Inter e Juventus, due mentalità differenti e contrapposte. L'Inter storicamente ha vissuto sugli sprazzi, sul tremendismo: è una squadra in grado di fare tre gol in cinque minuti a velocità supersonica (pazza Inter appunto), La Juve ha sempre puntato sulla forza, la superiorità fisica e l'occupazione degli spazi lasciando ai tre-quattro campioni davanti il compito di trasformare in gol i palloni recuperati e la superiorità territoriale ed una manovra spesso compassata. Facciamo un giochino: se la rosa attuale dell'Inter fosse quella della Juve? Allora, il punto di partenza sarebbero Handanovic, Skriniar, de Vrij e Miranda. Tutti alti, armadi a muro forti sui contrasti e il gioco aereo. Non esiste che uno di loro possa stare in panchina. Ciò non significa fare la difesa a tre: si resta col 4-2-3-1 di base, si mette quello meno peggio a fare il terzino destro (che sarebbe Skriniar). Nella mentalità Juve non importerebbe se non superasse il centrocampo, basterebbe che fosse duro e aggressivo in fase difensiva, un muro. La Juve storicamente ha giocato con difese a quattro: Ferrara, Kohler, Carrera, Torricelli; Ferrara, Montero, Iuliano, Pessotto. Ancor prima della BBC. Terzino sinistro Asamoah. All'ala destra Keita, perché segna anche parecchi gol e potrebbe affiancare Icardi. Brozovic e Vecino i due mediani, Peresic a sinistra, Nainggolan trequartista e Icardi di punta.

In realtà è un 4-2-3-1, ma con gli stessi uomini si può cambiare di continuo modulo di gioco, creando imprevedibilità e così sbloccando le partite. Si abbassa Nainggolan mezzala destra, si alza Asamoah, si stringe Perisic in mezzo e diventa un 3-5-2. Oppure restando a quattro dietro si abbassa Nainggolan mezzala e diventa un 4-3-3 con Keita e non Candreva, che ha entrambi i piedi e segna. Se poi ancora non si sblocca, si toglie Vecino, si abbassa Nainggolan al fianco di Brozovic, si mette Lautaro al fianco di Icardi e si fa il 4-4-2. Oppure si fa entrare Perisic dentro il campo dietro Icardi e Keita che stringe, e diventa un 4-3-1-2. Il segreto è questo. Cambiando di continuo il modo di attaccare prima o poi il gol si trova, e dietro si ha una superiorità fisico-atletica, specie in area, insuperabile con cui difendere l'uno a zero. Così si vincono gli scudetti.