In un campionato avvincente ed interessante, si sono spese parole e articoli per la Juventus di Sarri ancora lontana dall’idea di gioco dell’ex tecnico del Chelsea, per la nuova Inter di Conte che ha lanciato il guanto di sfida alla Signora bianconera e per la Lazio di Inzaghi trascinata dalle reti di Ciro Immobile.

E ancora, l’Atalanta dei miracoli, la Roma sempre in bilico, la sorpresa Cagliari, il Milan tra Ibra e cambi di panchine, Balotelli al Brescia.

Insomma, si è parlato quasi di tutto ma in pochi hanno fatto risaltare lo straordinario pezzo di torneo fin qui disputato dalla banda scaligera, la quale ha compiuto un piccolo capolavoro, ribaltando nell’ultimo quarto d’ora lo svantaggio ospite del solito, intramontabile, Cristiano Ronaldo.

E la cosa dovrebbe fare molto rumore (per citare il neovincitore del Festival di Sanremo 2020) visto che a inizio anno addetti ai lavori e non reputavano la neopromossa la prima squadra candidata alla retrocessione.

Un giudizio giustificato da una rosa sulla carta non propriamente fatta di nomi di richiamo e che avevano sollevato numerosi dubbi sulle possibilità di permanenza in A dei gialloblù. Invece, senza le luci dei riflettori e con costanza, l’Hellas è riuscito a ritagliarsi un angolo di luce in una settimana straordinaria per il club, capace di fermare sul pareggio Milan e Lazio, prima dell’affermazione di ieri sera contro i Campioni d’Italia per 2-1.

Tutti, però, abbiamo sottovalutato fin dal principio un elemento: Ivan Juric.

Il tecnico croato, nato nel 1975, ha avuto un passato da centrocampista, crescendo nell’Hajduk Spalato, prima di dividersi tra Spagna (Siviglia ed Albacete) e Italia (Crotone e Genoa), guadagnandosi anche qualche gettone di presenza con la Nazionale.

Con la maglia del Grifone segnerà la sua unica rete proprio contro la Juventus, che diventerà il suo bersaglio preferito da tecnico.

Appesi gli scarpini al chiodo, ha avviato il percorso da allenatore nello staff di Gasperini, divenuto pezzo da novanta grazie allo strepitoso calcio offerto con l’Atalanta.

Dopo alcune esperienze minori, il vero acuto che lo porta ad essere considerato è quello del campionato di Serie B 2015/16, alla guida del “suo” Crotone.

I calabresi partivano da squadra che avrebbe lottato per la salvezza e invece, grazie ad un 3-4-3 costruito sugli esterni, i pitagorici otterranno una straordinaria promozione in Serie A, la prima della storia, con un gioco lodato da tutti gli esperti di cadetteria per la fluidità e le trame palla a terra.

La vittoria del torneo ha attratto un’altra sua ex squadra da calciatore, il Genoa.

In sella ai liguri, viene risucchiato nel vortice di esoneri e richiami che caratterizzano la panchina rossoblù: alla prima stagione parte fortissimo, vincendo 3-1 sempre contro i bianconeri, inanellando successivamente una serie di risultati negativi, che porta al primo esonero e al successivo richiamo, che permetterà a fine anno, comunque, di ottenere la salvezza.

Finita l’esperienza a Genova, l’Hellas si è affidato a lui per cercare di rincorrere il miracoloso obiettivo e affrontare un campionato che la vedeva come perdente.

Fedele al suo credo tattico, ha saputo trovare la chimica giusta come ai tempi della stagione calabrese, garantendo però una miglior tenuta difensiva rispetto allo spumeggiante calcio che poteva offrire in cadetteria.

Adattare il suo modulo offensivo e calarsi con umiltà nel palcoscenico ben più complesso della massima serie è sicuramente sintomo di un lavoro e di una preparazione molto seria ed efficace.

Proprio il reparto arretrato è il punto di forza: ad oggi, dietro le tre in fuga, è la miglior difesa con appena 24 reti subite.

Su tutti, spicca Kumbulla, di cui ne sentiremo probabilmente parlare nei prossimi anni: nato in Italia da genitori albanesi, è stato il primo difensore del 2000 a segnare nel campionato italiano di A, facendosi notare in questi mesi per presenza, personalità e grande fisicità.

Secondo il sito https://www.transfermarkt.it/, è il difensore centrale che ha avuto il maggior incremento percentuale al mondo di valore di mercato dall’inizio della stagione ed il terzo in assoluto. Un talento assolutamente esploso e da tenere sott’occhio.

Inoltre, tra gli altri, da segnalare il migliore in campo nella partita di ieri, Amrabat. Il marocchino, di proprietà della Fiorentina e attualmente in prestito nella città di Shakespeare, ha già giocato in Champions League con la maglia del Feyenoord segnando anche una rete e quest’anno si è fatto finalmente ammirare in modo totale.

Dotato di grande agonismo (è uno dei più ammoniti), è duttile ed è un abile recuperatore di palloni in mezzo al campo. Può far comodo a tante squadre e la Viola potrebbe puntare su di lui il prossimo anno.

Unico neo, forse, l’assenza di un centravanti capace di spaccare le partite: il redivivo Pazzini potrebbe farsi carico di questa responsabilità e vivere un’altra soddisfazione per una carriera che, onestamente, gliene avrebbe dovuta riservare qualcuna in più.

Insomma, il quadro disegnato dal tecnico croato è interessante e pieno di sfumature: il tocco di classe sarebbe arrivare in Europa, per cui si sente spesso parlare di tante società ambiziose ma mai dell’Hellas.

Ieri, finalmente, Juric si è preso la sua meritata ribalta e il Verona ha dato un segnale a tutti: ci sono anche loro per la corsa europea.

Non lo diranno mai, perché già salvarsi sarebbe straordinario, ma dopo una settimana così, l’adrenalina va a mille dalle parti dell’Arena.

Da segnalare, infine, il ritorno al goal di Borini: anche lui, come il Pazzo, si è perso dopo un inizio di carriera promettente.

Per entrambi, il finale di questa stagione potrebbe essere una piccola rivincita.