Per Antonio Conte le ultime 48 ore sono state una sorta di inferno dantesco. Prima l'acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus per 100 (milioni di) euro, poi la cessazione del rapporto lavorativo con il Chelsea. Non certo una settimana indimenticabile. Eppure c'è stato un tempo in cui la Juve e Conte andavano d'amore e d'accordo, si potrebbe persino dire che erano una cosa sola. 

La storia è nota. Dopo aver risollevato le sorti di Madama e conferitole ben tre scudetti consecutivi, Conte ha l'ardire di chiedere più investimenti e più poteri ma lo fa con una tale sfacciataggine che si vede messo alla porta dopo appena due giorni di ritiro. La società, in particolare nella persona di Agnelli che lo aveva voluto e difeso a spada tratta durante lo scandalo del calcioscommesse, si sente tradita e vituperata. Un affronto imperdonabile, suggellato con la famigerata battuta dell'allenatore salentino sul 'ristorante da 100 euro'.

Da allora sono passati quattro anni. La Juve ha raggiunto una dimensione europea, inanellato 9 trofei, sfiorato la Champions due volte e si è appena concessa l'acquisto del giocatore più forte in circolazione per 100 (milioni di ) euro. Conte nello stesso periodo ha accresciuto la propria fama oltremanica vincendo una Premier e una FA Cup, litigato pressoché con tutti e si è fatto cacciare al secondo giorno di ritiro. Vi ricorda niente?

Io non conosco personalmente Antonio Conte. L'ho incontrato un paio di volte nel bar in zona Crocetta in cui va di solito a fare colazione. Ci ho anche parlato: come va mister, tornerebbe in Italia, si trova bene in Inghilterra, cose di poco conto. Fuori dal rettangolo verde è una persona affabile, a tratti persino simpatica. Il problema è quando accende la 'modalità on', lì non lo tiene più nessuno. Il calcio per lui non è un lavoro, è un'autentica ossessione. Parla chi lo conosce che con lui non sia possibile un vero dialogo, qualunque cosa gli dici lui nella sua testa ha già deciso, non ti ascolta. E' così in campo, è così nella vita: minimalista, ripetitivo, impulsivo, accentratore, fumantino, arrampicatore, decisionista, sfibrante, ossessionato dal risultato. Non stupisce che dopo un tot chi gli sta attorno non lo sopporti più.

Se fosse stato un po' meno pieno di sé e un po' più furbo oggi Conte ghermirebbe in una mano 100 (milioni di) euro e nell'altra Cristiano Ronaldo. Invece si trova a spasso (anche se non per molto), con le panchine dei top club già tutte assegnate. Per chiunque lo voglia ingaggiare, Conte è ormai un'arma a doppio taglio: ti tira fuori dagli inferi, ti porta in paradiso per un breve lasso di tempo e poi si lascia dietro le macerie. Ecco perché molte società sono tiepide nei suoi confronti. E' un rischio che è bene calcolare, onde evitare di ritrovarsi con lo spogliatoio in fiamme. Alle volte il gioco vale la candela, altre no. Pare che a maggio Conte si sia offerto alla Juve (fonte Momblano, in genere molto attendibile su queste cose). Indovinate cosa gli ha risposto Agnelli.