Svelato il vero motivo per cui il duo Bizzotto - Adani non ha commentato la finale dei mondiali (parte II)

Pubblicata finalmente la trascrizione integrale dei dialoghi (e degli eventi) occorsi ad opera del duo Bizzotto-Adani, durante la telecronaca della semifinale Argentina-Croazia.
Di seguito riportiamo le parti più significative delle suddette trascrizioni, alcune delle quali avvenute durante la pausa tra il primo e il secondo tempo, o a fine partita. Come avrete modo di verificare voi stessi, si tratta di dialoghi ed eventi che hanno comprensibilmente indotto la RAI a mettere fuori gioco Adani e Bizzotto, e ad assegnare la telecronaca della finale alla coppia Rimedio-Di Gennaro.

Adani riprende: “Caro Stefano...” - a sentirsi chiamare 'caro', Bizzotto letteralmente risorge a nuova vita - Adani prosegue: “come dicevo... caro Stefano, potremmo andare avanti all'infinito con le similitudini, tuttavia, come ci insegnano i maestri del calcio, è inutile cincischiare e menare per troppo tempo il can per l'aia. Bielsa ci insegna che bisogna uscire dalla zona di comfort, puntare su un calcio moderno fatto di concetti nuovi. E il nuovo calcio è impersonato dal migliore calciatore oggi vivente. Chi in passato non ha voluto inchinarsi di fronte alla qualità del calciatore e ancor più di quella dell'uomo, deve oggi ricredersi, genuflettersi, andare a Canossa, e riflettere a lungo sugli errori commessi.”
Sempre Adani, alzando poco alla volta il tono della voce, con alcuni attivisti forcaioli che cominciano a capire che nel gabbiotto dell''italiano che ama l'Argentina', sta succedendo qualcosa: “Per quanto tempo abbiamo, ANZI, AVETE…” Bizzotto drizza le antenne. Sentendosi chiamato in causa tra quelli che l’avrebbero, a suo dire (di Adani n.d.r.) maltrattato, si gira, alla ricerca di qualcuno che testimoni la sua completa estraneità ai fatti, ma non c’è nessuno a "salvarlo": gli Argentini che circondano il gabbiotto sono sempre di più, l'ipotesi linciaggio di piazza, fomentato da questo pazzo incosciente assume in lontananza contorni sempre più nitidi.
Sempre la versione Ayatollah di Adani; “EH Sì, CARO STEFANO, AVETE, AVETE.., ANCHE TU..."
Poi, in un attimo di lucidità, consapevole di avere un cerino acceso in una polveriera, si calma: "Voi giornalisti, in maniera pretestuosa, in questi anni avete alimentato la competizione tra Cristiano Ronaldo e Messi, in fondo in fondo ben sapendo che il primo null’altro era che un semplice goleador da meno d'un gol a partita: egoista, prepotente e prevaricatore; mentre il secondo, Messi, per vedersi riconosciute le stigmate del condottiero, come Mosè, ha dovuto fare letteralmente miracoli! Parliamo di imprese soprannaturali come il gol di oggi. Insomma... di veri e propri miracoli, al cui confronto, il separare le acque del Mar Rosso per condurre il popolo ebraico lontano dalla tirannia dei faraoni d’Egitto risulta ben poca cosa”.
Bizzotto, nel frattempo, parzialmente ripresosi dallo spavento causato dallo spettro del linciaggio, che per qualche interminabile minuto ha aleggiato su quel gabbiotto, prova a fare una sorta di chiosa "ecumenica", inevitabilmente intrisa di banalità, ma almeno in grado di trovare tutti d'accordo: “beh, sicuramente mancava il suggello della vittoria di un mondiale per entrare a pieno titolo nell’Olimpo degli dei del calcio, ma non è che prima…”
Adani: “eh no, Stefano, no! Troppo facile adesso non rispondere delle proprie azioni. Sarebbe molto apprezzato invece che da parte vostra ci fosse un dignitoso e catartico mea culpa”.
Bizzotto tace, e per qualche istante cala il silenzio nel gabbiotto RAI. Bizzotto, in uno scatto d'orgoglio, linciaggio o non linciaggio, non ritiene di dover fare nessuna ammissione di colpe, e se pure qualche colpa in passato ci sia stata, non è certo questa la sede per discuterne, con milioni di telespettatori che vogliono giustamente seguire in pace la partita. 
Ancora Adani: “Stefano, allora... non dici niente? Il tuo silenzio è eloquente, ma mi sarei aspettato da te un’ammissione di colpe più nitida, un bagno di umiltà più convinto. Stefano, tu forse non te ne rendi pienamente conto, ma tu, oggi, puoi definirti fortunato. Ebbene sì Stefano, oggi io ti offro la possibilità di redimerti dal tuo peccato di superbia nei confronti di Messi. Tu, che come San Tommaso hai avuto bisogno di mettere la mano dentro il costato del figlio dell’uomo per credere, ora che ti sei reso conto di quanto stavi sbagliando, hai l’obbligo morale di diventare anche tu un discepolo. Stefano, porta anche tu con te, e diffondi nell’Universo terraqueo il verbo di Messi, il Messia. La venuta dell'uomo che la cristianità ancora aspettava, dopo l'avvento del Nazareno si è compiuta. Rosario come Betlemme, Buenos Aires nuova Gerusalemme: la profezia espressa nel passo biblico Ezechiele 25:17, circa la nuova venuta del figlio di Dio, sembra essersi finalmente compiuta: Alleluia, Alleluia!“
Bizzotto, disperato, fa un ultimo coraggioso tentativo di riportare la discussione in termini da diretta sportiva, e non da guerra santa: “Lele, ma non ti sembra di esagerare con queste tue esegesi? Qualche nostro telespettatore potrebbe addirittura trovarle blasfeme... Fermiamoci tutti, ti prego...!"
Adani, al culmine del suo misticismo riporta, convinto che siano parole estrapolate da uno dei libri dell’Antico Testamento, un passo notoriamente inventato e scritto da Quentin Tarantino, da far recitare a memoria dal malcapitato Samuel Jackson in alcune scene di Pulp Fiction.
Adani: “Blasfeme le mie esegesi? Ebbene, giudica tu:
Ezechiele 25,17: Il cammino dell'uomo timorato (Messi) è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti (Ronaldo, Neymar, Mbappe n.d.r.) e dalla tirannia degli uomini malvagi (la categoria dei giornalisti al gran completo).
Benedetto sia colui
(Adani) che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli di spirito (Vieri, Ventola e il prototipo numero 1 al mondo di povertà di spirito: Cassano) attraverso la valle delle tenebre (metafora dell'oscurantismo culturale che pervade certi ambienti e affligge cronicamente chi li frequenta, in particolare Vieri, Ventola e Cassano. Ignoranza da cui, però, Adani, in virtù della sua sapienza si è generosamente fatto carico di riscattare i suoi compagni mediatici, seguendo tutti insieme il sentiero salvifico della conoscenza).
E la mia giustizia
, sempre da lui calerà sopra di loro (su Infantino e gli uomini di potere della FIFA, che sono l'emblema dell'ingiustizia e dell'iniquità nel mondo del calcio, dove le ragioni del denaro vincono sempre contro quelle dello sport e del cuore) con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro (soprattutto Allegri, nei confronti del quale Adani nutre una vera e propria fissazione monomaniacale) che si proveranno ad ammorbare (il calcio spettacolare con volgari e micragnosi cortomusismi) e infine a distruggere i miei fratelli (La Bobo TV)".

