“Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di una carrozza del metrò”.
Un salto nella storia che va dritto agli anni 50', con questa frase pronunciata dalle labbra della celebre attrice statunitense Marilyn Monroe, divenuta ormai un'icona del proprio paese, ad evidenziare il valore di quel capitalismo sempre più padrone della nostra civiltà occidentale.

Il denaro rende schiavi, è la principale fonte di potere, anch'esso logorante per la fragilità dell'anima umana, spesso facile preda di tentazioni e inganni; io stesso che scrivo qui adesso, e voi che lì leggete, siamo entrambi sulla stessa barca, costretti a remare anche contro la nostra volontà, se non vogliamo esser abbandonati sulla scia dell'acqua: e non è una decisione che prendiamo, ci siamo nati e basta, questo è il nostro ambiente, e non cambierà perché un singolo elemento la pensa differentemente.
Esistono degli equilibri, ed anche capovolgendo l'ordine delle figure, esse ritorneranno sempre al loro posto, magari lanciando quell'illusione di un cambiamento però solo fittizio, temporaneo.

E in questo contesto non siamo stati inseriti solo noi occidentali, rei dell'influenza del libero mercato americano, ma nel secolo della globalizzazione questo fenomeno si è allargato a tutti gli emisferi, toccando anche quei paesi che avevano giurato fedeltà ad un falso comunismo.
Voliamo in Cina, uno sguardo al mondo del pallone: incalcolabili cifre investite negli ultimi anni per acquistare calciatori, per altro con prezzi super lievitati, con valutazioni che hanno martellato gli equilibri del calciomercato, fino a demolirli.

Sono ben 376 i milioni investiti dai club della Super League, più di quanto costerebbe realizzare uno stadio nuovo di zecca, ma non finisce qui, perché gli stipendi faraonici non sono da meno: il brasiliano Hulk ex Zenit San Pietroburgo ha uno stipendio di 20 ml all'anno, e gioca nello Shanghai SIPG, stessa squadra del talento connazionale ex Chelsea Oscar, che raggiunge addirittura una quota vicina ai 25 milioni a stagione; non se la passano di certo peggio nello Shandong Luneng, dove il nostro connazionale Graziano Pellé naviga nell'oro con un contratto di 16 milioni, cifra che raggiunge la vera e propria follia, perché basti pensare a Gonzalo Higuain, che con il proprio stipendio nella Juventus guadagna quasi un terzo del 32enne ex Southampton.

Non è mia intenzione soffermarmi troppo sui numeri, ma vorrei esaminare invece una riflessione che volge al diretto presente: se lo scopo dei cinesi è quello di trascinare il calcio che conta verso l'Oriente, è davvero questo il metodo azzeccato?

Un interrogativo, che lascia aperti molti aspetti sui quali concentrarsi, tra cui l'inizio del campionato cinese, partito proprio nel mese di Marzo, ed entrato nel vivo in queste settimane: al momento guidano la vetta della classifica le due formazioni sopra citate, entrambe a punteggio pieno con 9 punti, con una strada ancora lunga, dove  non mancheranno sicuramente i colpi di scena, anche se i protagonisti sono già ben noti al grande pubblico, con il brasiliano "verde" autore di 3 centri in campionato in altrettante partite, che guarda però dal basso il leader della classifica marcatori, da ricercare nel compagno di squadra Wu Lei, a quota 7.

Sarà questa la rampa di lancio del nuovo mondo che si affiancherà al nostro, con un eventuale futuro in cui i calciatori dicedaranno di trasferirsi in Asia Orientale non più per soldi, ma per ambizione?

O magari diventerà addirittura il nuovo cuore pulsante di questo sport, eclissando il vecchio mondo, ormai lasciato indietro dalla corsa inarrestabile del progresso?

Chissà, i dubbi non mancano, le soluzioni nemmeno, con il flusso capitalistico che spinge, e vedremo se qualcuno tra coloro che in quest'aula si oppongono, riuscirà mai a fermare la sua irrefrenabile marcia verso la conquista del mondo (e ci spero).