Zdeněk Zeman nasce a Praga il 12 maggio 1947.  Nel suo curriculum vitae in alto a destra. Dove? A piè di pagina, sottolineato in grassetto, c’è scritto: Allenatore. Di cosa? Non ci è dato da sapere. Un giovanissimo Zdeněk inizia la sua carriera da allenatore in una squadra di pallamano, la mitica Omeostasi Club. Chi a quei tempi non conosceva la mitica Omeostasi? Il Club più titolato di pallamano di tutti i tempi. Un fenomeno sportivo. Anni dopo quell’esperienza nel mondo dorato della pallamano, Zdeněk con coraggio passa al mondo del calcio. Il boemo lavora soprattutto in Italia, negli anni alternandosi tra il campionato di serie C e quello di serie A. Ben trentacinque anni d’onorata carriera. Mamma mia come passa il tempo! Tutti percorsi in solitaria su una vetta da scalare, in lungo e in largo per la Penisola Italica. Per il Secondo principio della Termodinamica ha preferito il caldo del Sud al freddo del Nord. Per la Quinta Legge Universale è stato attratto dal mare anziché dalla montagnaPer la 36° legge degli Juventini (quella più crudele di tutte) è l’uomo che nella vita non ha mai vinto nulla. Nemmeno una misera coppetta di gelato, quella da due euro all’Esselunga di Milano, in palio durante un’amichevole estiva.

Zdeněk Zeman è il perdente per eccellenza o è il boemo venuto dall’EST?

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Cumpà, dove l’ho sentita questa frase? Molti di voi se lo staranno giustamente domandando. Magari spremendo, dopo le fatiche di quest’inverno a causa del Covid-19, quel poco che resta delle povere meningi sotto l’ombrellone. Oh, ma che vuole questo scemo? Sono stanco morto! Ah sì? Sentiamo, cosa hai fatto di bello oggi? Cumpà da pochi minuti ho appena finito di spalmare l’olio solare a mia moglie. Caro ti auguro con tutto il cuore che ne sia valsa la pena. Eh già.

È proprio dura la vita per un uomo in ferie.


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La frase incriminata è uno slogan pubblicitario, creato da ad hoc da Michael Goettsche e Emanuele Pirella, per commentare le natiche di Donna Jordan in una celebre foto di Olivieri Toscani. Eh Cosa? Le natiche? Si! Avete letto bene e non sono gli effetti di una tremenda insolazione. Com’è ingiusta la vita? A chi lo dici! A chi troppo e a chi niente. Questo tizio, Oliviero Toscani, scatta una foto a un soggetto femminile con due chiappe al vento… e cosa succede? Subito quel fondoschiena diventa virale in tutto il mondo. Roba da fare impallidire quel santo uomo - mai premiato per il suo attivismo chiappale - di Tinto Brass. La domanda è: Ciofeca o Arte? È Arte contemporanea così affermano i grandi esperti. E noi - che siamo degli ignorati nel senso buono del termine - ci fidiamo sulla parola data dai professori in giacca e cravatta della Bocconi con tanto di Master in Economia e Finanza; Quei dottori con la cerniera lampo dei pantaloni sempre abbassata. Non ci resta altro che chinare il capo in senso di rispetto.

Ma a differenza di due chiappe al vento, una buona frase è come il buon vino e perciò, se bene conservata, non invecchia mai.

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Me lo ripeteva spesso un caro amico di Avellino ai tempi dell’Università. Nonostante egli non avesse nemmeno l’idea di chi fosse il sig. Oliviero Toscani. Però le natiche il mio compare di studio le conosceva bene sicuramente meglio di Oliviero, del sottoscritto e di chiunque altro di mia conoscenza. Lui non amava fotografarle come Oliviero. Ed egli non era nemmeno un semplice esteta o peggio ancora un teorico della chiappa. Insomma un becero qualunquista. A lui piaceva più la pratica che la teoria. La sua filosofia di vita era quella di toccare per credere. Quelle chiappe per lui erano sacre e, per questo, le celebrava dalla mattina alla sera. A volte con un rito pagano e altre con uno vudù. Modestino è stato un eccellete tombeur de femmes. Ne avrei di storie da raccontare sul suo conto. Una più bella e avventurosa dell’altra. In un certo senso quell’uomo l’ho sempre idealizzato.

Lo vedevo come un novello Indiana Jones, sempre alla ricerca della chiappa perduta.

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Me lo ripeteva spesso il caro e vecchio Modestino, soprattutto, davanti a una bella rossa ghiacciata. Ho sempre amato le rosse alla follia. Soprattutto quelle rosse dalla pelle bianca e profumata come i petali delle rose in Primavera. Forse perché una donna rossa non è egoista perché non vuole sembrare a tutti costi né bionda né bruna. Una rossa è per sempre! Entrambi (io e Modestino) eravamo degli eccellenti oratori. Lui era peggio di me. Potevamo stare, ore e ore, a parlare amabilmente di tutto e niente. L’uno di fronte all’altro come due statue di sale, due Bronzi di Riace, un esercito di terracotta con in tasca le parole al posto delle armi. Insomma due moderni pistoleri in attesa solo del duello finale. A quei tempi, con Modestino come amico, pensavo che si potesse fare tranquillamente a meno del gentil sesso. E oggi ahimè, alla veneranda età di quarant’anni, vi confesso che non mi sbagliavo affatto. Non solo dei grandi chiacchieroni da Guinness World Records. Io e Modestino eravamo anche dei bevitori impareggiabili. Sottomessi al mosto e avidi della sua essenza diabolica. Con nonchalance, in 6 secondi, passavamo dal vino bianco a quello rosso e da una birra Peroni al Tequila. Bum! Bum! Bum! Bum! Bum! Bum!  Bei tempi quelli andati, svaniti, puff! Ohibò non ci sono più. Toc! Toc! Toc! Toc! Toc! Toc! E adesso cosa faccio?

Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene. E da lì a poco le nostre zucche vuote sarebbero state cucinate dal peggiore chef in circolazione.


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Zdeněk Zeman nasce a Praga il 12 maggio 1947
. Soltanto due anni più giovane del mio amato e defunto padre. Al contrario quattro anni più vecchio di mio zio, il fratello minore di mio padre. Purtroppo mio zio - il fratello di mio padre e il figlio di mio nonno nonché di sua moglie, mia nonna - è deceduto per cause naturali. Pace all’anima sua. Di professione Zeman fa l’allenatore di calcio. Lo stesso lavoro di Allegri, Guardiola, Mourinho, Kloop e Serse Cosmi. Il Boemo però non può essere definito come un banale allenatore di calcio. Sarebbe troppo riduttivo, disonesto, deprecabile, ingiusto e disgustoso metterlo sullo stesso livello di Serse Cosmi. Sebbene quest’ultimo sia stato un onesto lavoratore, appena un po’ sotto il livello (facciamo due) di Allegri, Conte, Guardiola, Mourinho e Kloop.

Zeman è un profeta del 4-3-3. Lo schema più democratico del mondo. Con il 4-3-3 il terreno di gioco è diviso in parti uguali. Ognuno avrà sempre la sua fetta di torta da mangiare. E nessuno con Zeman rimarrà a bocca asciutta. Zeman è il Messia del 4-3-3 e non esiste altro Dio all’infuori di ZEMAN. Il boemo non è un Serse qualunque, perché egli è un grande filosofo per il suo settore di competenza: il gioco con la sfera ovale. Un fine pensatore al pari di Platone e Aristotele, Kant e Hegel, Marx e Nietzsche.

"Il talento conta tantissimo, è più facile, si è avvantaggiati, ma anche senza si riesce ad andare avanti. Chi tratta meglio il pallone si chiama artista, ma non è detto che 11 artisti battano 11 artigiani. Bisogna formare una miscela tra queste due categorie. E poi chi ha talento non deve accontentarsi, adagiarsi su quello che gli ha dato madre natura, ma lavorare ogni giorno per migliorarsi".  

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Dovete sapere che il calcio italiano non è stato sempre così brutto. L’unico sport in Italia, forse nel mondo, dove una sola squadra, ahimè, domina tutte le altre da nove anni di seguito. Questo calcio non è più un “gioco” bensì è una feroce e crudele dittatura. Il disegno perverso di un tiranno avido e crudele che non ha più le fattezze umane. È un Cerbero con i tentacoli di un polipo che tutto arraffa. Nelle strade non ci sono le sue statue a rappresentarlo. Ma il Cerbero è vivo e vegeto. E da ben nove anni, in bianco e nero, respira e splende di luce propria.

Ed è risaputo che le dittature opprimono i popoli.

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Oggi il calcio punta tutto sull’individualità che sullo spirito di gruppo. Un calcio fisico che si gioca più nelle le palestre e nelle farmacie, che sul campetto di allenamento. Le regole sono semplici per il calcio moderno. Direi quasi banali. Il Procuratore è un Business Man con il rolex al polso; L’Allenatore è un Manager con la ventiquattrore sempre a portata di mano. Il Presidente paga solo con plusvalenze fittizie e con i soldi in prestito dalle banche. E i calciatori sono le loro Escort.  

E gli stadi sono vuoti. Nelle strade i ragazzi non praticano più il gioco del calcio.

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Alcuni ruoli del gioco del calcio si sono estinti per sempre. Difatti non esiste più il trequartista e il Tyrannosaurus rex, il libero e il Torosaurus latus, l’ala dx/sx e il Torvosaurus tanneri e infine il terzino e il Trinceratops horridus.

Pace all’anima sua. Quello che alla domenica pomeriggio si faceva tutta la fascia con una Chewing Gum in bocca.

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Non è stato sempre così. Il mondo del calcio non è stato sempre dominato dall’ombra. Attraverso i loro racconti gli antenati ci ricordano che per il gioco del calcio c’è stata un’era splendente di rara e maestosa bellezza. Un’epoca lontana dove un’intera generazione di ragazzi ha creduto ciecamente nei principali valori dello sport.

E anche se molti di voi non l’ammetteranno mai. Nemmeno sotto tortura. Chiunque in quell’era splendente ambiva ad essere allenato da Zeman. L'uomo dell’Est venuto da lontano.

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A quanto pare non lo pensava così solo Modestino... Chi mi ama, mi segua?

Anche se, per il sottoscritto, il mio amico Modestino è stato l’allenatore più importante della mia vita. Il più forte di tutti. Due spanne sopra i vari Allegri, Conte, Guardiola, Mourinho e Kloop. Modestino, ahimè, l'avevo così idealizzato da vederlo come un novello Indiana Jones alla ricerca della chiappa perduta. Poi io e Modestino, purtroppo, ci siamo persi di vista. Così va la vita. E non siate tristi per questo. Spesso con gli occhi a cuoricino, durante le mie lunghe passeggiate notturne, chiedo alle stelle così lontane come quell’epoca splendente: “Chi sa se poi alla fine almeno lui è riuscito a trovarla quella chiappa perduta….” Non abbondarmi mai… non mi abbandonare mai… perché la pace che ho sentito in certi monasteri… Sono solo l’ombra della luce.

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“Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti. Penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente” (Z. Zeman)

O più banalmente c’è chi quella chiappa perduta non la trova… e forse non la troverà mai...

Mai… Mai... Maiiiiiiiii... ohoh... ohhh!  

Arsenico17