Ho di proposito voluto evitare di scrivere nella data in cui cadeva il trentesimo anniversario dalla scomparsa di un campione straordinario, amato ed ammirato al di là della maglia che ha indossato: Gaetano Scirea.

L'immagine per me indelebile, che ha segnato la fine della mia infanzia con un ricordo meraviglioso, è l'azione iniziata da lui e conclusa con un magistrale colpo di tacco nell'area della Germania, che porterà al gol ormai assurto a mito di Tardelli.

Ricordo l'annuncio in diretta tv della sua morte, mentre si consumava quella sorta di messa laica serale della Domenica Sportiva.
Ricordo Sandro Ciotti barcollare. Uno che di tragedie di uomini straordinari morti giovani era ahilui esperto. Per quello che ho letto fu tra i primi ad incontrare il corpo di Luigi Tenco.

Non ho avuto la fortuna di conoscere Scirea come persona e nemmeno di vederlo giocare dal vivo. Ho però i suoi ricordi in tv e sopratutto quelli dei primi anni ottanta. Nessuno spiffero mefitico del pettegolezzo lo toccò mai, eppure su quella Nazionale poi divenuta Campione del Mondo, furono riversati quantitativi industriali di fango non solo a livello sportivo.

Allora non percepivo l'esatto significato delle parole, ma le insinuazioni sulla vita privata dei calciatori erano velenose e cattive.
In tutto quel marciume, nessuno mai osò arrivare fino a Scirea. Tutti quelli che lo hanno conosciuto, compagni, rivali ed amici ne avevano un rispetto immenso, guadagnato sul campo e fuori dal campo.

In questo mio post vorrei concentrarmi sullo Scirea calciatore. In Italia si marcava ancora a uomo, ma Scirea rappresentò il punto di svolta nell'interpretazione del ruolo del difensore centrale.
Elevata tecnica, che gli permetteva di uscire palla al piede, il cui più illustre esempio è proprio quell'azione di quella notte meravigliosa e felice.
Grandissimo senso della posizione e tattico. Nemmeno una espulsione e sopratutto un difensore molto prolifico in grado di essere pericoloso nell'area avversaria.

Se il prezzo di Maguire è 89 milioni di euro, mi chiedo che prezzo avrebbe oggi Gaetano Scirea. In realtà Scirea non aveva prezzo perchè apparteneva a quella stirpe di giocatori che erano sì professionisti, ma non in vendita.

La frase più bella per ricordare Scirea, l'ha pronunciata il suo grande amico Zoff, credo mutuandola da una canzone di Guccini: 'Mi manca nel caos delle parole inutili, dei valori assurdi, delle menate. Manca il suo clamoroso silenzio'.