Quando Antonio Conte firmò sulla panchina dell'Inter ci saremmo aspettati di tutto, come del resto testimonia il suo carattere oltre che la sua storia. Ma pensare alla fine della stagione di dover discutere sulla sua società ci sarebbe sembrato utopico; invece, l'impossibile si è palesato improvvisamente, con il tecnico nerazzurro che dopo aver conquistato un prestigioso secondo posto (-1 dalla Juventus campione d'Italia) si è scagliato a pieno organico con chi gli paga lo stipendio e con alcune decisioni che proprio non ha potuto digerire. Tra i mille concetti che Conte ha espresso davanti alle telecamere c'è una frase che forse è passata inosservata: "Ho visto tanta gente salire sul carro, tanta gente non deve salirci". Parole al veleno, riferite al recente passato nerazzurro, anche se nel bersaglio dell'ex Chelsea si piazza Piero Ausilio, colpevole di non aver soddisfatto le sue esigenze tecniche, assieme a Marotta. Emblematico anche il concetto espresso sull'acquisto di Romelu Lukaku: quando Conte esprime la fatica che ha dovuto fare per arrivare al belga, sembra proprio voler accusare la famiglia Zhang di illudere i tifosi con Messi, questione che avevamo già espresso in passato.

Insomma, parole forti che alla vigilia di un'Europa League da giocare non sembrano così appropriate. Il punto che fa riflettere, però, è che già in passato qualcuno aveva attaccato la dirigenza interista. Ad aprire le danze ci pensò Roberto Mancini nella stagione 2015/16, quando accusò Suning e l'allora presidente Erik Thohir di non aver soddisfatto le sue richieste di mercato. Effettivamente, quella squadra vantava giocatori che si sposavano ben poco con il progetto del tecnico jesino, basti pensare all'acquisto di Eder, Ansaldi, Erkin e via dicendo. Non c'era Marotta, ma Ausilio era ben presente, coadiuvato dal colosso cinese che già si preparava a subentrare al tycoon indonesiano.

Poco dopo è stata la volta di Spalletti, ripreso proprio da Antonio Conte al termine di Atalanta-Inter. "Pensate che mi è stato mandato un suo video del 2017 (in realtà è datato febbraio 2018, ndr) che denunciava cose gravi sul mondo Inter. Ecco, siamo ancora a quel punto", ha dichiarato l'allenatore nerazzurro. Ci preme fare un po' di ordine: in quel fatidico mese di febbraio, Luciano Spalletti ebbe da ridere sulla dirigenza in virtù del fatto che secondo lui nello spogliatoio nerazzurro fosse presente una "talpa", che aveva come unico scopo quello di diffondere notizie interne del mondo Inter. Il riferimento classico era indirizzato ai mille comportamenti scellerati fuori dal campo, con i croati (Brozovic e Perisic) che ne combinavano di tutti i colori, ma non era necessario diffondere su ogni giornale quello che accadeva. Oggi all'Inter è Antonio Conte a riprendere quelle dichiarazioni, visto che effettivamente negli ultimi tempi ne sono successe di cose strane, basti pensare a Marcelo Brozovic che è sempre molto discusso per i suoi comportamenti fuori dal campo. Nessuno, secondo il tecnico leccese, si è preoccupato di tenere nascosto quanto avvenuto. 

Ci chiediamo quindi chi sia questo dirigente che continua a far "dannare" ogni allenatore. L'unica risposta che abbiamo a disposizione, considerando l'arrivo di Marotta a fine 2018, è Piero Ausilio. E' lui il principale colpevole? Mancini lo aveva fatto sospettare anche se le bordate erano riferite soprattutto a Suning e Thohir, Spalletti aveva contribuito ad alimentare i dubbi e adesso Conte nella sua maniera assai arrogante ha cercato di fare un po' di chiarezza. Una situazione che definiamo paradossale, ma che fa riflettere su che cosa sia effettivamente il mondo Inter in questa fase storica, difficile per tutti. L'unica certezza è che anche Conte ha seguito Mancini e Spalletti: sicuri che sia un pazzo?