Il 31 ottobre è ormai da tempo la notte della paura, da esorcizzare con dolcetti e scherzetti, mantelli e maschere.

In questo giorno così particolare, però, è nata una delle stelle più luminose e, nello stesso tempo, il più grande rimpianto della storia del calcio: Marco Van Basten.

Certo, tutti ci ricordiamo delle valanghe di gol che il "Cigno" è stato in grado di regalare, della rete che non sembra reale segnata nella finale di Euro 1988 decisiva per la conquista dell'unico titolo vinto dalla nazionale Orange nella sua storia, delle sue gesta con la casacca del Milan, punta di riferimento di una squadra capace di rivoluzionare il concetto del gioco del calcio, dei suoi Palloni d'Oro.

Si, chi lo ha vissuto o chi ha solo sentito l'eco delle sue giocate non può far altro che essere grato all'attaccante olandese, capace di rendere lo sport più bello del mondo ancor più affascinante.

Ma il fascino, a volte, è beffardo: per quanto bene ha fatto al calcio, quest'ultimo non è stato altrettanto benigno; le caviglie fragili ci hanno tolto ancora qualche anno di prodezze e di emozioni, quasi come quando a un bambino fai scoprire troppo presto che non esiste Babbo Natale.

Ecco, il rimpianto: non aver potuto averne ancora di quel ghiotto cibo che ci aveva fatto assaporare il tulipano, un pasto caldo e sostanzioso, come il goal al Real Madrid.

Non sapremo mai cosa avrebbe ancora dato, ma quando mi capita di pensare a Van Basten ho un brivido che mi percorre lungo tutta la schiena e non so il motivo.

O forse sì.


Auguri Marco!