E così la Christine Lagarde ha compiuto l'ennesimo disastro. La nostra signora della BCE ha fatto la sua esternazione ed ha subito ammazzato i mercati, i quali già stavano male per conto loro. C'é stato il venerdì nero, ma non è quello che ormai tutti pensiamo, e cioè la corsa agli acquisti per gli sconti ed i saldi nei negozi, ma la corsa alle vendite dei titoli sui principali listini Europei, e la nostra Borsa di Milano ha perso il 5,50%. Sono stati bruciati almeno 40 miliardi di euro in azioni che si sono deprezzate, incitate dall'"orso" che tirava nelle contrattazioni, mentre il "bull", il toro, si stava di nuovo addormentando. La situazione economica mondiale non è delle più rosee. Abbiamo ancora da smaltire la tempesta della pandemia, ed ora si affaccia la guerra in Ucraina, vera calamità che oltre a produrre disastri umanitari e ambientali, distorce le economie, provocando disastri nei paesi più sottosviluppati e con problemi di siccità e conflitti interni mai sopiti. Inoltre, ha ridotto le disposibilità di gas e petrolio nell' area europea. 

La pandemia ha provocato una contrazione di produzione, più che di consumi, bloccando le materie prime ed i semilavorati  che provenivano dagli angoli più lontani dell'Asia, dove ancora oggi il virus è in corsa e pare non sappiano metterci fine. Talune produzioni tecnologiche tipiche di quelle parti, hanno registrato un brusco arresto, sia per la difficoltà di occupare personale addetto, sia per la situazione complicata delle forniture di materie prime indispensabili. La mancanza di materie prime ha prodotto un brusco rialzo dei prezzi degli approvvigionamenti, con il risultato che oltre a scarseggiare le forniture finali, hanno anche assimilato un aumento di prezzi.
Le difficoltà, però, non si fermano qui. I trasporti hanno ripreso a funzionare, ma con sensibile ritardo e ulteriori difficoltà ad approdare in porti dove la manodopera scarseggia a causa del virus o delle contrazioni di personale ancora da riassorbire. E tutto questo ha prodotto quella che chiamiamo erroneamente "inflazione". Ma l'inflazione non è l'aumento dei prezzi, ma il risultato di anomalie presenti in una economia, che si riflette in molti modi, con tassi bassi di crescita, perdita dei valori di cambio, difficoltà nella gestione della domanda e dell'offerta dei prodotti, e per ultimo, l'aumento dei prezzi. Che comunque è un sintomo, e non l'inflazione. E' come un virus che si immette in una economia che quindi si ammala.
Ma l'aumento dei prezzi di beni e materie prime dovrebbe comunque prima o poi assestarsi, e questo avverrebbe quando i mercati torneranno all'efficienza ed alla regolarità dei trasporti. Quindi dovrebbe essere un fenomeno di breve periodo. E lo stesso Draghi disse che si trattava proprio di una situazione contingente con un rientro graduale ma rapido.
Ora, in un momento di assoluto bisogno di espansione e di crescita, la stretta monetaria non sembra una buona idea, e nemmeno il blocco del "Quantitative Easing", ovvero l'acquisto di titoli del debito pubblico, i "deficit spending", nel quale noi italiani siamo dentro fino al collo. E per la nostra economia, se il tasso di riferimento sale dal -0,50% al -0,25, potrebbe non essere un grande danno, seppure i tassi variabili dei mutui potrebbero risentirne, ma la scelta sul debito pubblico riduce la capacità di liquidità nelle banche nostrane, piene di titoli di stato. E soprattutto, aumenta lo spread sul Bund tedesco, a fronte del nostro Btp decennale italiano, producendo un aumento degli oneri da pagare sul debito. Il PNRR era nato per espandere economie chiuse dal disastro provocato dal Covid, ed è l'immagine della rivoluzione nel progresso e nella crescita delle economie. La porta sbattuta così in faccia, ci riporta a scenari tristi, ed a possibili riduzioni del tasso di crescita dell'occupazione, perchè non c'é nulla di più deprimente che l'aspettativa razionale di un regresso economico. Ed in teoria, è questo a cui mira la Lagarde, ad un raffreddamento dei prezzi, come fece Ciampi negli anni '90, mediante azioni combinate di aumento di tassazione e riduzione di aspettative di domanda dei beni di  consumi, raffreddando la corsa agli acquisti, ma riuscendo così, proprio a ridurre i tassi interni, concedendo una chance ulteriore alla crescita ed allo sviluppo. Ora, sono la crescita e lo sviluppo che andrebbero preservati, senza scimmiottare la Federal Reserve americana, che è alle prese con l'inflazione all'8,50%, ma che combina cause diverse dalle nostre.
