Tre passi e dentro la finestra, il cielo si fa muto. Resto lì a guardare;

Nella giornata odierna - in un momento introspettivo - mi sono chiesto: Che cosa significa il titolo di questa piattaforma, Vivo per Lei?”. Come per incanto - minuti, secondi, istanti preziosi come cioccolatini al bacio al cui interno c’è sempre la sorpresa da scartare - sono tornato a rivivere le giornate spensierate dell’infanzia; Indovina chi? 
E’ un gioco da tavolo per bambini progettato nel 1980 da Theo e Ora Coster. Come si gioca? Bohhh! Se la memoria non mi inganna, il gioco si svolge tra due giocatori ai quali viene consegnato un tabellone sul quale collocare 24 figurine che raffigurano, altrettante, caricature di 5 donne (Susan, Maria, Anita, Anne e Claire) e, ben, 19 uomini spesso villosi (Franz, Richard, Peter, Sam, David, Max, Alex, Philp, Eric, Bernand, Robert, Charles, Alfred, George, Joe, Bill, Herman e Tom); a distanza di anni - ben quaranta, aimè è tutto vero! -  una discriminazione di genere che lascia a, dir poco, a bocca aperta: Ohhh! Scoop che fa gridare allo scandalo anche il più becero tra i maschilisti: “Mi consenta! E’ forse il primo caso al mondo di sessismo, subdolo e inconscio, perpetrato attraverso un gioco per bambini?”.

Dai su ragazzi e ragazze, forse ci stiamo sbagliando! Facciamo i seri e non scherziamo, almeno per questa volta! Perché? Determinati argomenti - per via della loro complessità - dovrebbero essere trattati con le pinze e dal migliore tra i giornalisti presenti sulla piazza; Indovina chi? Magari la butto lì - tanto per fare un nome tra i tanti pesci grandi o piccoli che affollano il web - attraverso le competenze di un famoso sociologo che scrive con uno stile pungente. Con occhi a cuoricino altro che Hello Spank - come un giornalista provetto al cospetto del suo maestro - mi immagino il titolone pubblicato in prima pagina: “Sessismo e omertà nel gioco indovina chi: quel lungo silenzio da abbattere!”.

Da leggere e rileggere, perché il pezzo merita il costo del biglietto!

Mi sento come un grillo felice e allo stato brado, finalmente libero di saltare da un sostantivo all’altro senza chiedere il permesso al congiuntivo. Ed è in questo, preciso, stato mentale che - al limite sconosciuto tra la ragione e la follia - ho il sommo privilegio di continuare l’indagine alla ricerca del significato, ormai perduto, del titolo di questa fantastica rubrica: Vivo per Lei. Mi domando, perplesso, attingendo solo alle mie conoscenze musicali: “E se fosse un chiaro riferimento al brano famoso di Giorgia e Andrea Bocelli?”. Potrebbe, ma scarto l’ipotesi subito e a cuor leggero. Onestamente non immagino proprio - seppur sforzandomi di prima mattina - il Dr. Agresti intento a scrivere con, in sottofondo, il brano classico e romantico: “Vivo per Lei”.

E’ una musa che ci invita a sfiorarla con le dita attraverso un pianoforte la morte è lontana io vivo per lei. Vivo per lei che spesso sa essere dolce e sensuale. A Volte picchia in testa ma è un è un pugno che non fa mai male….”.

No! No! Non è possibile! Conoscendolo bene, il testo non è proprio adatto alle virtù “sbattenti” di Stefano. Al massimo, vedo il buon Direttore scrivere con in sottofondo il brano rock dei Litfiba, El Diablo: “Giro di notte con le anime perse, sì della famiglia io sono il ribelle. Tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle. E il paradiso è un’astuta bugia. Tutta la vita è una grassa bugia. Si!”.

Si! Si! Ora, decisamente meglio! Questo pezzo è più consono alle virtù sbattenti del nostro caro Direttore! E’ un gran bel direttore! “Chiamami Stefano, dopo le 18, per te  sono sempre disponibile!”.  

Dopo due tentativi falliti - alquanto stressato e senza una via d’uscita - sono ancora al punto di partenza. Mi giro e rigiro su me stesso - come lo è una trottola impazzita in cerca d’equilibro - alla ricerca disperata del significato, ormai perduto, del titolo di questa fantastica rubrica: Vivo per Lei.