Bizzotto, sapendo del recente avvio della procedura di scomunica nei confronti di Adani, annunciata tramite un articolo dell’Avvenire, in cui il Vaticano aveva bollato Adani definendolo un “Messiologo blasfemo”, cerca di smorzare i toni, e soprattutto di cambiare registro: “purtroppo non sono un teologo, ma ad occhio e croce io sarei per una linea più prudente… ricordiamoci che RAI Uno è il canale su cui viene celebrata ogni domenica la Santa Messa da parte del Santo Padre. Anche la Via Crucis, e tante altre celebrazioni che si svolgono durante l'anno, sono sempre trasmesse su questo canale. E non a caso, ma proprio per la sua storia…”.
Adani: “Stefano ti interrompo subito, abbi pazienza: stai dicendo un mare di c***. Mai sentite tante c*** in vita mia, concentrate in così poco tempo”. E mentre dice questo, Adani unisce le due mani quasi come per pregare, e le scuote in segno di disapprovazione, quasi come voler dire: “ma cosa c*** stai dicendo, ma allora non hai capito proprio una beneamata cippa".
Sempre Adani: “Come ti dicevo, non posso certo essere io a chiedere a Messi scusa per colpe che non ho. Ma tu, caro Stefano..." e riemerge, in un tourbillon di personalità l'Ayatollah Adani: "tu sì!  TU SI’!”
E continua tornando indietro nel tempo, sfoggiando ricordi sinistramente e macabramente dettagliati di eventi che a persone normali suonerebbero come insignificanti, ma che Adani, invece, mostra di ricordare fin troppo bene, quasi di rivivere, per non sott'intendere, ora, una vendetta che ha tutta l'aria di incombere.
Adani: “Ricordo bene, negli anni scorsi, prima della vittoria della Coppa America del 2021, le interviste sempre un po' beffarde a bordo campo di Donatella Scarnati, con l’Argentina seconda e poi ancora seconda e poi ancora una volta seconda in coppa America”.
Ed ecco che Adani per un attimo impersona la giornalista, cercando fra l’altro di imitarne la voce e le movenze femminili: "Lionel, Lionel... come ti spieghi che ancora una volta l’Argentina, capitanata da quello che da molti viene indicato come il giocatore più forte del mondo, (Messi n.d.r.) non sia ancora riuscita a coronare il legittimo sogno di una nazione che in passato ha vissuto momenti di maggior fulgore con Maradona? Forse Messi non è poi così forte se non riesce mai ad essere determinante, cosa puoi dire su questo, Lionel?".
"E il povero Lionel abbozzava e prendeva su di sé le colpe dell’umanità, affinché le profezie presenti nell’Antico Testamento (di Quentin Tarantino) fossero compiute".
Sempre Adani, in modo assolutamente inaspettato, almeno non in quel preciso momento, ha un improvviso cambio di tono, comincia letteralmente a gridare: “Ma adesso tieeeee… TIEEEEE!”. E si produce in un violentissimo e prolungatissimo gesto dell’ombrello, con Bizzotto che con prontezza di riflessi e agilità insospettabili chiude quasi istantaneamente le tendine del gabbiotto, per evitare che il personale e i giornalisti delle altre testate che si trovavano lì davanti, attirati dalle grida di Adani, si girassero e vedessero la scena.
Ancora Adani: “Apri Stefano, non mi fare incazzare, apri!”.
E ancora: “Tutti devono vedere, tutti devono tirarsi giù il cappello e fare mea culpa”.
Con fare da leader di una setta religiosa, più che da commentatore sportivo, comincia a dare chiari segnali, in quello che dice, e in come lo dice, di avere in mente un qualche gesto dimostrativo da compiere in diretta, in mondovisione. Sarà la già citata cintura esplosiva? Oppure il taglio della gola di Bizzotto? Le ipotesi plausibili si sprecano. Unico dato certo: la drammaticità dell'epilogo. 
“L’acqua, oggi, qui e in Argentina come a Cana, è diventata vino. Il pane e i pesci oggi si sono moltiplicati, senza distinzioni, per tutti noi, per far giungere anche al più meschino dei suoi detrattori (di Messi, n.d.r.) un segnale del suo perdono e della sua grandezza. Ha fatto persino resuscitare Lazzaro, che - non me ne vogliano i suoi familiari - è sempre stato un caca*** di prim'ordine, sempre lì a ribadire come un disco rotto che sulle palle alte Ronaldo era di gran lunga più efficace di lui. Davvero un rompipalle come pochi! 
Ma oggi, dopo questo gol, quale più grande dimostrazione di superiorità, di magnanimità, se non quella di far risorgere proprio lui: Lazzaro, il suo più grande detrattore?”

