Il Presidente del Brescia Massimo Cellino l'anno passato è riuscito a compiere un vero e proprio miracolo portando la squadra in Serie A (molto merito va anche all'allenatore Eugenio Corini) e in questi due anni e mezzo le sue scelte non sono state mai banali: molti nomi importanti del campionato italiano sono arrivati in città, ma soprattuto molti giocatori sconosciuti ai più provenienti da diverse parti del mondo e su cui si è investito molto denaro.A prima vista la strategia sembrerebbe aver funzionato, ma analizzando dettagliatamente gli acquisti si nota una netta differenza di rendimento tra le due categorie di acquisti:

IL "MADE IN ITALY"


In questa categoria rientrano tutti quei giocatori che sono cresciuti calcisticamente in Italia;uno degli acquisti più redditizi in questo settore è stato sicuramente Donnarumma, capocannoniere di Serie B e leader della squadra nella stagione della promozione, ma anche il suo compagno di reparto Torregrossa è da considerarsi un colpo vincente dato che è attualmente il vicecapitano della squadra e si sta riconfermando un giocatore fondamentale per il gioco di Corini anche in Serie A. Anche in difesa sono stati fatti acquisti molto oculati come Sabelli, la cui costanza di rendimento da quando è a Brescia è lodevole e, anche se rimasto solo una stagione, Alessio Romagnoli è stato di notevole importanza per ottenere il traguardo della promozione e permettere a Cistana, altro gioiello della squadra lombarda insieme a Tonali, di crescere e affermarsi come perno della difesa (ricordando che il giocatore fino a due anni prima giocava in Serie D nel Ciliverghe); sempre in questa zona del campo anche Gastaldello è stato importante soprattutto come uomo spogliatoio e capitano della squadra, benchè le prestazioni in campo non siano state sempre eccellenti. Da segnalare anche per le buone prestazioni finora è Romulo che mette molta sostanza al centrocampo bresciano, peccando un po' per quanto riguarda il famoso "ultimo passaggio", ma risultando molto duttile tatticamente e pronto al sacrificio, qualità spesso apprezzate dagli allenatori.

Nonostante ciò ci sono stati dei buchi nell'acqua anche in questa categoria come Morosini, acquistato dal Genoa per un milione di euro, ma che non è riuscito a ritagliarsi un posto da titolare nel 4-3-1-2, su cui la squadra ha costruito le proprie fortune, fino a giungere alla cessione in prestito all'Ascoli in questa finestra di mercato; poco spazio sta trovando anche Martella che nella scorsa stagione (arrivato a gennaio dal Crotone) è stato utile per la promozione, ma non fondamentale, e ora si accomoda spesso in panchina per lasciar spazio al più difensivo Mateju. Infine la doppia trattaviva dal Sassuolo di questa estate è da definirsi totalmente fallimentare con Matri e Magnani che hanno raccolto entrambi pochissimi minuti e potrebbero già adesso lasciare la squadra.

GLI STRANIERI

Tra i nomi più strani e impronunciabili spicca positivamente il portiere finlandese Joronen, prelevato dal Copenaghen, squadra che in realtà proprio sconosciuta non è, per l'importante cifra di 5 milioni di euro la scorsa estate per dare sicurezza tra i pali alla squadra e questo è stato proprio un colpo indovinato dato che spesso ha salvato il risultato parando anche un rigore fondamentale contro la Spal. Una menzione va fatta anche per il gigante Chancellor che si è adattato velocemente allo stile di difesa italiano e che insieme a Cistana compone un'ottima coppia di centrali (nonostante qualche errore grossolano in alcune situazioni).

Putroppo, per Cellino, le eccellenze provenienti "da lontano" finiscono qua, tutti gli altri hanno giocato stagioni mediocri o peggio ancora non hanno giocato proprio; tra i più presenti si trova Spalek, che nonostante prestazioni spesso opache e poca cattiveria in attacco, fornisce a Corini prestazioni di corsa e sacrificio, riuscendo a ritagliarsi un ruolo importante sulla trequarti, anche a causa della poca qualità presente in rosa in quella zona di campo; stesso discorso per Mateju, terzino destro adattato a sinistra con compiti prettamente difensivi, per permettere a Sabelli di attaccare con più tranquillità sull'altra fascia, le sue prestazioni sono sempre state al limite della sufficienza, con diversi (troppi) cali di concentrazione, come a Marassi contro la Sampdoria contro cui è stato a dir poco disastroso. Tra i flop clamorosi troviamo Rinaldi, attaccante argentino prelevato dal Panathinaikos per diventare il "nuovo Caracciolo", ma relegato in panchina dopo 6 presenze e 0 gol; stessa sorte che toccherà a Kostantinidis che invece non vedrà mai il campo in 6 mesi di permanenza a Brescia. Ritornando a tempi recenti è lampante il fallimento dell'acquisto di Zmrhal, pagato quasi 4 milioni di euro, ma che ha collezionato veramente pochi minuti risultando spesso poco utile alla causa; alla lista si aggiunge anche Ayè, che in realtà un po' di spazio lo ha trovato, ma solo perchè in attacco era l'ultima alternativa rimasta, e fatto accomodare subito in panchina appena possibile dopo partite in cui è stata evidente la mancanza di cattiveria sotto porta (0 gol realizzati).

GLI ALLENATORI

Anche i "mister" scelti da Cellino sono interessanti da analizzare: l'animo innovativo, e incosciente, del presidente si è visto con le scelte di Suazo e Grosso, chiamati nella speranza di fare il colpaccio con un allenatore inesperto che potesse diventare un po' come Di Francesco per il Sassuolo o Semplici per la Spal, per in entrambi i casi dopo poche settimane del proprio fallimento e chiamando sia la prima che la seconda volta Eugenio Corini, riproponendo quel dualismo visto anche con i giocatori tra l'andare sul sicuro e l'azzardare.

CONCLUSIONI

È evidente come gli acquisti "italiani" siano stati quelli che hanno reso meglio, mentre quelli "esotici" siano stati nella stragrande maggioranza dei casi meteore strapagate. Non a caso la stagione della promozione ha visto un mercato estivo e invernale con acquisti solamente dal campionato italiano, mentre quella precedente piena di nomi sconosciuti ha visto il Brescia concludere il campionato al quindicesimo posto in classifica, a dimostrazione che forse gli acquisti meno spettacolari ma più funzionali sono di gran lunga preferibili a quelli più appariscenti, ma anche più imprudenti.

"ALL-IN"


Non si poteva non menzionarlo, colui che non rientra in una delle due categorie ma ne ha una a sé: Mario Balotelli. Su di lui Cellino ha fatto all-In, sapendo benessimo che se avesse reso come prometteva di fare un tempo (all'Inter) avrebbe avuto un fantastico condottiero per la salvezza, ma che se avesse fallito (situazione pericolosamente probabile) avrebbe avuto in casa una situazione molto spinosa da risolvere a livello economico e di spogliatoio; per ora Super Mario si sta comportando abbastanza bene (ha fatto di peggio nella sua lunga e tormentata carriera), mentre in campo sappiamo che potrebbe fare di più ma è sulla buona strada per diventare il "leader salvezza".