Da Baggio a Zaniolo, passando per Del Piero, Florenzi e Marchisio.
Sono tantissimi i calciatori italiani e non che abbiamo visto accasciarsi a terra dopo uno scontro di gioco con una mano al ginocchio e l’altra al viso per nascondere le lacrime, e per tutti la diagnosi è stata la stessa, lesione del legamento crociato. I recuperi sono stati differenti da persona a persona e nel corso degli anni sia le tecniche chirurgiche di ricostruzione, sia le terapie specifiche di recupero, studiate da esperti del settore, si sono evolute ed oggi ritornare a giocare ad alti livelli è molto più semplice e meno rischioso rispetto a qualche anno fa.

Spicca in questa particolare classifica Roberto Baggio, il divin codino tornò in campo dopo soli 81 giorni dall’intervento, spinto dalla speranza di una convocazione mondiale che poi non arrivò (30 gennaio 2002-21 aprile 2002). Queste tempistiche al giorno d’oggi sono impensabili considerando la velocità con cui si gioca e soprattutto il lavoro che fanno gli attaccanti in fase difensiva. Prima di Baggio però è toccato ad Alessandro Del Piero che l’8 novembre del 1998 si infortuna e torna in campo il 4 agosto 1999, ben 269 giorni dopo (crociato anteriore e posteriore).
Fino ad arrivare ai giorni d’oggi dove abbiamo assistito a infortuni e recuperi di giocatori come Insigne (146 giorni), Perin (162 e 217 giorni), Marchisio (192 giorni), De Silvestri (149 giorni) e Florenzi (325 giorni). Questi, sommati ai vari infortuni di Quagliarella, Pellegrini, Strootman, Mario Rui, Tumminello, Milik etc. hanno aperto ad un dibattito tra gli esperti in materia su un aumento delle statistiche negli ultimi anni di lesioni alla porzione legamentosa articolare. La probabilità che con l’aumentare delle partite disputate da un singolo giocatore (in molti giocano ogni 3 giorni) e soprattutto con l’aumentare del carichi di lavoro durante gli allenamenti e le preparazioni estive, si stia sottoponendo questi ragazzi ad uno stress eccessivo che porta inevitabilmente a condizioni precarie dal punto di vista fisico. Il fatto che la percentuale di questi gravi infortuni sia in crescita preoccupa, e non poco.