Antonio Conte è stato l'allenatore e il leader di questo gruppo.  
Il suo marchio in questo scudetto è forte. La capacità di trasmettere le sue idee alla squadra e di inserire i giocatori nei suoi meccanismi è stata evidente. Skriniar, Perisic e Eriksen hanno faticato a trovare spazio nel 3-5- 2 ma piano piano si sono adattati e hanno dato moltissimo alla casua nerazzurra.  

Skriniar eccelleva nella difesa a quattro e si vedeva già che era uno splendido difensore. Dopo un periodo di adattamento è diventato straordinario anche nei tre di difesa. Così si può dire di Eriksen e Perisic. Una volta entrati stabilmente in squadra l'Inter ha cominciato a vincere in serie determinando la vittoria dello scudetto.

Non sono stati due anni facili. Il percorso che ha portato allo scudetto non è stato privo di ostacoli. Nel luglio scorso ricordiamo le dichiarazioni dello stesso Conte che sembravano preludere alla rottura che si sarebbe dovuta concretizzare nell'incontro di Villa Bellini.   
Ma la rottura non c'è stata e Conte è rimasto. Un secondo posto e la finale di Europa League era una buonissima base da cui ripartire.

Iniziata la stagione, la squadra è andata sempre in crescendo svoltando tatticamente a Reggio Emilia. La  squadra aveva preso sin troppi goal e per vincere il campionato serviva una squadra più solida. Da quel 0 a 3 la squadra ha trovato la quadra e ha cominciato a far tantissimi punti.  
Conte è stato bravo a tener il gruppo unito e a trasmettere una mentalità forte, che ha portato a una costanza incredibile.  
Nel girone di ritorno l'Inter ha totalizzato 11 vittorie consecutive, vincendo lo scudetto con 4 turni d'anticipo.
Non solo, ha lavorato bene dal punto di vista tattico, ma la squadra è arrivata benissimo atleticamente alla fine della stagione.  

Un trascinatore e un leader che ha guidato la squadra facendole capire e indicandole il percorso che porta alla Vittoria.
Condottiero.