Un tempo c'erano i musicanti, coloro che nel mondo delle favole amavano improvvisarsi suonatori nella banda della città. Oggi, sulla scia di quel racconto creato dai fratelli Grimm, domina solo il ricordo di un passato stellare che difficilmente potrà tornare come tale. Sì, perchè la città di Brema non è famosa solo per la letteratura, ma anche per la squadra di calcio locale, quel Werder Brema che vanta un palmarés onorevole, con 4 titoli di Germania conquistati e persino una Coppa delle Coppe sulle spalle; storie antiche raccontate dai vecchi padri calcistici, che oggi possono solo apprestarsi a salutare almeno per un anno la tanto amata Bundesliga. Sull'orlo dell'Inferno, a soli 25 punti (-2 dal terzultimo posto), la squadra di Florian Kohfeldt cerca un piccolo bagliore in una notte interminabile. Avversario di turno è l'Eintracht di Francoforte, forse più dotato sul lato tecnico ma sicuramente non irresistibile visti gli ultimi precedenti. Gara valevole per il recupero della 24esima giornata, non disputata per gli impegni di Europa League degli uomini di Hutter. Nonostante le tiepidi speranze iniziali, con Kevin Trapp impegnato per due volte, i padroni di casa non riescono a spingere il piede sull'acceleratore, complice l'opaca prestazione del tridente offensivo (Selke su tutti). Poi, nella ripresa, il filone narrativo segue le tracce dettate dai giocatori dell'Eintracht, e il Werder ritorna quello che tutti noi abbiamo conosciuto nel corso di questa stagione, una squadra passiva e totalmente in balia degli avversari sulle palle inattive. Ad aprire le danze ci pensa l'ex Milan Andrè Silva con un colpo di testa vincente, ma assai emblematica è la doppietta siglata dal subentrato Isanker, abile per due volte a sbucare alle spalle della difesa avversaria per mettere il punto su una sfida chiave e da vincere a tutti i costi. Se gli ospiti possono decretare con molta probabilità la loro salvezza, i padroni di casa subiscono l'ennesima imbarcata stagionale.

La domanda che tutti si pongono è dove sia finito il vero Brema, quel club che ospitava il fascino della storia e che rappresentava una colonna sacra dell'intera Bundesliga. A diventare un incubo è persino il Weserstadion, teatro di sconfitte su sconfitte e prestazioni opache: una sola vittoria tra le mura amiche, ottenuta contro l'Augsburg lo scorso settembre. Per il resto solo delusioni. E pensare che un tempo quelle maglie verdi regalavano tanto spettacolo, salvo poi arrendersi di fronte al calcio moderno, protagonista nell' aver sollevato nuovi club a discapito delle vecchie glorie. La classifica piange dalle parti di Brema, basta osservare la faccia di Kohfeldt al termine dei 90 minuti, consapevole del fatto che l'unica via percorribile per arrivare alla salvezza sarebbe quella di raggiungere il terzultimo posto, detenuto al momento dal Fortuna Dusseldorf, per giocarsi tutte le possibilità contro la terza squadra della Zweite Bundesliga.
Curiosità: potrebbe essere l'Amburgo, eterna rivale del Werder nei tempi ormai tramontati del tutto.

Se solo potessero parlare, chissà che cosa suonerebbero i musicanti. Forse un canto di speranza, o magari un brano di Mozart per salutare la squadra dal massimo campionato tedesco. Anche questo fa parte della storia, di ciò che era il Werder quando poteva essere chiamato ancora "Brema".