Vi confido un segreto! Shhh! Sapete, quando sono in difficoltà, da sempre, mi affido all’analisi grammaticale:

Vivo, indicativo presente del verbo vivere; Per, preposizione semplice; Infine Lei pronome personale femminile singolare;

Grazie mille analisi grammaticale, ti voglio un mondo di bene! TVTB! Finalmente, ci sono! Posso mettere un limite al campo d’azione nella mia ricerca. Un altro lampo di genio – e sono due nella giornata odierna: record personale -  comprendo che il pronome personale femminile “Lei” si riferisce al sostantivo femminile “Squadra”….

A questo punto della ricerca - fiero e soddisfatto di me stesso - posso svelare al mondo che l’arcano mistero è stato “brillantemente” risolto: il titolo di VxL fa riferimento, indirettamente, all’amore che un tifoso dovrebbe avere per la sua squadra del cuore! Un sentimento così forte - pensate cari lettori - tanto da condizionare la vita stessa: Io vivo per Lei!  

Mi sento un grande uomo, sono finalmente realizzato! Ora posso andare a fare la spesa all’Esselunga di Settimo Milanese dove lavora una cassiere, ricciolina e castana, proprio niente male. Auuuu!! 

Mi preparo! I ticket da firmare, la busta dell’Ikea da preparare e le chiavi della macchina da non dimenticare. Sembrerebbe tutto pronto!
Anche perché non ho il problema del capello, porto il cappello!
Tutto è risolto, ma una voce mi presenta il conto: “Arsenico17, scusami se ti disturbo ma a quale sport fa riferimento il sostantivo femminile squadra in VxL?”.

 

“Nooooooooooooooooo!!!!!”

 

Dedica per VxL

Vuoi sapere perché non ho fatto lo scrittore? Perché i genitori hanno una paura fottuta che i propri figli falliscano nella vita. Per questa ragione, principalmente, non educano al fallimento. Tutt’altro il fallimento per loro è un motivo di vergogna. Dopo le scuole medie, mio padre aveva pianificato il mio futuro che, allora, aveva un nome e un cognome: Fiat! Questo spiega il mio diploma conseguito all’Istituto Tecnico Industriale. Per onestà intellettuale, questa non è la verità assoluta perché non ho mai pensato di diventare uno scrittore.
Da bambino mi dilettavo con poesie, forse per abitudine in una vita precedente. Onestamente, pensandoci bene, allora ero troppo immaturo per pensare cosa volessi fare della mia vita.
L’articolo di Carboni racconta di una ragazzina! Piansi quando mio padre mi iscrisse a tradimento all’Istituto Tecnico Industriale, soprattutto perché consapevole che quella ragazzina non l’avrei mai più rivista! Poi sono stati anni duri, però non mi lamento. C’è di peggio! Fai quello che devi fare e non ci pensi più, perché devi sopravvivere in un mondo di squali.  
Per caso, curiosità, gioco – fate voi perché per me è lo stesso - dopo tanti anni scrivi qualcosa! C’è uno sconosciuto che ti incoraggia e per questo motivo, banale, ti senti più sicuro di te stesso. Nonostante tutto, vivi sempre alla giornata! I demoni ti assillano perché vorresti scrivere sempre meglio! Il tuo personaggio diventa reale, vive in te! Lui chiede sempre di più anche quello che in realtà non potresti dare nemmeno in cento vite! Ed è proprio in quella frustrazione che nasce l’ispirazione per il prossimo pezzo con la cruda paura di un altro fallimento.
Rileggi quello che hai scritto, se ti piace lo pubblichi al contrario lo cancelli! La vita non finisce!
Ascolti una canzone (magari più di una volta), vai al cinema a vedere un bel film, per strada ti sorprende il sorriso di bambino e al contrario ti intristisce lo sguardo spento di un anziano. Piccole cose come uno sguardo incrociato per pochi attimi! Tutto ricomincia dal punto esatto dove il tutto stesso si è fermato. Fino a quando la vita te lo consente. Provi e riprovi, sperando solo di potercela fare. Sopravvivere alla giornata. Tutti qui, niente di speciale.

Pensi che avrei potuto fare lo scrittore? Non credo proprio, ma per me questo significa vivere per Lei……

 

Arsenico17