La sua storia è incredibile, oggi è uno dei migliori nel ruolo ed è il centravanti di punta della sua squadra, ma tornando indietro possiamo vedere che il suo passato non è stato dei migliori.

Edin nasce a Sarajevo nel 1986 prima dell'inizio della guerra in Bosnia e proprio quando le bombe iniziarono ad assediare la sua città fu costretto a lasciarla insieme alla sua famiglia, andando a cercare in un luogo più sicuro protezione per provare a salvarsi la vita. Una vita che quasi non veniva considerata da una guerra che uccise migliaia e migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini a cui fu tolta l'infanzia proprio come Edin, che però è riuscito a salvarsi.
È qualcosa accaduto ormai diversi anni fa, che ha cambiato la storia di chi l’ha vissuta, rendendoci allo stesso tempo più forti e capaci di apprezzare la vita nei momenti giusti“. Ha raccontato il ragazzo, che sin da piccolo si innamorò di quel pallone che riuscì a salvarlo da quelle bombe, una passione quella calcistica che però avrebbe potuto pagare a carissimo prezzo; infatti durante un torneo nella Sarajevo occidentale, durante una partita, il primo giugno quel campo da calcio fu assediato dalle bombe, che uccisero ben 13 persone e ne perirono 113, di cui la maggior parte furono bambini. Un bilancio che avrebbe potuto comprendere anche Edin, ma la madre riuscì a salvarlo non facendolo partecipare a quel torneo "della morte" solamente pochi giorni prima. "A me come a tanti bambini hanno rubato l'infanzia. È stato il periodo più brutto della mia vita. A Sarajevo vivevamo in 15 in 37 metri quadrati. Ci svegliavamo a volte senza avere quasi nulla per fare colazione. Mio padre era al fronte e tutti i giorni, quando suonavano le sirene, avevo paura di morire. Andavamo nei rifugi senza sapere mai quanto tempo dovevamo restarci. Certe esperienze rendono più forti e fanno apprezzare la vita nei momenti giusti. Quando hai avuto paura per la tua vita e quella dei tuoi familiari, i problemi del calcio sono niente al confronto. Non ho segnato? Fa niente, segnerò alla prossima partita. Le cose importanti sono altre".

Quella nazione Edin riuscirà però a renderla felice molti anni dopo, diventando il miglior bomber della storia e portandola ad una clamorosa qualificazione ai mondiali del 2014. Un'avventura che per moltissimi cittadini del paese aveva rappresentato, al di là del magro risultato finale, l'unica nota positiva in un presente dominato dalle difficoltà. Al mondiale Džeko aveva segnato anche in occasione dell'unica vittoria della nazionale, un 3-1 inflitto all'Iran. «Andare in Brasile è stato un motivo d'orgoglio per tutto il nostro Paese - ha detto alla fine della competizione - siamo una nazione molto piccola, ma tra di noi ci sono tantissimi tifosi».
Ma Edin fu uno dei fortunati a riuscire a sopravvivere agli orrori della guerra, anche grazie a quel pallone che gli permise di contraddistinguere sin da subito con caratteristiche al di fuori del normale per un ragazzo alto 193 cm. Dopo aver giocato e stupito tutti, giocando con i coetanei della sua nazione, alla giovanissima età di 17 anni Edin esordisce finalmente tra i professionisti, ma nel ruolo di trequartista, che gli servirà moltissimo nel corso della sua carriera anche se poi preferirà essere schierato in un altro ruolo e il soprannome che lo accompagnò nel corso della parte iniziale della sua carriera fu Kloc, ovvero lampione, ed all'età di 20 anni è stato Zeljeznicar al all'Ustí nad Labem per 50.000 euro e un dirigente dell'epoca disse che avevano vinto alla lotteria.                                                       
"In Bosnia faticano a credere nei giovani. Il club poi aveva bisogno di soldi e anche se quella cifra sembra bassa, per loro era importante. Oggi ringrazio chi mi ha venduto e non ha puntato su di me".
Il primo ad avvicinarlo di più alla porta fu l'allenatore delle giovanili della nazionale Ceca, Jiri Plisek, che lo trasformò in un vero bomber di razza. Sotto la guida del suo mentore la stella di Edin Dzeko cominciò a brillare senza spegnersi più. Zeljeznicar, Usti nab Labem e Teplice furono le prime squadre a poter fruire del diamante grezzo proveniente da Sarajevo. Infine il passaggio al Wolfsburg, e l’approdo nel calcio che conta. Agli ordini di Felix Marghet, Dzeko segnò come mai prima. Con 85 gol in 142 partite, formò con il brasiliano Grafite un tandem d’attacco esplosivo: il più prolifico nella storia della Bundesliga nell’anno del titolo dei Lupi. Spero di tornare nuovamente a Wolfsburg, ovviamente da giocatore. Devo al Wolfsburg tutta la mia carriera, senza l’esperienza fatta qui non avrei mai giocato nel Manchester City e nella Roma”.

In seguito passa al City per ben 35 milioni, con una plusvalenza clamorosa del Wolsburg che lo aveva portato in Germania per soli 8 milioni. Con il City però non riesce a fare il grande salto, infatti il bosniaco segna solamente 50 gol in 130 gare in un'esperienza durata 5 anni, prima di passare alla Roma.
​In giallorosso dopo un anno in ombra riesce ad esplodere clamorosamente, diventando uno dei migliori bomber in circolazione, ma non solo. Infatti l'aver intrapreso il ruolo di trequartista lo ha aiutato molto, perché si mette anche a disposizione della squadra, sfornando assist su assist per gli attaccanti. Da oggi, dopo il rifiuto all'Inter ed il rinnovo per amore della Roma grazie ad un Sms.
Nella serata di ieri infatti, la Roma ha sorpreso tutti annunciando il rinnovo di Edin Dzeko fino al 2022. Una decisione che ha lasciato di sasso l’Inter che aspettava l’attaccante bosniaco per completare il reparto avanzato e adesso dovrà virare su altri obiettivi. Com’è nata la trattativa per il rinnovo? Grazie ad un sms. Non si tratta di uno scherzo ma della verità raccontata dal procuratore del giocatore, Silvano Martina: “Quando ho mandato il messaggio a Petrachi di un’apertura è stato il più felice del mondo. La Roma lo voleva, però aveva capito perfettamente il desiderio di Edin: quando stai tanti anni in una squadra, hai anche voglia di un’altra esperienza e fare la Champions. Poi le cose iniziavano andare per le lunghe, poi è passato un mese e mezzo e ha iniziato a valutare questa ipotesi che poi si è concretizzata ieri alle 9 di sera.  Quattro giorni fa ho scritto al mattino a Petrachi: “Potrei avere qualcosina di interessante per te”. Non mi risponde e la sera mando un secondo messaggio: “Allora non sei curioso” e Petrachi mi risponde: “Posso essere curioso solo se mi dici che c’è un’apertura per Dzeko”, ed io gli ho detto: “Sì, potrebbe esserci un’apertura”. E poi abbiamo fatto il rinnovo” [Fantamaster.it]

Adesso tutti gli occhi dei tifosi giallorossi saranno rivolti ancora di più verso di lui, in attesa di celebrare il prossimo gol di Edin, il figlio buono di Sarajevo, lampione che è riuscito a diventare diamante.