Ne è passata tanta di acqua sotto i ponti, correva l'anno 2005 e la Juventus ripartiva dalla serie B con in panchina un certo Didier Deschamps. Proprio lui, il centrocampista francese vincitori di ogni trofei con i bianconeri di Lippi. Quella Juve ripartì da quel campionato e dal cari Buffon, Del Piero e Giovinco. Proprio la formica atomica adesso finito nel campionato Usa a incassare la cambiale di quella esperienza in bianconero, che gli ha dato, soldi, fama e curriculum. Altri tempi, sembra un altro secolo. Blanc e Cobolli Gigli gestivano una Juve troppo fragile e lontana parente da quella odierna. Ci sarebbe voluto il ritorno del padrone, di uno dei rampolli Agnelli, con un altro ex Juve Antonio Conte per ridargli il cuore e l'anima che sembrava smarrita nella farsa Calciopoli.

Ma torniamo a Deschamps, che centrò l'obiettivo giocando un calcio pratico, cercando di sfruttare la maggior qualità della sua squadra. Tutto questo non bastò, voci di corridoio narrano di richieste di investire quattrini alla risalita in A. Soldi che non ci furono e il tanto desiderato allora Luca Toni non arrivò. Didier venne allontanato come un allenatore qualsiasi. Poi la vendetta in Russia con la sua Nazionale che ha guidato al titolo mondiale. Non una cosa banale, vale una carriera: entri nell'elite di quei tecnici, pochi, che hanno alzato al cielo la coppa. Non vinta contro nessuno, ma contro Brasile, Argentina, Germania, super potenze tutte annichilite, usando la testa, con un gioco che sfrutta al massimo le caratteristiche della squadra. Fisicità e velocità, con giovani e più esperti, grandi qualità che ora fanno sembrare tutto facile ma che facile non è. Gestire tanti campioni non è facile, i risultati devono accompagnarti e ti danno sicurezza; ora la Francia è la migliore, sa come si vince ed è in fiducia.

Diamo a Deschamps i giusti meriti: se adesso è l'allenatore che ammiriamo anche lui si ricorderà che tutto partì proprio da dove come calciatore vinse tutto, alla Juventus. I risultati parlano chiaro, chi vince ha sempre ragione, non era scarso prima né pollo adesso, ma i meriti di adesso sono stati messi poco in evidenza. Lui è così, ama dare merito ai suoi giocatori, far avere a loro che giocano le luci della ribalta. Lui si mette da parte e aspetta di essere notato, una grande virtù che solo le persone intelligenti ed educate possiedono. Anche così si diventa campioni del mondo. Chapeau!