di consolazione. E io ci tenevo a leccare qualcosa. Forse perché non esistevano i selfie? Corsi subito a comprarlo in un Tabaccaio per affogare nel Chupa Chups la mia profonda disperazione.

Ma ritorniamo al concerto di Biagio Antonacci tenutosi - sempre se la memoria non mi inganna sulla soglia dei 40 - in un Palazzetto di Corato in provincia di Bari. Che vi devo dire amici miei? Fu un’esperienza terrificante da non augure a nessuno e tantomeno al peggior nemico. In vita mia non avevo mai visto un uomo così affascinate, profumato e con la camicetta bianca sbottonata che lasciava intravedere tutto il petto villoso. Auuu! Durante tutto il pezzo intitolato “Fino all’Amore” (ballata dolcissima da acchiappo adolescenziale: e infatti la mia compagna la cantava a squarciagola, dondolandosi in una danza tribale da pesce lesso, forse inconsciamente sperando che Biagio fosse un quindicenne) mi domandavo in un attonito e muto silenzio tra lo schiamazzo generale: Come cappero è possibile che un uomo rasato piaccia così tanto al gentil sesso? Vuoi vedere che mi sono sempre sbagliato nella vita? A quel punto mi stavano scadendo, in un battito di ciglia, tutti i punti di riferimento: Elvis Presley, Danny Zuko, Little Tony, James Dean, etc…E vi posso assicurare che non è stata una bella sensazione. Non avevo l’esperienza necessaria per sopportare quello strazio interiore. Volevo morire!
È dunque fu allora Biagio un inganno malefico del demonio? Ahimè, durante quel concerto, misi in discussione persino la mia virilità. E non l’avevo mai fatto fino ad allora. Anche perché mi tirava e alla grande. Bei tempi quelli! Mi facevo almeno tre pippe al giorno per poi sfogare gli appetiti serali con la mia compagna imboscato in una macchina di periferia nonché in una squallida strada per coppiette. Per fortuna allora vivevo in Puglia e non a Firenze.    
Ebbene vado al dunque: sulla falsa riga di Cristicchi - anche se in verità non ho le sue doti tricologiche - oggi vorrei scrivere un pezzo intitolato: Invece io non vorrei cantare come Biagio, bensì vorrei scrivere come Mino. Chi? Cosa? Quando? Dove e perché?
In onore, appunto, del noto giornalista italiano Mino Fucillo.
Spero mi sia concesso questo immenso onore in questa onorevole sede bloghesca. Ehm e altresì sperando di non entrare in un volgare conflitto d’interessi tra Cenerentola (il Blog VxL) e il suo Principe azzurro (www.calciomercato.com).
Una premessa è obbligatoria: tutto ciò sempre con il rispetto parlando per il noto giornalista salernitano, nonché colui che ha intitolato il suo unico libro con: “Fenomenologia di Bruno Vespa. Un titolo geniale, tutto un programma, senza ombra di dubbio. Come cappero gli è venuto in mente un titolo cosi bizzarro? Nel panorama giornalistico italiano ritengo Fucillo an absolute genius. Perdonate il mio francesismo. Saranno le scorie tossiche del recente video illuminato di Renzi? Fucillo è un genio soprattutto da un punto di vista prettamente umano nonché esclusivamente professionale. Ebbene utilizzare un sostantivo femminile come “fenomenologia” non è da ceto medio nonché da poveraccio inteso alla Letizia Moratti. Senz’altro è un fine sostantivo utilizzato da un intellettuale nonché da un uomo certamente d’altri tempi. Un sostantivo semper verde e soprattutto in questo periodo buio di distanziamento sociale. Ma non è una novità assoluta perché è dalla notte dei tempi il concetto empirico del distanziamento sociale. Difatti l’obiettivo principale della cultura è quello di distanziare i popoli della terra e magari anche attraverso un bel conflitto bellico. E perché no? Alcune volte ci sta, voglio ben dire. Maledetta fu la routine! Come ci sta preferire (seguendo la linea di pensiero dell’ex sindaco di Milano) sistematicamente i ricchi ai poveri nonché prediligere sempre chi giustamente ce l’ha fatta da tutti quelli che al contrario si sono sistematicamente attaccati al carro per tante ragioni. Mi sembra giusto. Fila la lana.
E in un certo senso tra i meritevoli contemporanei, tra quelli che ce l’hanno fatta, troviamo i vari Gianluca Vacchi, Lodovica Comello, Frank Matano e infine Matteo Salvini. Insomma tutti i maggiori influencer italiani, nonché comici italiani, che in un certo senso hanno colmato il vuoto lasciato dai vari ITALIAN INTELLECTUALS di un recente passato. Uno su tutti? Beh! La butto lì tanto per fare un nome a casaccio tra i tanti: Pier Paolo Pasolini.

Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio cattivo. Siete pavidi, incerti, disperati (benissimo!) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri….

Ma lasciamoci il passato burrascoso alle spalle perché dobbiamo avere fede per l’evoluzione della specie umana. È la nostra specie negli ultimi dieci anni si sta evolvendo alla grande…giusto?  Nooo? Non sei convinto? Beh allora per non sbagliarci ci mettiamo un bel chip nella capoccia delle persone al fine appunto di evolverle in modo artificiale.
Del resto meglio nel cervello che come attualmente nel sedere...
Detto questo. Dinnanzi a un buon caffè “ristretto” e sull’uscio di un bar di periferia, oggi, mi sono domandato in una giornata nebbiosa come tante altre in Lombardia: “Chi tra gli addetti ai lavori avrebbe avuto tanto ardire da scrivere un libro nientepopodimeno che su Bruno Vespa?”.  La risposta è scontata. I am sorry! Lo avrebbe potuto fare soltanto un grande giornalista, uno tutto tondo come una sfera da calcio, nonché un pazzo visionario - nel senso buono del termine - come il buon Mino Fucillo. Personalmente - sono assolutamente convinto di ciò al punto di camminare a piedi nudi sui carboni ardenti e tenendo in mano un gustoso mojito rinfrescante - ritengo Fuccillo assolutamente geniale per il solo fatto di scrivere un’opera letteraria sul grande giornalista abruzzese: per onesta intellettuale l’unica opera letteraria di Mino Fucillo in tutta la sua vita mortale. Ma fa niente, perché è soltanto un piccolo dettaglio. Quello che conta veramente nella vita è il pensiero. E così ci hanno fatto credere i nostri genitori. E noi ci fidiamo di chi abbiamo amato alla follia senza indugi.  

Quanto sarebbe bello oggi conoscere tutti i dettagli di quel momento illuminato? Magari per scoprire, a distanza di anni da allora, le forti motivazioni che hanno portato alla stesura di Fenomenologia di Bruno Vespa. Quest’ultimo uomo deve essere dallo scrivente enfatizzato per rendere più straordinaria la figura giornalistica di Mino Fucillo. Vi rendete conto? Bruno Vespa! Non è da tutti scrivere di e su Bruno Vespa e nello specifico sul mondo dorato del giornalismo italiano. Anche perché, anni addietro, un intellettuale come Umberto Eco aveva scritto: “Fenomenologia di Mike Buongiorno!”.  

Ma non solo. Perché? Il buon Fucillo non si è fermato a emulare un saggista e intellettuale di fama mondiale come Umberto Eco… bensì egli ha fatto molto di più, eh si, in barba alle regole dominanti di una società cinica e bigotta. Mino ha compiuto un gesto di altruismo da fare invidia persino a Clemente Mastella. Chi? Proprio lui? Ma è ancora sulla scena politica italiana? Sì certo, non la mollerà mai quella comodo poltrona e per nessun motivo al mondo. Di recente insignito da quelle testa di Peppe della nobile carica di “Costruttore”; Cosa? Cosa? Boh! Sono termini tecnici e politichesi. Chiedo venia a tutti per la mia ignoranza. E non essendo un esperto di politica, a questo punto vado a braccio come un comico novello. Sicuramente un costruttore di posti di lavoro statale in un territorio circostanziato alla provincia di Benevento. E per cui questo è un fattore assolutamente straordinario perché appunto Mastella è uomo che più di ogni altro figura rappresenta la politica italiana passata, presente e a questo punto anche quella futura. Per certi versi un simbolo italico che tutto il mondo ci invidia. Un uomo che, più di ogni altro essere vivente sulla faccia della terra, rappresenta i dettami dell’art. 1 della Costituzione Italiana nella quale troviamo scritto: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro possibilmente meglio se statale e circostanziato alla zona del beneventano”. 
Mastella non è soltanto un esperto costruttore, soprattutto un grande testa di CCD, CDR, UDR, UDEUR, POPOLARI PER IL SUD e l'UDEUR 2.0. Di contro, però, nella vita privata dell’uomo politico non ci sono soltanto mattoni forati, stucco e vernice fresca...
Un uomo assolutamente routinario. Per certi versi noioso a prima lettura. Da sempre sposato con la sig.ra nonché dr.ssa Sandra Lonardo. Quest’ultima, indovinate? Maestra d’asilo? Infermiera? Dottoressa? Meccanico? Imprenditore? Costruttore? Avvocatessa? No! No! Nulla di tutto questo! Bensì una politica italiana, senatrice e Presidente del Consiglio regionale della Campania dal 2005 al 2010. Insomma per la serie: Dio li fa uomini e donne e poi li accoppia politici. Ricordate cosa vi scrivevo tempo fa? In Italia soltanto i detti hanno sempre ragione. Mettiamoci l’anima in pace.
Entrambi nati a Ceppaloni. Ma dai? Su e giù? Che coincidenza bizzarra per un uomo così politicamente eclettico. Venuti al mondo entrambi in una ridente cittadina del beneventano di ben 3273 abitanti. Moglie e buoi del paese tuoi e del resto perché no? E’ cosi semplice la vita per nuove generazioni! Tanto per non farci mancare un altro proverbio made in italy. Ma lasciamo il buon Mastella al quarantasettenne Calenda.

