Continua la scia polemica di Calciopoli, a dodici anni di distanza e millemila ricorsi della Juventus respinti, Agnelli & C. non demordono, presentandone  altri due. Rispettivamente al Collegio di garanzia del Coni e al Tribunale nazionale della Figc, con lo scopo  di togliere lo scudetto 2006  anche all'Inter e soprattutto insegnare quella cultura della sconfitta, tanto cara al presidente juventino, quando non è lui a perdere ovviamente.

I bianconeri finalmente hanno compreso che il foro competente per questo argomento è quello esclusivamente sportivo. Certo ci è voluto un decennio, porte sbattute in faccia dalla magistratura, una  Figc che ha dato una bella mano a questo equivoco, dimenticandosi di sanzionare la Juventus, attraverso penalizzazioni e senzioni pecuniare: il regolamento federale, vieta alle società sportive il ricorso alla giustizia ordinaria, per impugnare sentenze sportive (a proposito ma chi sono i consulenti legali, che hanno fatto gettare tempo e denaro alla società?).

Il tifoso bianconero VIP, Marco Travaglio, ricorda ai tifosi zebrati che la prescrizione, in casa Juventus, è reale e non solo ipotetica come in casa Inter, mai- ripeto- mai finita sotto processo.
Stiamo parlando delle 49 pagine della sentenza della Cassazione (2006) che  dichiarava, i vertici bianconeri, colpevoli di aver alterato le prestazioni atletiche dei giocatori, con sostanze illecite oppure lecite ma usate in dosi e con metodi vietati, dal luglio 1994 al settembre 1998: tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un'Intercontinentale.
La  Suprema Corte dava ragione al pm Raffaele Guariniello perché "..ha ritenuto che la condotta degli imputati integri il delitto di frode in competizioni sportive " I reati per i quali furono condannati Giraudo ed il dottor Agricola, caddero in preiscrizione a causa della lunghezza del processo, ed  il giovin Agnelli non ci ha pensato minimamente  a rinunciarvi, come chiese a Moratti.