Un tempo era il “sor Claudio”, oggi è a tutti gli effetti “Sir Claudio Ranieri”. Anzi, per dirla tutta, oggi è Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana. Quinto sportivo ad avere ottenuto un simile titolo dopo Sara Simeoni, Gino Bartali, il laziale Silvio Piola e Reinhold Messner. Merito forse eccessivo di un’impresa comunque eccezionale: quella di avere vinto lo scudetto in Inghilterra con una squadra considerata di seconda fila, il Leicester City. Claudio Ranieri compie 67 anni in questi giorni ed è la riprova vivente che “nemo propheta in patria”. Del resto, in Italia i profeti sono pochissimi. A Testaccio, storico quartiere popolare di Roma nel quale il Mister si dice che sia nato, lo osannano. Ma adesso è semplice.

IL PRINCIPE DI TESTACCIO. Claudio Ranieri nasce a Roma il 20 ottobre 1951. Passa alle cronache come “testaccino doc”, ma in realtà nella Capitale anche qualche centinaio di metri può fare la differenza. Vivere all’altezza della Piramide Cestia e dire che sei nato a Testaccio già diventa un falso storico. Però la zona è ad alta vocazione giallorossa e dall’impronta Ranieri non sfugge. Non si è davvero romani se non si possiede almeno un soprannome e nemmeno da quel “battesimo” il giovane Claudio riesce a sottrarsi. Lo chiamano “er pecione”, che a Roma è una sorta di ciabattino “alla bene e meglio” e che, per estensione di concetto, può significare “pressappochista”, “più o meno”. Ma qualcuno lo ha soprannominato anche “er principino” perché, nonostante il sostrato popolare Ranieri è un ragazzo dai modi cortesi e misurati. Da piccolo principe, per l’appunto. E poi ha una caratteristica che nel suo quartiere piace: sa giocare a pallone e vorrebbe diventare un professionista, perché sente di averne le qualità. Farlo poi con la maglia della squadra del cuore sarebbe il massimo. Nasce attaccante e da ragazzo al Campo delle Tre Fontane all’EUR, dove un tempo si allenava la Roma, supera un provino importante. Non convince uno qualsiasi, ma Helenio Herrera in persona e viene tesserato. Chiamarlo ancora “pecione” è diventato fuori luogo. Ma è un attaccante che segna poco e se una punta non fa gol è meglio cambiare ruolo. A convincerlo è Antonio Trebiciani, allora allenatore della Primavera.

PAROLE SANTE, MISTER. “Gli dissi che in attacco – ricorda Trebiciani - non avrebbe mai sfondato. Gli consigliai di arretrare, di fare il difensore. Mi diede retta e l'anno dopo entrò nella Primavera. Claudio è sempre stato un ragazzo perbene. Un romanista all'inglese". Sono le parole di un uomo dall’occhio clinico. Una figura sconosciuta al grande pubblico, quella di Antonio Trebiciani, ma al quale il calcio italiano deve il lancio in serie A di gente come Francesco Rocca e Agostino Di Bartolomei.

L’ESORDIO CON LA ROMA, POI A CATANZARO. A 22 anni Ranieri debutta in serie A. E’ il 4 novembre 1973, partita Genoa-Roma 2-1. Il tecnico giallorosso Manlio Scopigno crede in quel ragazzo. Sei partite con la maglia della Roma, poi il trasferimento a Catanzaro, città della quale oggi è cittadino onorario. La maglia è sempre giallorossa, soltanto qualche chilometro più a sud. In 8 anni il difensore romano è il giocatore che avrà indossato più volte la maglia del Catanzaro: 225. Ci scappano anche 8 reti, che per un difensore è tutto valore aggiunto. Nel 1982 passa al Catania e contribuisce alla promozione in A degli etnei. La carriera si chiude a Palermo nel 1986. L’idea è quella di fare l’allenatore.

