Secondo voi tra qualche anno, nonostante tutto e tutti, si potrà argomentare che Lionel Messi sia stato più forte del connazionale Diego Armando Maradona?
Per il sottoscritto il fantasista del Barcellona è stato sicuramente più forte di Maradona, sebbene la pulce non abbia mai vinto un mondiale con la nazionale Albiceleste. Nonostante il passato, eh beh, i numeri sono assolutamente a favore del trentatreenne argentino; Cifre oggettive che fanno pendere l’ago della bilancia decisamente a favore della Pulce. Quest’ultimo è un calciatore in attività che in carriera ha siglato più di 700 marcature. In bacheca di Messi si contano i seguenti trofei: 10 Campionati spagnoli, 8 Supercoppe di Spagna, 6 Coppe di Spagna, 4 UEFA Champions League, 3 Supercoppa UEFA e 3 Coppa del mondo per club. L’unico calciatore nella storia gloriosa del calcio che abbia vinto ben sei Palloni d’oro.  Dinnanzi a questo palmares non si può fare altro che togliersi il cappello in senso di rispetto.  

Nonostante i trofei e i vari riconoscimenti personali messi in bacheca, la stragrande maggioranza tra gli addetti ai lavori, i tifosi, blogger e i simpatizzanti dell’ultima ora sostengono l’esatto contrario dello scrivente: Maradona è stato il calciatore più forte del mondo e addirittura è megl'e Pelé.
Ovviamente nello sport ci sta ogni tipo di ragionamento anche perché stiamo parlando pur sempre di due grandissimi campioni: Maradona e Messi i due calciatori argentini migliori degli ultimi 50 anni e vissuti in due epoche calcistiche diverse.
Per il momento lasciamo in standby l’argomento per parlare della prematura scomparsa di Maradona.
La triste notizia è circolata nel tardo pomeriggio del giorno 25 Novembre 2020 dopo le ore 17.  
E nello specifico, sì, io mi trovavo disteso sul letto a studiare un po' di inglese con la famosa App di Duolingo. Non si sa mai nella vita e per cui è sempre meglio prepararsi al peggio: magari lasciare l’Italia per emigrare all’estero in cerca di fortuna. Perché no? Invece la mia compagna guardava la tv in un'altra stanza dell’appartamento. A quell’ora trasmettevano Friends nonché la famosa e aggiungerei bellissima situation comedy; quest’ultima andata in onda a cavallo tra gli anni ‘90 e quelli 2000. Un pomeriggio come tanti altri in una giornata fredda d’inverno. Niente di eccezionale per verità. Maledetta sia la routine di questa vita in modalità lockdown. Per certi versi, attualmente, mi sembra di essere un personaggio di un presepe; non in uno bello con le luci colorare - magari in una delle vie del centro storico di Napoli: quella di San Gregorio Armeno - bensì in un presepe ove tutto è stantio come l’acqua piovana in una pozzanghera di strada. Non mi piacciono le situazioni statiche perché tutto all’interno perisce e puzza di vecchio.  Speriamo che il Governo possa riaprire finalmente le finestre della nostra Nazione. Il popolo ha bisogno di respirare la libertà di recente perduta, soprattutto attraverso le piccole cose del quotidiano: chiamo tutti voi alla rivoluzione, vita o morte!
Prima del lockdown mi sembrava che le ore volassero, anche fin troppo veloci per i miei gusti modesti: “Fermatevi vi prego!”. Mi dicevo speranzoso nel bel mezzo della giornata. Ore, minuti e secondi passati in attività semplici perché io appartengo alla categoria delle persone “normali”; per farla breve perché il troppo stroppia da sempre: mi definisco semplicemente un uomo senza fronzoli per la testa: “lavoro, casa e dopodiché ancora casa e lavoro”, è il mio diktat da una decina di anni a questa parte. Alla notizia della morte di Diego Armando Maradona, beh, io sono rimasto senza parole: muto e attonito. E poi devo ammettere che il pensiero è andato subito a ritroso negli anni: quando ero soltanto un piccolo bozzolo con il cuore colmo di speranza e le tasche piene di sogni.    

