Il 27 maggio 2004 a Torino non fu un giorno ordinario per la gloriosa storia bianconera, dal momento che al termine di una grave malattia venne a mancare il Dottor Umberto Agnelli, “patron” bianconero e Presidente del club nel periodo 1955 -1962 nel quale vinse tre scudetti vinti scrivendo alcuni tra i momenti più leggendari della Vecchia Signora.
Un altro drammatico lutto in seno al club piemontese che solo 16 mesi prima aveva pianto la scomparsa del fratello Gianni.
Ma il 27 maggio 2004 è una data che viene ricordata per un altro motivo, decisamente più piacevole. È infatti il giorno in cui la società bianconera annuncia tra lo stupore generale il nome del nuovo allenatore: Fabio Capello.
Sì, proprio lui, l’ex tecnico di Milan, Roma e Real Madrid che nella sua parentesi romana aveva spesso battibeccato con la triade Moggi-Bettega-Giraudo affermando apertamente che in Italia esisteva una forte sudditanza psicologica dei direttori di gara a favore della Juventus.
Ma si sa; quando la Signora chiama è difficile, se non impossibile, dirle di no.
La stagione appena terminata (2003/2004) aveva lasciato i tifosi bianconeri con l’amaro in bocca. Una Juventus solo terza in campionato, eliminata agli ottavi di finale dal Deportivo La Coruña, sconfitta in finale di Coppa Italia dalla Lazio, con l’unico trofeo portato in bacheca quello della Supercoppa Italiana. Con una strana aria di smobilitazione che si respirava a Torino.
Il tecnico pluriscudettato Marcello Lippi aveva annunciato il suo addio al club per andare ricoprire il ruolo di C.T. della nazionale azzurra e alcuni dei giocatori più rappresentativi del club, uno per tutti David Trezeguet, avevano chiesto la cessione.
Sulla poltrona presidenziale siede l’Avvocato Franzo Grande Stevens che affida alla “triade” Bettega – Giraudo – Moggi l’incarico di riportare il club ai fasti che gli competono, partendo proprio dalla scelta del nuovo tecnico.
I maggiori quotidiani parlano di una corsa a tre per la panchina bianconera: il principale favorito pare essere Cesare Prandelli, reduce da due grandi stagioni a Parma, seguito a ruota da Francesco Guidolin, altro tecnico emergente del nostro calcio e da Didier Deschamps, ex grande mediano bianconero del primo Lippi e in quell’anno tecnico del Monaco.
E invece, con un’operazione condotta completamente sottotraccia dal cilindro di Moggi esce il nome di “Don Fabio”, in quel momento considerato il miglior allenatore italiano con un palmares invidiabile fatto da quattro scudetti e una Champions League al Milan, uno scudetto alla Roma, uno scudetto a Madrid sponda Real più diverse Supercoppe Italiane.
L’uomo di Pieris, frazione di San Canzian d'Isonzo, è un friulano tutto d’un pezzo e un tecnico di grande personalità, con una straordinaria capacità di gestire i campioni attraverso un sagace utilizzo di bastone e carota.
E a Torino, città dove aveva già trascorso tra il 1970 e il 1976 sei stagioni come calciatore, Capello trova il suo habitat naturale scoprendo una straordinaria unità di visione ed intenti con il club bianconero, riguardo l’organizzazione e la mentalità vincente.
Nei gruppi gestiti da Capello, così come nello “stile” Juventus, esistono regole severissime. Chi si adegua bene, chi non lo fa viene accompagnato rapidamente alla porta. Sia per Don Fabio che per la Triade bianconera, il rispetto delle regole del mondo Juve rappresenta il caposaldo per ottenere qualsiasi tipo successo, nonché l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi nei rari momenti di difficoltà.+
Capello è un grande conoscitore e intenditore di calcio, peculiarità che gli consentono di scegliere i giocatori più adatti al suo credo calcistico, sia da un punto di vista tecnico – tattico che comportamentale.
Il suo è un gioco che riflette il carattere pragmatico del personaggio. Un 4-4-2 molto solido, che lascia poco spazio allo spettacolo ma bada molto alla sostanza, con squadre costruite su una grande robustezza difensiva e ripartenze fulminee.
Ad un organico già più che competitivo Moggi aggiunge Cannavaro, in arrivo dall’Inter e un giovanissimo Zlatan Ibrahimović che andrà a formare una straordinaria coppia d’attacco con il bomber transalpino David Trezeguet.
Capello da parte sua presenta alla società un paio di richieste: due calciatori provenienti dalla sua esperienza romana. Il terzino francese Jonathan Zebina ma soprattutto Emerson Ferreira da Rosa, noto come Emerson, con quest’ultimo che Moggi riuscirà a strappare alla Roma al termine di un’estenuante trattativa.
Soprannominato il Puma per le sue movenze feline nel muoversi per il campo, Emerson rappresenta il più europeo tra i brasiliani.
È un centrocampista straordinario nel rubare palla all’avversario per poi andare ad impostare magistralmente il gioco della propria squadra.
E pur limitato da una fastidiosa pubalgia, diventerà fin da subito fondamentale per la mediana bianconera grazie alle sue doti di intelligenza tattica, tecnica, personalità, leadership e capacità di inserimento nell’area di rigore avversaria.

