Handanovic è spesso sulla bocca di tutti, e, naturalmente, anche su quella degli interisti, che non gli perdonano la sua incostanza. Alcuni sostengono che il portiere sloveno sia scarso, altri incostante, altri addirittura lo additano come il portiere più scarso dell'Inter degli ultimi anni.

Va detto che Handanovic non è mai stato particolarmente simpatico. Questo va ricercato nel suo carattere freddo e schivo, con cui affronta le partite e le interviste, tanto da essersi meritato l'appellativo di "Uomo Ghiaccio", e pertanto non si è probabilmente creata quella empatia che invece altri portieri hanno saputo creare con la tifoseria. Se poi a questo si aggiunge il fatto che sovente manchi completamente le uscite, o che preferisca guardare la palla rotolare in porta, o molto vicino ad essa, con quelle che molti tifosi hanno già battezzato come "parate di sguardo", allora il quadro è completo. La discontinuità di prestazioni inoltre, se è dannosa per un attaccante, un centrocampista o un difensore, è anche peggiore per un portiere, visto che non ha nessuno che possa sopperire al suo errore. Da questo punto di vista, il portiere è il ruolo calcisticamente più difficile, a livello psicologico. Un attaccante che non segna può essere coadiuvato da un altro attaccante, un centrocampista che sbaglia un passaggio può trovare il difensore dietro di lui pronto a supportarlo, un difensore che manca una scivolata può contare sul portiere che possa parare o su un altro difensore in appoggio, ma se il portiere sbaglia la parata, è gol e basta.

La prestazione imbarazzante con il Torino, con la incomprensibile uscita a vuoto sull'azione di Belotti, ha riaperto la polemica, che in parte neppure la vittoria contro il Bologna ha saputo placare. La domanda, pertanto, sorge legittima: quanto indietro si può tornare per trovare un portiere che possa risultare più scarso di Handanovic, a livello di titolari?

Prima di lui, a difendere i pali dell'Inter vi era Julio Cesar. L'Acchiappasogni è stato un portiere che è entrato nel cuore dei tifosi, sebbene non da subito: l'errore nel posizionare la barriera nella partita contro la Juve del 12 febbraio 2006, insieme ad alcune successive partite sbagliate, portarono qualche rimbrotto all'allora allenatore nerazzurro, e attuale CT dell'Italia, Roberto Mancini. Che, con la testardaggine che sempre lo ha contraddistinto sia da allenatore che da giocatore, continuava a ripetere di dare fiducia al portiere brasiliano. E i fatti gli diedero ragione. Julio Cesar inizia il suo processo di crescita esponenziale, mostrando carattestiche inusuali per un portiere: ottimo controllo di palla, e questo lo si notò quando, negli allenamenti con la nazionale brasiliana, veniva schierato come centrocampista; attaccamento alla maglia, che ha sempre dimostrato lungo tutta la sua carriera in nerazzurro, senza risparmiarsi in pianti, ed esternazioni di gioia plateali; un carattere scherzoso ed allegro, da vero brasiliano, con il quale sapeva trasmettere entusiasmo sia ai suoi compagni di squadra che ai tifosi; riflessi non indifferenti, che gli permisero di sfoderare prestazioni di altissimo livello.

E non aveva tolto il posto a un portiere da poco, ma ad una vera leggenda italiana: Francesco Toldo. Acquistato dalla Fiorentina per 55 miliardi di lire, che confrontati con i prezzi raggiunti dal calcio moderno fanno quasi sorridere, l'allora ventinovenne portiere interista non deluse certo le aspettative che erano riposte in lui. La storia da calciatore parla per lui: chi non ricorda quella spettacolare semifinale dell'europeo del 2000, nella quale si scatenò parando in totale ben tre rigori, di cui uno nei tempi regolamentari? Proprio per questo, la fama di cui godeva era enorme, e da portiere seppe unire una professionalità incredibile al conquistare l'affetto dei tifosi con una chiara affezione per i colori nerazzurri, che continua tutt'ora: è lui il creatore e responsabile di Inter Forever, con cui le vecchie glorie dell'Inter sfidano quelle di altre squadre blasonate. Per continuare ad essere un giocatore interista, anche da non giocatore interista.