Con la morte di Diego, ahimè, un aspetto è stato subito chiaro almeno per lo scrivente: con Maradona se ne va un altro un pezzo della mia vita calcistica e della storia del calcio mondiale. Ma non dispero per i miei ricordi (che mi hanno fatto diventare quello che sono oggi) anzi li ringrazio ogni giorno che passa: Noi ragazzi di ieri, sì, eravamo quelli con soltanto il pallone in testa; quelli nati negli anni settanta, per capirci, nonché tutti quelli che hanno vissuto in strada Diego Armando Maradona nel pieno della sua grandezza nonché maturità calcistica. Poi in seguito, ahimè a distanza di anni, lo abbiamo visto sprofondare fino all’inferno, andata e ritorno senza un biglietto, soprattutto a causa dalla dipendenza per le sostanze stupefacenti. Ma non soltanto la droga, perché Diego Armando aveva un carattere a dir poco spigoloso. Un uomo con un esistenza borderline tra le luci ammalianti della ribalta e le ombre sempre più cupe della solitudine: la bastarda in un viaggio di sola andata verso l’inferno. Un cammino a luci spente quello di Diego in quel vuoto esistenziale a cui ogni uomo è destinato a conoscere prima o poi durante la vita mortale.
Per questo motivo noi della generazione del passato sappiamo molto bene con chi abbiamo avuto a che fare: Diego Armando Maradona. Non stiamo parlando di un sant’uomo e tantomeno di un criminale qualsiasi, ahimè, come qualche pseudo giornalista dalla chioma brizzolata di fede juventina vorrebbe farci credere. Onestamente a questi soggetti miracolati che si commentano da soli, io non darò nessun peso perché meritano soltanto l’indifferenza.
Significativa è la chiusura del pezzo di un collega blogger che scrive:
“... del resto quante volte nei campi di calcio o di calcetto, quando qualche fenomeno cerca di fare cose impossibili cosa gli si dice? Oh non sei mica Maradona!”.
Confermo assolutamente l’osservazione fatta da un ispiratissimo Czyborra Nkoulou: è il suo primo articolo. E indovinate di chi scrive? Di un certo Diego Armando Maradona e chi se no? Onestamente gli anni ’90 - anni mitici dove si giocava a pallone dalla mattina alla sera in una strada polverosa di periferia senza chiedere nulla in cambio alla vita - io non li scambierei con nessun’altra epoca a me proposta da chicchessia e tantomeno dal padre eterno in persona.    

Ritorniamo a Maradona: Il lutto non sarà affatto facile da metabolizzare soprattutto per chi gli voleva bene per davvero.
Benché se ne dica, ahimè, sono molto poche le persone che gli volevano “bene” per davvero tra la sua stretta cerchia di parenti, amici e conoscenti. Spesso tutti sul carro del vincente, senza pagare un dazio, come la prassi vuole per i poveri di spirito: i miserabili!
Un pianto e subito dopo una mangiata di maccaroni!”, questo sosteneva la mia defunta nonché saggia nonnina alla prematura scomparsa di un parente, un amico o semplicemente un conoscente con un volto da ricordare in un momento fugace della giornata: Ah ma è morto Tizio?  Si! A volte capita. Pace all’anima sua.  
È un’osservazione un po' cinica ma decisamente onesta: il pensiero di un’arzilla vecchietta che soltanto con le sue forze è riuscita a campare oltre gli ottanta anni e passa. Lei alla fine ha avuto ragione con i fatti perché chi l'ha detto che sia meglio vivere soltanto un giorno da leoni? Talvolta bisogna saper stare al mondo anche nelle vesti di una povera pecora. E mia nonna viveva al quinto piano di un condominio senza l’ascensore ma con un affaccio esclusivo sul Mare Adriatico: da quel punto strategico si potevano vedere le barche dei pescatori. E indovinate che lavoro faceva mio nonno?

Detto questo mi unisco al cordoglio del popolo argentino, della gente di Napoli e soprattutto della famiglia.
Tristissima è la notizia dell’ultima ora proveniente dall’Argentina: due dipendenti delle pompe funebri avrebbero fatto un macabro selfie con il corpo esanime del campione argentino. Al peggio non c’è mai fine, questo è poco ma sicuro. Per fortuna i due soggetti sono stati licenziati in tronco. Il mondo social andrebbe preso a calci nel sedere e cacciati tutti i suoi protagonisti: venditori di fumo. E per certi versi questo episodio vergognoso mi riporta alla mente un altro personaggio carismatico: colui che è diventato una leggenda per milioni di uomini e donne sulla terra. Sto parlando nientepopodimeno di Che Guevara, il quale fu sommariamente e barbaramente giustiziato per poi essere orribilmente mutilato delle mani. Il suo corpo diventò un feticcio di guerra per i feroci aguzzini e i mandanti della strage (gli americani). Ma la leggenda di Che Guevara ben presto si prenderà gioco della morte e degli stessi americani.

