Il vituperato campionato di Serie A, alla fine del decennio peggiore (numeri alla mano) della storia, è finalmente tornato a brillare.

Su questa affermazione si potrebbero levare i soliti cori: meglio la Premier League, alla fine vince solo la Juventus ecc.

Tutto anche comprensibile, nel senso che è vero che il torneo inglese è ancora il migliore del mondo sotto diversi aspetti e che la Juventus rimane la squadra nettamente superiore rispetto alla concorrenza, ma quello a cui stiamo assistendo in questa prima parte di stagione è ciò che di più spettacolare ci si poteva augurare.

Il duello per eccellenza del calcio italiano è finalmente al vertice: la Juventus (ancora non del tutto) sarriana sta affrontando qualche difficoltà, soprattutto nel gioco e anche a causa del rendimento sottotono di Cristiano Ronaldo; l'Inter, dal canto suo, sta facendo valere il fattore Conte, unito ad un tandem offensivo che oggettivamente sta fornendo un contributo formidabile.

La lotta Champions è più agguerrita che mai: la Lazio si sta confermando la solita outsider e con l'Immobile più bello della carriera (Mancini ringrazia), il sogno di Inzaghi, stavolta, pare davvero alla portata. I cugini giallorossi stanno esprimendo un gioco importante e si candidano autorevolmente a dire la loro.

Insieme alle due squadre della Capitale viaggiano due sorprese (o quasi): l'Atalanta di Gasperini ormai non fa più notizia ed è diventata una solida certezza; il Cagliari, dopo il sontuoso mercato estivo, non solo sta mantenendo le promesse, ma sta andando al di sopra di ogni aspettativa: arrivare in Europa sarebbe già un autentico miracolo per la compagine sarda.

E come in ogni campionato emozionante che si rispetti non mancano le note negative: in questo piatto ricco di entusiasmo mancano all'appello due grandi del nostro calcio, Napoli e Milan.

Gli azzurri hanno un fortissimo problema interno tra società, allenatore, calciatori e capitani: sembra un anno di transizione, quasi a chiusura di un ciclo che deve necessariamente ripartire con risorse e uomini diversi.

I rossoneri stanno invece rispecchiando fedelmente ciò che si temeva: è una squadra da metà classifica e solo chi è accecato dal tifo può non ammetterlo. Ovviamente, però, la gloria del popolo rossonero non può accettare di non provare perlomeno a raddrizzare la situazione.

Se poi contiamo una lotta salvezza serratissima che coinvolge anche le due genovesi e mine vaganti come Toro e Fiorentina, la Serie A ha finalmente ripreso ad avere appeal.

E' innegabile che l'effetto CR7 ha impattato in modo decisivo: quest'estate sono arrivati fior fior di giocatori che, tra difficoltà di ambientamento (De Ligt) e conferme (Lukaku), erano e sono comunque tra i top nei loro ruoli.

Ma oltre all'equilibrio in classifica e al fatto che finalmente ci sono calciatori di spessore internazionale come non accadeva da troppo tempo, c'è un elemento di vitale importanza che va tenuto in considerazione: le singole partite sono imprevedibili e per lo più spettacolari. Quasi il 60% dei match è terminato con almeno tre reti, roba non da poco, storicamente, per il calcio tricolore. Ed anche le partite sotto i tre goal sono avvincenti e regalano emozioni molto coinvolgenti.

In sostanza, spiace forse a qualcuno che da sempre è contrario per partito preso a qualsiasi cosa sia italica, ma il nostro massimo campionato è tornato ad essere importante.

C'è da lavorare ma finalmente, ritrovarsi durante il fine settimana a guardare una partita di Serie A, ha finalmente un senso.

E fino a poco tempo fa non era così scontato.