LEONARDO SCIASCIA
«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini….
ARSENICO 17
Nella vita ho una certa esperienza per comprendere la differenza tra un uomo modesto e un uomo di successo
. Quest’ultimo - molto probabilmente - vivrà una vita ricca di fama e di soddisfazione sia umana, sia professionale. Al contrario un uomo modesto non potrà fare altro che lottare, con tutte le sue forze, per la sopravvivenza della specie. Così va la vita, ahimè e, non possiamo farci proprio nulla. Un uomo di successo è, dunque, nato con la camicia o è il risultato di più fattori tra essi collegati? A scanso di equivoci - voglio mettere subito le mani avanti - con il quesito non dobbiamo autoflagellarci, almeno più di tanto, con una tra le possibili forme di masturbazione mentale. Decisamente meglio quella fisica. Anche perché, pur volendo, un uomo modesto non può comprendere una giustizia di natura divina: “Perché a lui sì e a me no?”.
Ma una domanda è da farsi: “Da cosa dipende il successo?”.
Sicuramente da tanti fattori tra i quali la famiglia, l’educazione, il corredo genetico, l’ambiente e il “talento”. Aprire un dibattito sul tema, potrebbe essere molto interessante soprattutto per una crescita e un arricchimento reciproco; onestamente, di contro, nutro dei forti dubbi a riguardo. Difatti, disquisire sul talento non è semplice; anche perché trattasi di una qualità o dono difficilmente misurabile scientificamente attraverso uno strumento di misura opportunamente tarato. Eppure pensate, in passato, non è sempre stato così; difatti per gli antichi, “un talento” era un’antica unità di misura della massa. Mi scusi Lei, “omino” della frutta. Chi io, Signore? Si, dico a Lei! Mi dica, Signore come posso aiutarla? Cortesemente mi saprebbe indicare quanto vale, a peso, un Direttore di un giornale? Certo Signore, un Direttore costa un “talento” al chilo. Pensate che bello! In un recente passato, con un’ottantina di talenti, ti potevi portare a casa persino un Direttore di tutto rispetto. Magari anche metterlo sul comodino - in quella camera matrimoniale tenuta come un bigiù da tua moglie - al posto della radiosveglia: “Ricordati di non far sobbalzare nessuno sulla sedia!”. Perché no, caro Direttore? Perché nella vita è sempre meglio seguire il vecchio adagio: Capitano mio Capitano? Detto questo - ci tengo a sottolinearlo per onestà intellettuale - non voglio aprire nessuna polemica a discapito di uno o più personaggi famosi nonché più vincenti dell’umile scrivente. Avrei proprio tutto da perdere e niente da guadagnare. Mia madre, pensate, mi ha sempre scoraggiato a prendermi qualsiasi bega. Forse perché, fin dalla culla, i miei genitori mi hanno inculcato una forma di educazione reverenziale a favore di: parenti stretti, amici degli amici, medici, politici, massoni, vescovi, preti, vecchi, dottori e, infine, i Direttori di un giornale.
“E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi (cit. Leonardo Sciascia)”.
A proposito di bambini… Lo avete visto o sentito di recente? Chi? Il Dr. Mario Giordano. Chi, se no? Durante la registrazione della trasmissione “Fuori dal Coro”, il noto giornalista è entrato in Studio con un monopattino. Cosa? Sì! Sì! Avete letto bene, un monopattino: “Ohhh nonato, ohhh nonato, il mono, il monopattino, nonato. Tu non ci crederaiii. Che cosa si/vi sono inventati? Il bonus monopattino!”. Voglio subito glissare sull’argomento con una massima della mia amata, nonché defunta nonna.
Secondo te, nonna, dopo il Coronavirus l’uomo sarà migliore di quello che è stato in passato?
“Na ‘chianget e na ‘manget de’ maccaron”, che tradotto in italiano significa: “un pianto e una mangiata di pasta asciutta”. 

L’ANTICA ARTE DEL TRAVESTIMENTO
E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. (cit. Leonardo Sciascia).
A questo punto - sperando di non avervi perso per strada - non mi resta altro che giocarmi il classico asso nella manica scrivendo sull’argomento del giorno: La liberazione di Silvia Romano. Chi? Quanta ignoranza! La giovane volontaria italiana che dopo 18 mesi di prigionia in Africa è stata liberata dai suoi feroci carcerieri nonché aguzzini. Ad attendarla a Ciampino c’erano - assieme alla sua famiglia – l’Avv. Giuseppe Conte e l’on. Luigi Di Maio. Tutti gli altri erano lì, metaforicamente, solo in attesa di poterle dare un “caloroso” benvenuto nel Bel Paese...
Anche questa volta - come per la questione complessa del bonus monopattino - non entrerò in merito alla vicenda di Silvia Romano perché ritengo di non essere all’altezza per approfondire un argomento così delicato e complesso. Con poche righe, dottore mi consenta, vorrei “solo” soffermarmi sulla mascherina, con i tre colori della bandiera italiana, indossata dal Ministro degli affari esteri della Repubblica Italiana. Davvero molto bella! Gigi, siamo tutti orgogliosi di essere italiani “veri”; un po’ come lo eravamo ai tempi della pizza e del mandolino. Bei tempi! Complimenti on. Luigi Di Maio. Mi raccomando mi faccia sapere quanto costa e soprattutto dove posso comprarla……anche io, come lei con le dovute proporzioni, voglio essere un italiano “vero”.
E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Ebbene in quest’ultima categoria - se siete tutti d’accordo - mi ci vorrei mettere perché mi reputo all’altezza di poter ricoprire il ruolo di un’anatra in pozzanghera…..

Vorrei chiudere questo pezzo sul talento, con il ricordo di un grande uomo sicuramente non appartenente a nessuna tra le categorie proposte da Leonardo Sciascia. Lui faceva, da solo, una categoria a parte. Che sia da esempio per le generazioni a venire... sperando in un mondo migliore, quello del talento!
Non inseguite il successo per favore, inseguite la passione che è anche un sacrificio, inseguite la crescita, inseguite la curiosità perché per me…. è quella la parte che mi ha salvato…….! (cit. Ezio Bosso)”;
Arrivederci Ezio

Arsenico 17