A Diego gli volevano tutti “bene” o almeno così ci sembrava dall’esterno. Ma il voler bene, sapete, è un aspetto molto relativo in questo mondo infame. Personalmente ritengo che nel campo affettivo sia sempre meglio dare che ricevere. Ovviamente non parlo di cose materiali ma di sentimenti veri e propri: quelli più puri, come quelli di un bambino verso i genitori.    
Questo lo comprendeva anche Diego, nei panni dell’uomo, ma nella vita c’è sempre un maledetto se di mezzo. Difatti il campione argentino non è stato mai un padre esemplare per i propri figli anzi spesso la cronaca ci ha raccontato esattamente il contrario: Maledetto fu il calcio, il successo, la fama, la vita mondana, la droga e le belle donne.
Per entrare nella psiche dell’uomo è necessario talvolta mettere in un angolo il campione per valutare i fatti da un punto di vista imparziale. Si racconta che Diego avrebbe risposto piccato a un Carabiniere italiano che gli chiedeva un autografo per suo figlio: “Sei un coglione perché tu dovresti essere l’idolo per tuo figlio e non per un certo Diego Armando Maradona!”.  

Dell’uomo Diego ci avete mai fatto caso? Egli spesso si raccontava in terza persona. In un certo senso come se Diego (l’uomo) non riuscisse a convivere con il Maradona (il campione) che era dentro di lui. Era troppo più grande di lui quel talento immenso. Diego spesso predicava bene ma razzolava male.
L’uomo era sia la vittima sia il carnefice di sé stesso: talvolta ammaliato dal successo e altre volte sconfitto dalla crudeltà della vita stessa.  Un’esistenza sempre al limite quella vissuta da Diego dopo il calcio, un uomo perso in uno stato di malinconia per quello che è stato: Voi avete presente quando vi guardate allo specchio? Come è distante quel ragazzino felice e spensierato che un tempo era dentro di voi? Così lontano da non riconoscerne nemmeno più il suo volto.
Al contrario il grande campione era l’ancora di salvezza per tutti quelli che bussavano alla sua porta per chiedergli un favore o peggio ancora il vile denaro in prestito.
E in un gioco perverso, l’uomo Diego spesso metteva da parte Maradona attraverso una finta magica delle sue: dribblava di destro come un Dio e tirava di sinistro come il Diavolo. Forse perché in gioventù Diego aveva vissuto la povertà in Argentina nonché quella vera degli anni ‘60. E non quella dei film perché spesso la vita non è un film: E se lo fosse per alcuni uomini sarebbe una tragedia di proporzioni bibliche.  
Il piccolo Diego viveva in una zona molto povera di Lanús in una casa che in realtà era una catapecchia vera e propria: senza luce e acqua corrente, cadeva letteralmente a pezzi. Certamente è in quell’ambiente difficile che si è formato il carattere del ragazzo. Sebbene le amorevoli cure della mamma quando ti trovi all’inferno non puoi permetterti di scegliere tra il bene e il male perché quando vivi in un quartiere popolare non credi più nell’esistenza del Paradiso. Un piccolo uomo perso in un limbo selvaggio e carnale, ove a governare c’è una unica legge e cioè quella più antica del mondo: La legge della strada ove spesso il più debole soccombe al più forte. E non importerà mai un cazzo a nessuno della tua anima persa e destinata alle fiamme dell’inferno perché l’unica cosa che conterà in quei luoghi dimenticati da Dio sarà sempre la sopravvivenza del corpo costi quel che costi.
In quegli anni il giovane Diego ha imparato a rispettare tutti e nello stesso tempo a farsi rispettare da tutti: criminali e non, santi e fanti, vergini e puttane, preti e usurai e pure dai gran testa di cazzo……che sono sempre numericamente in maggioranza.
Per questa ragione poi sarebbe diventato un leader assoluto, amato e rispettato da tutti nello spogliatoio, compreso i temuti camorristi che a Napoli fanno il bello e il cattivo tempo da sempre. Ma lo scrivente non giudica nessuno tantomeno i camorristi che riempiono il vuoto lasciato dallo Stato.
Grazie al gioco del calcio Diego è diventato Maradona nonché il grande campione che ogni bambino, povero o ricco, ambisce a diventare. E forse questo il segreto del successo di Maradona? Un uomo capace di stregare milioni di uomini e donne. Per questo motivo Maradona è stato meglio di Pelé?
Come il grande Che, un piccolo uomo argentino che si è fatto Stato attraverso una grande “rivoluzione”.  Perché lo Stato siamo noi!

