Diciamolo pure, il calcio sta uscendo con le ossa rotte in questa emergenza coronavirus.
Si naviga a vista e anche in cattivo modo. Dalla questione dei mille tifosi allo stadio, che per alcune società sono oro vitale, e per altre il niente totale, alla fantastica regola del 13. No, nessun premio miliardario se raggiungi il fatidico numero 13. Il coronavirus sta diventando una punizione. Sei malato? Vieni punito. Se una squadra a causa della malattia non è in grado di schierare 13 giocatori ed ha già fruito del bonus, nel Paese dove si è perso il conto dei bonus per ogni sciocchezza, verrai punito. Roba da non credere.
A ciò si aggiunge poi il comportamento dei singoli. I calciatori che dovrebbero dare l'esempio, dovrebbero fare questo e quell'altro. Il caso Juventus sulla presunta violazione dell'isolamento fiduciario è un qualcosa di veramente inaccettabile. Perchè il messaggio che passa è posso pure pagare una multa irrisoria, con quella cifra mi faccio una cena, quando per milioni di italiani sarebbe un disastro. E tanti saluti.
Una cosa da non credere. Magari le società ti puniscono per un ritardo in allenamento e rischiano di chiudere tutti gli occhi per una cosa del genere.

Non ci siamo proprio per niente. Il coronavirus sta mettendo in vetrina l'individualismo esasperato, il me ne strafotto dannunziano verrebbe da dire e ognuno fa quello che vuole perchè può permetterselo.
Non è solo una questione di soldi, di legalità, di rispetto del bene comune, ma di etica e morale, quella che nel calcio si è persa nella selva oscura di qualche girone infernale di questa vita.