Capello imposta la sua Juve su un 4-4-2 con Buffon tra i pali, Zebina terzino destro, Zambrotta terzino sinistro e una straordinaria coppia di difensori centrali composta da Lilian Thuram e Fabio Cannavaro.
Un centrocampo solidissimo basato sull’estro di Camoranesi, sulla forza di Pavel Nedvev, sulla classe di Emerson, e su un quarto centrocampista a rotazione fra i “comprimari” Blasi, Tacchinardi, Oliveira e Appiah.
In attacco si alterneranno due tra Trezeguet, Ibrahimovic, Alex Del Piero e Marcelo Zalayeta. Un poker di attaccanti che rappresenta il meglio che in quegli anni si può trovare nella nostra serie A.
La squadra parte forte con tre vittorie, un pareggio, altre 5 vittorie e si mantiene in vetta al campionato fino a fine gennaio quando la Juventus, raggiunge un margine di +9 sulla seconda in classifica.
Una rosa non lunghissima, soprattutto a centrocampo dove oltre a Camoranesi, Emerson e Nedved, manca di qualche altro grande giocatore, causò ai bianconeri una preoccupante flessione di rendimento. Rallentamento che consentì al Milan di Carletto Ancelotti di recuperare buona parte dello svantaggio accumulato.
Con il campionato che sarà deciso proprio dallo scontro diretto tra i bianconeri e i rossoneri in programma al quart'ultimo turno di campionato. Gara che verrà decisa a favore dei bianconeri da un gol Trezeguet e tre punti che consentirono ai ragazzi di Capello di allungare sul Milan e di chiudere la stagione a quota di 86 punti, con sette lunghezze il Milan e ben quattordici sull’Inter terza classificata.
All’ottima Juve di Capello manca solo un tassello per diventare straordinaria: un altro centrocampista di grande qualità da affiancare al Puma Emerson.
E qui entra in gioco l’abilità di uno dei più grandi dirigenti sportivi della storia italiana, quel Luciano Moggi che con un prodigioso colpo di mercato riesce a regalare a Capello Patrick Viera, straordinario ventinovenne mediano francese, in forza all’ Arsenal.
Uno dei centrocampisti più forti del mondo per potenza, tecnica e personalità.
Con la diga Emerson – Viera, l’estro dell’italo-argentino di Camoranesi e la potenza devastante di Pavel Nedvev la Juventus formerà un centrocampo praticamente imperforabile.
Una linea mediana che verrà ricordata come una delle più complete della storia del calcio. Confermando sia la difesa che l’attacco della stagione precedente e aggiungendo all’organico giovani emergenti come Giorgio Chiellini, di ritorno dalla stagione in prestito alla Fiorentina, e il talentuoso romeno Mutu, la squadra allenata da Fabio Capello divenne una vera e propria macchina da guerra conquistando il titolo di campione d'inverno con 15 vittoria su 17 partite.
Realtà che non muta nel girone di ritorno con la Juve che il 14 maggio 2006 conquista lo Scudetto, numero 29, il secondo consecutivo dell’era Capello, sul campo neutro di Bari con un netto 2-0 sulla Reggina.
Curioso come le due reti portino la firma di Trezeguet e Del Piero, gli stessi marcatori del famoso 5 maggio 2002 a Udine, vittoria che consentì ai bianconeri di superare l’Inter di Hector Cuper, Bobo Vieri e Ronaldo dopo un’incredibile rimonta e vincere lo scudetto numero 27.
Stagione 2005/2006 chiusa con 91 punti in 38 partite, staccando l’Inter seconda classificata di ben 15 punti e la Roma terza classificata di 22.
Due stagioni fenomenali per il club bianconero quelle con Fabio Capello in panchina, con la squadra capace di mantenere la testa della classifica della nostra serie A per 76 giornate di campionato, dal 12 settembre 2004 al 14 maggio 2006.
Vittorie strameritate sul campo che verranno poi annacquate dalla giustizia sportiva e ordinaria, con la Juventus coinvolta in un'inchiesta a carico dei dirigenti bianconeri Luciano Moggi e Antonio Giraudo, nota come Calciopoli.
Indagine culminata con la retrocessione della Juventus in Serie B con 30 punti di penalizzazione, la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione di quello del 2005-2006 e Fabio Capello che concluderà nel giugno del 2006 la sua parentesi piemontese inquanto indisponibile a condurre la squadra bianconera nella seconda serie nazionale.
Ma questa è un’altra storia.
Ciò che rimane è lo straordinario biennio di Don Fabio sulla panchina bianconera, con un unico neo rappresentato dal cammino europeo, decisamente meno fortunato e stranamente avaro di successi.
Il primo anno fu il Liverpool a eliminare la squadra di Capello, mentre nella seconda stagione la corsa Europea dei bianconeri si arrestò contro l’Arsenal di Arsene Wenger che dopo aver ipotecato il passaggio del turno vincendo per 2-0 ad Highbury, riuscì ad uscire indenne nella gara di ritorno a Torino (0-0 il risultato finale) con una Juventus decimata dalle assenze di Viera, Camoranesi e Zebina squalificati e Del Piero infortunato.
Quello che è certo è che se non ci fosse stato Calciopoli a spazzarlo via, quel gruppo fatto di grandi campioni e magistralmente guidato da un grande condottiero come Fabio Capello, oltreché in Italia, avrebbe aperto uno straordinario ciclo vincente anche in campo europeo.