Maradona non è stato soltanto un grandissimo calciatore ma grazie al calcio è stato anche un uomo di una certa influenza sociale e politica. Non ha mai nascosto le sue simpatie per uomini politici importanti come Fidel Castro e Hugo Chávez. E a quei tempi nessuno ci guadagnava a stringere amicizie con questi personaggi ambigui, anzi tutt’altro…..perché Fidel resterà pur sempre quello che ha venduto agli americani il suo amico, il Che.  
E in tal senso Diego, in più di una circostanza, aveva preso posizione manifestando una certa insofferenza per la politica imperialistica made in USA. Non siamo tutti americani, Diego lo gridava a voce alta al mondo occidentale.
Maradona è stato anche un uomo molto ricco. Ricchezza sperperata a causa di una pessima gestione del denaro: di lui si diceva che avesse le mani bucate. Del resto come dargli torto con il senno del poi? Si vive una volta sola e qualcuno sostiene che la vita è adesso.
Ma non è stata sempre colpa di Diego perché egli è stato spesso raggirato da amici o presunti tali: avvoltoi solo in cerca di una carcassa da finire. Ma questo è un pericolo comune per milioni di persone nel mondo. Non siamo più bambini per capire che nella vita quando girano i soldi veri non c’è un cognome che tenga.  Ma nonostante tutto, con i pregi e i difetti tipici in ogni uomo, Diego è stato Maradona in un mix perfetto che ha creato una leggenda sportiva difficilmente eguagliabile: Diego Armando Maradona.

L’asso argentino è stato un grandissimo calciatore. A distanza di anni tutti gli ex compagni di squadra lo ricordano con grande ammirazione, affetto e rispetto. Basti pensare all’ammirazione incondizionata del suo ex compagno di squadra, nonché il sig. Ciro Ferrara che non perde mai l’occasione per celebrare la grandezza calcistica di questo calciatore immenso. Sia chiaro non stiamo parlando di un tizio qualunque ma di un certo Ciro Ferrara nonché un ex grande calciatore professionista che ha avuto come compagni di squadra grandi campioni del livello di Baggio, Careca, De Piero, Vialli e Zidane. Eppure, secondo il parere dell’ex difensore partenopeo, Diego è stato il calciatore più forte di tutti i tempi. Persino migliore di Messi. Se ciò non bastasse, per farsi un'idea sulla grandezza di Maradona, ci sono anche le testimonianze dei suoi ex avversari che ogni giorno tessono lodi a favore del campione argentino. Difatti recentemente Fulvio Collovati - l’ex grande difensore della Nazionale Italiana (per intenderci quella campione del Mondo nel 1982) - ha dichiarato che Diego Armando Maradona era l’unico calciatore al mondo capace di vincere le partite da solo. Ricordiamolo per la cronaca perché Collovati è stato un arcigno difensore italiano nonché un campione del mondo. Un uomo che ha avuto il privilegio di marcare calciatori del calibro di Maradona, Platini e Zico. 

Diego è stato sicuramente il numero dieci per eccellenza. E quel numero senza di lui non avrà più lo stesso significato di un tempo. In futuro altri lo porteranno cucito sulla propria maglia ma molto probabilmente nessun altro calciatore riuscirà a cogliere il significato esoterico di quel numero, il 10. Il numero magico per eccellenza  e il numero di colui che ha rivoluzionato il mondo del calcio che da allora non è stato più lo stesso.
E a me piace ricordare Maradona al San Paolo di Napoli con il pallone sempre incollato su entrambi i piedi: quello sinistro del Diavolo e quello destro di Dio. Non è passato tanto tempo da allora, quando Maradona danzava con il pallone incollato ai piedi sulle note di Life is Life di John Vass e con le stringe delle scarpe sempre slacciate…..

Quando sei all’inferno non puoi permetterti di scegliere tra bene e il male perché quando vivi in un quartiere popolare non credi più nell’esistenza del Paradiso………e allora è meglio lasciarsi andare nell’ultimo viaggio, quello più lungo di tutti verso le stelle e verso l’infinito e oltre…  
Il posto giusto, dove deve stare il Dio del Calcio, l’uomo che incarnava meglio di chiunque altro calciatore al mondo il significato esoterico della maglia con il numero dieci: quello della rivoluzione.  
E come il Che, Diego Armando Maradona è riuscito nell’impossibile: è cioè nell’impresa di ingannare persino la morte. Perché la vita continua anche senza di noi e un giorno, molto probabilmente, per fortuna un altro bambino sognerà di diventare più forte di un certo Diego Armando Maradona….. perché la vita è vita tra una finta con il piede destro e un tiro in porta con quello sinistro…… Na na na na na.  Na na na na na. Na na na na na.  Live, na na na na na.

Buon viaggio Diego
Arsenico17