Adani, ormai al culmine dell’ascesi mistica, volge lo sguardo al cielo, e si rivolge direttamente all'Altissimo Messi, dandogli del tu, ostentando una familiarità che sott'intende abituali frequentazioni. Nel farlo lo invoca: “Lode a te, Messi: il cieco adesso vede i tuoi gol, il sordomuto sente e canta le tue lodi, lo storpio corre per dire a quante più persone: lode a te, Messi!”
Tutto questo col povero Bizzotto terrorizzato, ormai pronto al peggio, inginocchiato e intento a sgranare, tra un'Ave Maria e un Gloria al Padre, il rosario che sua nonna gli aveva regalato prima di partire alla volta del Qatar, affinché lo preservasse dai pericoli del demonio: “in quel luogo di infedeli”, disse. 
Alcuni agenti di una squadra speciale del Qatar, equivalente alle nostre teste di cuoio, o alla SWAT americana, sono ormai pronti per intervenire.
Al segnale concordato, fanno irruzione e si avventano su Adani, che nel frattempo aveva anche avuto modo di indossare una tunica di pelle di cammello, per entrare meglio nel suo ruolo di novello Giovanni il Battista.
Bizzotto, sotto shock, finalmente salvo, scoppia in un pianto nervoso irrefrenabile.
Adani, mentre lo portano via, ammanettato, rivolto a Bizzotto: “Stefano, Stefano, vieni, Stefano, fatti battezzare nel nome di Messi! Qui c’è una bottiglietta di acqua tonica… se vuoi, ti battezzo con questa…”.
Bizzotto completamente madido di sudore è ridotto ad una larva umana.
Il colorito bluastro sul viso non promette niente di buono. Un'ambulanza si occuperà di trasportarlo per tutta una doverosa serie di accertamenti presso il vicino nosocomio.
Mentre la barella viene caricata sull'ambulanza, Adani, sempre trattenuto dagli agenti della guardia speciale, riesce a mandare un saluto a Bizzotto, il quale, essendo vissuto per tanti anni a Roma, per via della sua professione, trae beneficio dalla sua frequentazione di colleghi e amici romani, sempre pronti alla battuta caciarona, e lo fa sbottando, sia pure con un filo di voce, comunque ben distinguibile:
“Ma li mortacci tua, e di tu sorella in cariola! aaaAdani... ma vedi d'annà a mmorì ammazzato!".

qui per la parte I:
Cosa è davvero successo tra Adani e Bizzotto