Quella contro il Genoa, potrebbe essere l’ultima presenza di Eusebio Di Francesco sulla panchina della Roma. Non è una boutade. Ma è la fiducia a termine, che la Dirigenza giallorossa – sembra -  abbia concesso al Tecnico ex Sassuolo. La sconfitta col Viktoria Plzen ha fatto precipitare la situazione, e la Società capitolina non intende più aspettare; se non dovessero arrivare i tre punti nella gara interna col Genoa, con ogni probabilità, Di Francesco verrebbe esonerato.

La fiducia a termine, ultimamente, sta prendendo corpo nel nostro campionato –  è una delle due  sfaccettature che può assumere la fiducia in senso generale – l’altra, è la fiducia rinnovata; che in genere, viene attuata dalle Società, - a mo’ di avvertimento verso l’allenatore – come a dire:  guarda, che ti sto per licenziare.

A parte le facezie;  la situazione in casa giallorossa è abbastanza complicata -  quasi da non ritorno. Spifferi provenienti dallo spogliatoio,  raccontano di un Di Francesco,  arrabbiato,  per lo scarso contributo fornito da certi giocatori,  tra i più rappresentativi della squadra, con i quali non si trova più in  sintonia.  Il Tecnico giallorosso l’ha rimarcato anche nel dopo gara  con il Viktoria Plzen, con una dichiarazione piuttosto eloquente: non ho avuto le risposte che avrei voluto.

Quindi, è molto probabile che Di Francesco possa far cadere qualche testa, a cominciare da  Schick,  uno dei maggiori indiziati di quel  gruppo  ristretto,  messo sotto accusa dall’allenatore. E la conferma si è avuta proprio nella conferenza di presentazione della gara col Genoa, nel corso della quale il Tecnico ha fatto intendere che dall’ex sampdoriano si aspetta molto di più. Ma le novità non si fermeranno  al   siluramento di Schick;  e riguarderanno anche l’assetto tattico della squadra,  che passerà  alla difesa a tre,  con Fazio, Manolas e Juan Jesus – centrocampo a quattro,  con Florenzi e Kolarov sugli esterni, e Nzonzi e Cristante mezzali – mentre il trio offensivo sarà composto da Under e Kluivert,  ai lati di Zaniolo , falso nueve.

Questo è il nuovo  Di Francesco pensiero; ma ad onor del vero,  bisogna  dire,  che il mondo giallorosso ha riversato sulle sue spalle tutta la responsabilità  della situazione  che sta vivendo; a partire dalla tifoseria, che gli rimprovera, la  cattiva gestione della squadra e soprattutto  le tante sconfitte -  che hanno raggiunto quota   7  su 21 partite. Per carità, tutto vero.

Com’è altrettanto vero, che  Di Francesco  sia  diventato a tutti gli effetti  il parafulmine  di questa  situazione  -  che  nasce da lontano. Nelle  stanze americane del Patron Pallotta,  che attraverso il Web volano nell’ufficio di Monchi.  Sono questi due personaggi che decidono e  manovrano le risorse economiche , e sulla base delle quali viene  fatto il mercato. Uno dei precetti di Pallotta è quello che la Roma si deve autofinanziare;   è per questo che ogni anno vengono venduti i migliori giocatori, che vengono poi rimpiazzati con ragazzi di belle speranze, ma che costano poco. Le plusvalenze attive che in questo modo  vengono realizzate,  servono a  finanziare le spese per la gestione e la sopravvivenza della Società.

E allora, perché tutta la responsabilità sulle spalle di Di Francesco?  Certo, sappiamo tutti che nel calcio, quando le cose non vanno bene, il primo a rimetterci è sempre l’allenatore. Ma, in questo caso,  vale la pena di non ascoltare  i rumors che arrivano dalla piazza; che forse ha già dimenticato   che il Tecnico,  nonostante assenze pesanti come quelle di De Rossi, Dzeko, e  Pellegrini,  ha  comunque  portato la Roma agli ottavi della Champions – che  con la squadra che si ritrova, piena di ragazzini, è un risultato a dir poco,  prodigioso.