Ebbene Fuccillo non si è fermato a Bruno Vespa, ma ha fatto molto di più rispetto ai suoi contemporanei. Addirittura? E non lo specifico gli ha dedicato persino la copertina del suo libro. Wow! Tutti gli scrittori provetti vorrebbero avere il faccione di Vespa in copertina, magari lo stesso libro da tenere gelosamente custodito, a tempo indeterminato, sul comodino della tua camera da letto matrimoniale insieme alle foto dei santi e dei defunti.      
Per fortuna Fucillo, almeno, ha avuto un po' di buon senso. Difatti sul suo libro c’è una picture di Vespa sfocata (quasi a volere prendere un certo distanziamento da se stesso e da Bruno) perché sarebbe stato troppo anche per Fucillo sfidare il fato; quest’ultimo spesso avverso soltanto per i comuni mortali.   
Parliamoci chiaro e possibilmente senza peli sulla lingua. Tra gli esseri viventi chiunque avrebbe voluto la propria foto - magari sorridente e opportunamente ritoccata con Photoshop - sulla copertina del nuovo libro appena pubblicato e quindi nuovo di zecca. Chiunque a parte Mr. Fucillo. E per questo motivo tanto di capello per Fucillo al quale ho deciso di dedicare questo umile pezzo: “Fenomenologia di Mino Fucillo”.

 

Caro Mino
Nell’ultimo pezzo mi hai un po’ deluso: “La scuola è imprescindibile per la scienza, non per la politica. Multe per ristoranti aperti? 'Spese di marketing'”.
Perché? Te la sei presa direttamente e indirettamente con i ristoratori di Milano in Corso Sempione, quelli di Bologna in Viale Stalingrado e, non contento, pure con quelli di Roma in Via Conca d'Oro. Ci vuole coraggio, tanto, perché quando sarà tutto finito, molto probabilmente, questi ti sputeranno per ripicca nel piatto! Per amore della cronaca riposto le tue fenomenologiche parole:

Uno, dieci, cento ristoranti (comunque minoranza netta, netta ma nutrita) la sera di venerdì hanno aperto contro e fuori legge. Davanti e sotto gli occhi delle Forze dell'Ordine. Secondo disposizioni sanitarie il loro gesto è attentato alla salute pubblica. Ma nessuno dei dieci, cento ristoranti oggi lunedì 18 gennaio si è visto la licenza ritirata”.

Invece ci tengo a scrivere che - come tempo addietro fece il tuo collega nonché Pasolini (ovviamente con le debite proporzioni tra un piccolo blogger di periferia e un grande giornalista italiano) - oggi io preferisco stare dalla parte dei ristoratori italiani. Lo faccio solo per convenienza: sia ben chiaro a tutti i presenti e soprattutto agli assenti. Non mi ritengo un eroe. Così fu scritto! Perché? Non vorrei che un giorno (quando tutto sarà finito) i ristoratori (quelli che tu hai offeso) mi sputassero nel piatto.
Anche perché se lo facessero, detto tra noi, me lo sarei proprio meritato…

Arsenico17