Negli Stati Uniti il virus non è stato combattuto bene come da noi, ed ha purtroppo patito l'ostracismo dei repubblicani più intransigenti, che lo hanno usato come arma di ricatto politico. Quindi in alcuni stati la ripresa è stata lenta, mentre in altri è apparsa più veloce, nel frattempo sono aumentati i prezzi dei carburanti, dell'immobiliare e degli alimentari.
Sembra strano che gli USA, produttori di petrolio, siano alle prese con difficoltà nei carburanti, ma sembra che la domanda sia superiore alla produzione, e quindi se qualcuno pensava che avrebbero guadagnato dalla guerra in questo campo, deve ricredersi.  Gli Stati Uniti non sono paese esportatore, ma piuttosto importano molto greggio dagli arabi, mentre la loro produzione la immagazzinano per le eventuali necessità future. Aspettiamo lunedì per vedere se i mercati si riallineano alle chiusure precedenti, probabilmente con un rimbalzo dei listini. In questo caso, vorrebbe dire che la notizia è stata metabolizzata, in altri, potrebbe essere un metodo per uscire senza troppi danni da titoli sottopesati, ovvero in perdita, per poi registrare nel giorno seguente un altro calo dei listini. Si arriverebbe ad un ridimensionamento dei valori di borsa, con danno soprattutto per i gestori di fondi, che già alle prese con il confronto con il famigerato "Benchmark", devono anche sottostare alla fedeltà del mandato ricevuto e devono perciò investire nel mercato scelto dal tipo di fondo, non avendo ampi margini di manovra.
Sappiamo che in borsa si compra sulle indiscrezioni e si vende sulla notizia. Ma qui arrivano le notizie ancora prima di ogni "rumor" di mercato, e non sono buone. I mercati si fanno difficili, ed il consiglio è quello di non fare acquisti avventati, ma nemmeno svendite di titoli o quote di fondi, perché se non sempre c'è la salita, è anche vero che prima o poi la discesa si arresta. Il rischio potrebbe essere che la decrescita economica prodotta dall'inflazione così recepita, porti alla stagflazione, che sarebbe inflazione più stagnazione economica. Quella che noi abbiamo patito negli anni ottanta, con aumenti di prezzi spropositati e depressione economica, portata dalla miopia politica, alla ricerca di drenaggio di denaro, che alla fine continuava a circolare in preda a fanatismo consumistico, senza veicolarsi in attività produttive e il  mantenimento della capacità di spesa dei cittadini e, purtroppo, dell'occupazione. 

Tornando alla Christine, ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale, ed ora della BCE, vorrei ribadire che non è la prima volta che commette "gaffe" moto costose, e sembra piuttosto rintanarsi nei vecchi stereotipi della visione tedesca, ovvero la difesa dei tassi e dell'inflazione, a qualsiasi costo. Draghi invece attuò il suo famoso "what every takes", qualsiasi cosa ci sia bisogno di fare, privilegiando la crescita e combattendo contro la Bundesbank, ed altre istituzioni ortodosse, che alla fine gli dovettero dare ragione. E se qualcuno pensa che sia stato l'affossatore della Grecia, si deve ricredere, perché il suo intervento sui debiti della Grecia ha permesso all'economia ellenica di tornare a parametri oggi accettabili. Naturalmente, in una nazione dove tutto era un" bengodi", qualche stretta si doveva fare, ma per il loro stesso bene.
Nel frattempo, speriamo che la signora Lagarde si corregga e lanci finalmente segnali positivi, perchè ne abbiamo tanto bisogno, visto tutto il disastro che ci circonda.
Saluti a tutti.