I fuochi d’artificio hanno acceso finalmente le notti di Napoli. Quelli belli, diversi dai botti prematuri di una festa scudetto mai festeggiata nel recente passato. Differenti anche da quelli mediatici.
La Coppa Italia è stata magica per il Napoli e per tutta la città, perché una tifoseria torna a festeggiare, e diciamocela tutta, la storia di Gattuso meritava un lieto fine, quello che non piace per natura agli italiani, ma che nell’era della pandemia globale dovrebbe essere la prima lezione da imparare. È stata la festa del tecnico, che davanti alle telecamere con sentimenti veri e incredibile lucidità ha partecipato alla gioia collettiva a modo suo, con la purezza di un uomo passionale che vive un momento drammatico. È stata la sua vittoria, perché lui avrà convinto Insigne a rincorrere ogni cosa bianca e nera che passava in uno stadio vuoto. Lui ha gettato nella mischia Allan, spesso accantonato, Milik, in odore di cessione. Ha rivitalizzato Maksimovic, ha gestito la staffetta in porta, ha dato grinta ad una squadra che non esisteva. De Lautentiis si è soffermato sul successo e incredibilmente su Ancelotti. Ha dichiarato che l’esonero era affare da mettere nero su bianco prima e si è paragonato a Gattuso: “siamo due condottieri”. E no, caro presidente. Il condottiero è Rino, che non ha accantonato nessuno, perché il vero leader mostra agli altri la loro grandezza e non la propria. Lei, caro presidente, è il fautore dei rinnovi mancati e pubblicizzati alla stampa, lei è quello della squadra in ritiro, è il presidente che rispose all’ammutinamento con le multe senza capire che un momento di crisi può generare insuccessi, ma di certo non va sbattuto in prima pagina. Fu lei a scegliere Ancelotti, e lo difese andando pubblicamente contro la squadra dopo il caos con il Salisburgo, salvo ritornare sui suoi passi ed esonerarlo, perché non avrebbe mai potuto cambiare una intera squadra che aveva bocciato il proprio mister. Allora di chi è la vittoria? Di certo degli atleti, non impeccabili nel trattamento riservato ad Ancelotti ma capaci di mostrare sacrificio e dedizione a Gattuso. Erano tutti in discussione, adesso sono tutti fondamentali, ma solo grazie al tecnico, capace di ridare fiducia ad ogni singolo elemento. Il successo è quindi solo di Ringhio. Lo ha conquistato facendo leva sul sentimento di un gruppo spaccato, in un periodo difficilissimo e in una stagione in cui, alla fine dei conti, la squadra per il presidente da rivoluzionare, metterà in bacheca qualcosa al contrario di club più blasonati. De Laurentiis, a questo punto le faccio un complimento. Lei ha investito, ha speso soldi e passione, ha sbagliato, ma alla fine ha rialzato le sorti del Napoli. Voto all’imprenditore molto alto, all’uomo che parla di calcio assai inferiore. È stato bravo e fortunato a scegliere l’uomo giusto, avversario di tanti ma stimato da tutti. Un condottiero che ovunque è andato ha pensato prima alla squadra, da Pisa fino al Milan, al contrario di un presidente che la squadra la ha consegnata alla gogna mediatica e qualche mese dopo la ha accompagnata sul carro dei vincitori. Noi il calcio lo abbiamo nel sangue e abbiamo imparato a riconoscere chi crea le vittorie e chi le festeggia. Sarebbe bello vederle fare il presidente e basta, perché è un ruolo che le riesce molto bene. Al campo e ai media rinunci, sarebbe il primo passo per realizzare il suo sogno di battere la Juve in Serie A, e per fare la storia con un gruppo che nonostante tutto la ha portata in trionfo.