E proprio in Inter Forever, nel 2016 in una amichevole contro le leggende del Chelsea, un portiere francese si esibì in una straordinaria parata, con buona pace dei chili di troppo ormai accumulati. Ma quando difese da titolare la porta dell'Inter nella stagione 2000/2001, non solo era in tutt'altro stato di forma, ma anche anagraficamente giovanissimo. Lui, è Sébastien Frey. Segnalato da Walter Zenga all'Inter, il ventenne di Thonon-les-Bains, dopo due anni di panchina, gioca da titolare diverse partite, facendosi subito notare per l'esplosività dei suoi interventi, della sicurezza tra i pali, e per la grinta con cui giocherà lungo tutta la stagione, e nella sua carriera successiva, convincendo perfino un allenatore veterano come Lippi che era meglio non privarsi di lui. E' il portiere del tristemente noto 0-6 contro il Milan, ma ricordarlo solo per questo sarebbe alquanto ingeneroso. Condivide il suo amore per l'Inter con la Fiorentina, squadra in cui militerà in seguito per sei anni, ma ha sempre dichiarato che l'Inter è stata il suo primo amore. 

Ma prima di Frey, a giocare la stagione 1999/2000 tra i pali vi fu un ex juventino, portato all'Inter da un altro ex juventino, che non lascerà certo un bel ricordo tra i tifosi. L'allenatore era il già citato Marcello Lippi, e il portiere un altro grandissimo numero uno italiano: Angelo Peruzzi. Sebbene per una sola stagione, mostrò una tempra incredibile, sfoderando prestazioni di livello al netto della sfortunata stagione nerazzurra, dove sia Vieri che Ronaldo si infortunarono, complicando la stagione. Peruzzi però apparirà come il meno colpevole, viste le ottime partite disputate coi nerazzurri, che pur non amandolo come altri pariruolo, non possono che riconoscerlo come uno dei migliori portieri italiani di sempre.

Attaccamento alla maglia, che invece ha sempre dimostrato il suo predecessore, ovvero Gianluca Pagliuca. Arrivato nel 1994 da vicecampione del mondo nello sfortunato mondiale statunitense, il portiere azzurro si metterà subito in mostra senza farsi attendere. Partite di alto livello, e la vittoria nella Coppa Uefa del 1998 contro la Lazio, lo consacreanno come uno dei portieri più amati nella storia nerazzurra. Agile tra i pali, rappresentava un vero portiere moderno che non si limitava a restare incollato alla porta, ma sapeva anche spingersi più in là, al limite dell'area, distinguendosi per le ottime tempistiche nelle uscite. Anche lui come Handanovic venne accusato di essere discontinuo, ma in intervalli di tempo molto meno estesi rispetto al portiere sloveno. Compensava questo con l'abnegazione che ha sempre mantenuto, alla voglia di voler sempre tuffarsi sul pallone, e che farà sino al ritiro dal calcio. Uno dei migliori portieri italiani, e un beniamino dei tifosi nerazzurri.

Come, del resto, fu un grandissimo portiere italiano, esuberante in campo quanto adesso in panchina: Walter Zenga. Cresciuto nella primavera dell'Inter, di cui è tifoso da sempre, Zenga si farà subito notare per il suo carattere vulcanico, per le sue affermazioni sempre sincere con rara diplomazia, cosa questa che lo farà diventare un idolo dei tifosi dell'Inter. Ma non si possono dimenticare le qualità da portiere, che mosterà sempre in tutta la sua carriera: reattività impressionante tra i pali, abile nell'uno contro uno e con una grinta che sapeva essere un faro nei momenti bui, Zenga è tutt'oggi ricordato come uno dei portieri migliori di sempre. Non manca mai di ricordare il grandissimo affetto che ha sempre provato per i colori nerazzurri, e i tifosi ricambiano ogni qual volta giunge a Milano da allenatore. Disse che il giorno che l'Inter lo chiamerà ad allenare, potrà anche morire, e molti tifosi, ovviamente non augurandosi la seconda parte dell'affermazione, non vedono l'ora che accada.

Zenga sostituì un portiere non da poco, una vera leggenda interista che partì dalla primavera approdando direttamente in prima squadra, andandosene solo dopo tredici anni di militanza: Ivano Bordon. I suoi riflessi vennero celebrati da Sandro Mazzola, che gli diede il soprannome di "Pallottola" proprio per la rapidità delle sue parate. Ancora giovanissimo fu protagonista della finale di Coppa dei Campioni persa contro l'Ajax di Cruyff, ma seppe riprendersi bene, arrivando ad essere tra i migliori portieri italiani e non solo dell'epoca, e portando l'Inter a vincere lo scudetto del 1980 e la Coppa Italia del 1982 da assoluto protagonista. 

Insomma, Handanovic forse non sarà allegro come Julio Cesar o attaccato alla maglia come Zenga, o avere la battuta pronta di Pagliuca, ma è davvero il portiere più scarso dell'Inter dal 1970 in poi?