IL TECNICO RANIERI. In Calabria, il nome di Claudio Ranieri scalda il cuore e apre parecchie porte. Per un allenatore sono cose importanti. Dunque inizia con la Vigor Lamezia nell’interregionale. Poi riesce a portare la Campania Puteolana in serie C1 e anche a Pozzuoli il tecnico diventa un mito. È dunque pronto per allenare tra i professionisti e la prima squadra a dargli fiducia è il Cagliari. E fanno bene i dirigenti sardi a fidarsi lui, perché in 3 anni la squadra passa dalla C1 alla massima divisione. Nel 1991, con Claudio Ranieri il Cagliari si salva, dopo essere stato per parecchie giornate anche in ultima posizione. È pronto per una grande piazza e l’anno successivo il Napoli gli concede la chance. L’allenatore ha 40 anni e non è entrato certo dalla porta principale. Da calciatore non ha mai giocato in una squadra a nord della Capitale e come allenatore ha lavorato sempre al sud. Ma c’è sud e sud e la panchina del Napoli è una di quelle che è impossibile rifiutare. Non è una piazza facile, ma nonostante i modi signorili Claudio Ranieri è un duro e certe sfide non lo spaventano. Infatti nel 1992 centra con un colpo solo il 4° posto e il ritorno dei partenopei in Europa. Ma la stagione successiva non è altrettanto fortunata: la squadra va male e lui viene sostituito da Ottavio Bianchi. C’è chi dice che forse la serie A è un premio eccessivo per Ranieri. Sta a lui zittire gli scettici con i fatti. Ed è ciò che il tecnico farà.

CON LA FIORENTINA, DALLA B ALLA A. E’ una strana Fiorentina, quella. Hanno in rosa Batistuta e altri ottimi giocatori ma sembra che il rapporto burrascoso fra il presidente Cecchi Gori e il tecnico Radice abbia portato la situazione al tracollo. Si tratta di una sfida che ancora una volta Ranieri accetta. Nel 1993-94 i viola ottengono il primo posto nel campionato cadetto. La stagione del ritorno in A si chiude al decimo posto ma non si poteva pretendere molto di più: le ricostruzioni sono graduali. Nel 1995-96, oltre al quarto posto raggiunto in campionato, sempre con Ranieri in panchina, la Fiorentina vince la Coppa Italia. La stagione successiva si apre con la conquista della Supercoppa italiana ai danni del Milan e in Serie A arriva un nono posto. La squadra giunge addirittura in semifinale di Coppa delle Coppe, eliminato dal Barcellona di Ronaldo dopo aver pareggiato 1-1 in Spagna e aver perso 2-0 a Firenze. Con questo risultato si chiude la sua avventura a Firenze dopo quattro stagioni e viene sostituito l'anno successivo da Alberto Malesani. Ma per i tifosi viola ancor oggi Claudio Ranieri non è uno qualsiasi.

VAMOS. Nel 1997 Claudio Ranieri allena in Spagna. Destinazione Valencia. Conclude la prima stagione garantendo la nona piazza in classifica, posizione che vale la partecipazione alla Coppa Intertoto 1998, che il Valencia vince battendo in finale l’Austria Salisburgo. Nella stagione 1998-1999 il Valencia arriva quarto nella Liga qualificandosi per la Champions League della stagione successiva. Il cammino però si interrompe ai sedicesimi per mano del Liverpool. Però riesce a vincere il suo primo trofeo estero conquistando la Coppa del Re, battendo in finale l'Atletico Madrid per 3-0. Nel 1999-2000 passa proprio all'Atletico, dal quale si separa otto mesi dopo, in seguito alla sconfitta nei quarti di finale di Coppa UEFA con i francesi del Lens. Inoltre l’Atletico Madrid nella Liga spagnola si trova in quel momento al quint'ultimo posto in classifica.

