Dopo le tre scoppole prese dalla Sampdoria domenica e alla vigilia di un'importante match di Champions, ecco proprio ciò che non serve ad un ambiente già in subbuglio. Le parole di Paulo Dybala, venute non si sa per quale motivo, lasciano intravedere scenari già ipotizzati, ma che mai fino ad ora erano stati presi in considerazione da dirigenza e tifoseria.

"Non posso promettermi di restare qui per sempre, ma non è detto che andrò via al termine della stagione", il che è tutto un programma. Prestazioni di gran lunga al di sotto le aspettative, nervosismo esagerato e comportamenti puerili erano solo avvisaglie di ciò che in realtà era dietro l'angolo: l'annuncio del suo prossimo addio. 

In tutta onestà, non mi dispero per queste parole né per una sua vicina cessione; il suo passaggio in bianconero è stato una Joya a tratti troppo alternati per definirsi una presenza fondamentale e determinante. La classe è pura, ma troppo incostante e influenzata da una mente forse ancor troppo bambinesca; le coccole della società, la quale gli ha affidato la prestigiosa numero 10 e un contratto da top player, e i privilegi concessi a lui dal tecnico, che praticamente gli ha costruito l'intera squadra attorno, evidentemente non bastano per giurare amore eterno alla Signora.

Un legame che invece, per chi sente questi colori, è indissolubile. Non sto a parlare di bandiere, perchè queste non esistono più da tempo ormai, ma di calciatori come Higuain, il quale tramite il fratello manager ha più volte ribadito la volontà di restare a vita in bianconero, o come Mandzukic che, oltre a sputare sangue, non ha mai neanche pensato un futuro lontano da Torino. Chi è alla Juventus non può permettersi di immaginare un trasferimento altrove, perchè fa già parte di un top club, di una famiglia, di una leggenda.

Son certo che le sue incomprensibili, e quanto mai fuori luogo, frasi non saranno bene accolte dalla dirigenza, che da sempre ribadisce un concetto cardine, a simbolo della filosofia bianconera: chi non è completamente convinto di rimanere alla Juventus, può tranquillamente andare. E che vada dunque, con in testa l'idea di essere il migliore al mondo, di sfidare invano Neymar per il pallone d'oro e di fregare il posto a Messi in Nazionale e, forse, anche al Barcellona. Vada dove gli pare, purché sia lautamente pagata la sua cessione, e sbatta finalmente contro un muro che gli faccia capire che nessuno è indispensabile e che nessuno può garantirgli gli stessi trattamenti "di favore", di cui invece gode a Torino.

Riferimenti a Dani Alves, descritto come uno dei migliori mai visti, e a Pogba, col quale aveva stretto un legame anche fuori dal campo, non lasciano presagire che un trasferimento a breve termine. 

E' compito adesso di Marotta & co. far fruttare da questo addio una somma congrua per costruire agiatamente la Juventus del futuro, possibilmente con più gente attaccata alla maglia e con più ragazzi italiani in campo, così come da sempre la tradizione bianconera vuole ed in modo da poter garantire anche alla Nazionale un futuro più roseo.