La testa di Leonardo rischia fortemente di saltare. La voce del possibile siluramento del dirigente italo-brasiliano, fino a qualche giorno fa sussurrata sui social da qualche insider o pseudo tale, sta diventando sempre più insistente.

A Leo viene imputato un mercato fatto più  di ombre che di luci. Purtroppo quella con Higuain è stata una storia nata già finita, che ha comportato un investimento importante e non preventivato per Piatek. Castillejo, se da un lato ha permesso di trovare una soluzione per Bacca senza iscrivere sanguinose minusvalenze a bilancio, dall'altro ha dimostrato di non essere, ancora, pronto per essere un titolare in un Milan che punta ad arrivare fra le prime quattro. Laxalt rimane un mistero dal punto di vista sia tattico che tecnico. Per quanto riguarda Caldara la preoccupante propensione agli infortuni vista la giovane età probabilmente spiega come mai la Juve abbia mollato così facilmente la presa su un giocatore considerato da molti addetti ai lavori il futuro della Nazionale italiana.

Ma se per il mercato al brasiliano possono essere riconosciute diverse attenuanti, come l'essere subentrato a luglio inoltrato, la necessità di trovare soluzioni che comportassero l'uscita di alcuni giocatori in rotta con l'ambiente ed il cambio di strategia imposto a gennaio da Gazidis, che bloccato alcune trattative già ben avviate, difficilmente gli verranno perdonati i contrasti con Gattuso, al netto delle indubbie colpe del tecnico che probabilmente pagherà anche lui con l'esonero, che hanno contribuito a minare la stabilità dell'ambiente rossonero.

Inoltre pare che fra lui e Gazidis ci sia una fortissima divergenza di vedute per quanto riguarda la scelta del prossimo allenatore e le strategie per il mercato 2019. Leonardo, infatti, preferirebbe un tecnico italiano, per non creare troppi scossoni nella conservatrice piazza rossonera ed un mercato magari con acquisti abbastanza limitati ma senza dolorose cessioni, soprattutto di giocatori che dovrebbero rappresentare la base azzurra della squadra. Gazidis invece invece preferirebbe un tecnico straniero per dare una svolta a 360 gradi, e sarebbe propenso a seguire il modello gestionale dell'Arsenal e di diverse squadre francesi, ovvero uno scouting a tutto tondo su scala mondiale che permetta di acquistare giocatori giovani e promettenti a costi,relativamente, contenuti da lanciare in prima squadra senza paura, valorizzare e poi rivendere generando sostanziose plusvalenze, questo almeno fino a quando il Milan non avrà di nuovo il bilancio in ordine ed un ritrovato appeal tale da attirare campioni già affermati. Un modello molto affaristico e poco romantico in cui la base italiana avrebbe molto meno peso.

Coerenti con tale modello di business sarebbero le voci che darebbero come principale candidato alla successione di Leonardo il portoghese Luis Campos, attuale DS del Lille, di cui si è già tracciato il profilo in un precedente articolo in occasione di un suo possibile approdo alla Roma poi non concretizzatosi.

Campos rappresenta il Ds ideale per un tale modello di business, oltre che per le sue notevoli capacità di talent scout, proprio per la sua profonda conoscenza del calcio portoghese e francese dove questo modello trova grande applicazione. Inoltre il Lille, sua squadra attuale, presenta un forte legame economico col fondo Elliott e si dice che lo stipendio di Campos non sia pagato dalla Società  ma dalla stessa Elliott, per cui di fatto sarebbe già "in casa".

Si tratta senza dubbio di un profilo intrigante e di spessore ma che rischierebbe di entrare in rotta di collisione con la realtà del calcio italiano e con le caratteristiche della piazza rossonera.

Inoltre suscita perplessità anche la sua vicinanza alla galassia Gestifute. Chi scrive non valuta tale vicinanza in modo negativo, anzi potrebbe essere il giusto grimaldello per un allenatore top, Campos infatti pare che sia un carissimo amico di José Mourinho, e per abbinare ai giovani qualche nome un po' più affermato. Come disse il buon Enrico di Borbone al momento della conversione al cattolicesimo per poter salire al trono di Francia "Parigi val bene una messa". Tuttavia si sa come in Italia la Gestifute sia vista come fumo negli occhi e come ciò  potrebbe far partire l'avventura di Campos già con una sorta di peccato originale.

Un altro nome che circola con una certa insistenza è quello di Igli Tare, ex calciatore albanese da tempo radicato in Italia, e da diverso tempo DS della Lazio.

Tare ha fatto un ottimo lavoro con i biancocelesti, da diversi anni ormai in grado di coniugare una stabile presenza nelle coppe europee ad un bilancio sano e sostenibile, con la scoperta e la valorizzazione di talenti quali Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Keita Balde, Felipe Anderson ed ora "El Tucu" Correa.

Tare presenta delle similitudini con Campos tuttavia sarebbe un profilo più "pane e salame" più vicino alla realtà nostrane e quindi probabilmente più gradito nell'ambiente rossonero. Tuttavia sarebbe da valutare in un contesto in cui le attenzioni e le pressioni sarebbero decuplicate rispetto alla Lazio e sarebbe tutta da verificare la capacità di relazionarsi con una proprietà non più casereccia e personalistica, come quella biancocelesti che ha in Lotito il proprio "deus ex machina"ma spersonalizzata, iper manageriale e piuttosto distante anche dal punto di vista geografico.

Il terzo nome è invece una mera suggestione. A questo giro, infatti, Walter Sabatini non è stato accostato al Milan. Anche se le repentine dimissioni dalla Samp, le caratteristiche ed il lavoro fatto con la Roma lo iscrivono d'ufficio in una ipotetica rosa di papabili. 

Su Sabatini però pesa in maniera negativa il flop coi cugini culminato con un clamoroso addio sbattendo la porta dopo solo pochi mesi. Inoltre ha dimostrato di trovarsi abbastanza a disagio in contesti particolarmente complessi in cui il processo decisionale non è veloce e snello (Inter) o in cui non dispone di pieni poteri (Roma dopo il ritorno di Franco Baldini). Infine su Sabatini pesa l'incognita delle condizioni di salute, dopo il grave malore dello scorso settembre.

Gazidis quindi è pronto a sfogliare la margherita e sarebbe vita al Milan targato Elliott 2.0? Un po' di pazienza e lo scopriremo. Ancora due partite e poi scocchera' l'ora della verità.

Chi scrive trova particolarmente intrigante l'idea di un Milan veramente nuovo, che chiuda definitivamente i conti con passato berlusconiano e dia vita ad una nuova era contrassegnata dalla discesa in Campos. 

Però la prudenza insegna che a volte la soluzione più giusta è il compromesso. Probabilmente la strada migliore ora come ora sarebbe dare un'altra chance a Leo, magari con un implemento del ruolo di supervisione e coordinamento dello stesso Gazidis.