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA…ma anche a Parma, Torino, Milano, Principato di Monaco. Passando prima per Londra, però. E ripassando per Valencia. Nel settembre del 2000 Claudio Ranieri è il nuovo tecnico del Chelsea. Dirige la squadra londinese per 4 stagioni riportando 107 vittorie in 199 partite e raggiungendo anche una semifinale di Champions’ League. Poi il patron Abramovic lo sostituisce con José Mourinho. In questi 4 anni il tecnico non è più “er pecione” e neppure “er principino”. A Londra lo chiamano “The Tinkerer”, “lo stagnino”. Colui che risolve le emergenze con mezzi di fortuna. Ma in inglese “tinkerer” può essere anche “l’indeciso”, colui che tentenna nei momenti in cui non deve. Al diretto interessato, la scelta fra i due possibili significati. Dopo una breve parentesi a Valencia (con annessa vittoria della Supercoppa UEFA 2004), Claudio Ranieri torna ad allenare in Italia. È bravo, ma sembra sempre che gli manchi qualcosa. Soprattutto dicono che con lui si naviga tranquilli ma che non si fa mai il grande salto. Al Parma e alla Juventus post-Calciopoli sembra in effetti più un traghettatore che una prima scelta. Poi, arriva l’occasione della vita: Roma chiama, Ranieri risponde. Il 2 settembre 2009 subentra a Luciano Spalletti. Un sogno si avvera. Il 6 dicembre 2009 vince per 1-0 il suo primo derby di Roma da allenatore. L'11 aprile 2010 porta la squadra a superare la capolista Inter. Il 16 maggio 2010 chiude il campionato 2009-2010 al secondo posto con 80 punti (con la più alta media punti del campionato, avendo preso la squadra dopo le prime due partite di campionato), dopo che per 37 minuti la Roma era stata campione virtuale. La stagione successiva però non va bene e il 20 febbraio 2011, dopo la sconfitta per 4-3 contro il Genoa, con la Roma che chiude il primo tempo in vantaggio per 0-3, rassegna le dimissioni. Strano episodio.

GET BACK. Seguono anni in cui Ranieri sembra davvero…lo stagnino, chiamato a risolvere situazioni gravi senza mai poter impostare un proprio discorso tecnico-tattico fin dall’inizio. All’Inter è più che altro un tappabuchi. Nel Monaco, squadra del Principato, lavora bene ma poi gli preferiscono un altro. Nel 2014 apre anche una parentesi con la nazionale greca, ma dopo 4 partite (3 sconfitte e un pareggio) la parentesi è già chiusa. Servono nuovi stimoli, occasioni buone. A luglio 2015 lo chiama il Leicester, la missione è la salvezza nella Premier League. The tinkerer è accolto con scetticismo. I bookmaker, quote alla mano, ritengono più probabile Elvis Presley vivo che il Leicester campione d’Inghilterra. All'esordio vince per 4-2 con il Sunderland. Dopo una serie di risultati, che lo portano a sorpresa nella parte alta della classifica, alla 13a giornata si trova al primo posto in solitaria. Persa e recuperata la vetta in due giornate, la mantiene fino alla fine. Il 10 aprile 2016 ottiene la matematica qualificazione alla Champions League per l'anno successivo, la prima della storia del club. Il 2 maggio, il Leicester è per la prima volta campione d'Inghilterra dopo 132 anni di storia, e Ranieri vince il suo primo campionato in carriera. Chi ha puntato su Ranieri campione invece che su Elvis vivo, ora è ricco. È il terzo allenatore italiano a vincere la Premier League, dopo Ancelotti e Mancini. Riceve le lodi della stampa internazionale e da Tinkerman che era, ora è The Thinkerman, "il pensatore", per aver raramente sbagliato decisioni tecniche. Una “h” ti cambia tutta la vita. Questione di giusti inserimenti. Poco conta l’essere stato poi esonerato dal Leicester l’anno dopo (viva la gratitudine) e la parentesi atlantica, a Nantes nel 2017/2018. Sono cose della vita, direbbe qualcuno

Diego Mariottini